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(inserito da Giangi / 07.05.2005)

DIRITTI. CYRILLE CARTIER: DONNE IN IRAQ

Di Cyrille Cartier, corrispondente di "WeNews", del 17 aprile 2005. (Cyrille
Cartier, prima di recarsi come giornalista indipendente in Iraq, lavorava
per l'agenzia Reuters a Washington)
[trad. di Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59@libero.it]


Irbil, Iraq. Seduta in una stanza scura, priva di elettricita' e riscaldamento, Fatima rimprovera i visitatori che le offrono solo la loro pieta': "E allora, cos'avete intenzione di fare, per noi?".
Ong e numerosi giornalisti vengono a visitare la "Khanzad House", l'unico rifugio per le donne ad Irbil, ma non vi sono risorse per migliorare le vite delle donne presenti nel rifugio.
Fatima (per la sua sicurezza solo il suo primo nome e' stato usato) non vede i suoi sette figli da un anno. Ogni volta in cui osa chiamarli al telefono, suo marito o suo fratello la minacciano di morte.
Lei e' solo una delle molte donne che hanno cercato riparo qui, dall'abuso o dalle minacce di morte. Le donne presenti nella "Khanzad House" rappresentano un microcosmo dell'Iraq. Ci sono curde ed arabe, cristiane, musulmane, sunnite e sciite. La violenza contro di loro non conosce confini
etnici o ideologici. Molte di loro dubitano che la nuova assemblea parlamentare nazionale,
nonostante la numerosa presenza di donne, dara' alle donne maggior protezione dalla violenza domestica. Si aspettano che le priorita' del governo saranno le politiche etniche e religiose.
*
Le donne hanno ottenuto il 33% dei seggi in quest'assemblea di transizione votata il 30 gennaio 2005, andando oltre il requisito minimo del 25%. Hanaa Edwar di Baghdad, pioniera dei diritti delle donne e leader di un partito femminile indipendente che ha dato vita ad una rete di 80 gruppi di
donne irachene, non e' impressionata: "La maggior parte delle donne elette non hanno interesse per i diritti delle donne. Alcune delle candidate sono state presentate solo per riempire la quota del 25% e non avevano esperienza in politica. Molte di loro, come gli uomini, sono solo portavoce del partito
che rappresentano".
"Voglio donne che credano nei diritti delle donne", aggiunge Ala Talabani, che guida una ong femminile per l'avanzamento delle donne a Sulimaniya, nel Kurdistan iracheno. Le elezioni, dice Talabani, non sono state decise su programmi politici, ma su etnia, religione e nazionalita': "I curdi hanno votato per i curdi, gli sciiti per gli sciiti, e cosi' via".
*
Ala Noori, una curda eletta all'assemblea, conferma l'impressione che le donne politiche rappresenteranno piu' la loro regione che il loro genere. Noori viveva a Kirkuk, prima che la sua famiglia fosse costretta a trasferirsi a causa del regime di Saddam Hussein, negli anni '70. Il divario
che lei vede fra curdi ed arabi l'ha seguita a Baghdad: "Io lottero' come curda, prima che come donna", assicura Noori.
I curdi hanno ottenuto il secondo blocco di seggi in ordine di numero nel parlamento iracheno, e percio' sono una voce potente per il futuro dell'Iraq. Jalal Talabani, uno dei loro leader piu' prominenti, e per lungo tempo oppositore di Saddam Hussein, e' il presidente ad interim. I curdi
hanno dovuto lottare contro le occupazioni arabe, persiane e ottomane. I quattro milioni di curdi dell'Iraq del nord hanno lingua, cultura e storia differenti dal resto del paese. Confrontandosi con le donne irachene, le donne curde dicono di aver maggior eguaglianza con gli uomini: nella loro lunga storia di conflitti hanno combattuto al fronte, o sono diventate capifamiglia quando gli uomini scomparivano. Al termine della prima guerra del Golfo, dopo la sanguinosa repressione della rivolta nella regione curda, l'Onu vi creo una zona "no-fly" per gli aeroplani iracheni. Grazie a questa parziale autonomia, le organizzazioni politiche e sociali delle donne fiorirono, ma allo stesso tempo il rinforzarsi della religione ha condotto la societa' curda ad un'attitudine complessa rispetto all'identita' etnica, i diritti delle donne, la legge religiosa ed il laicismo.
Shirin Amadi, segretaria dell'Unione delle donne curde, e politica di alto livello nel Partito democratico del Kurdistan, dice che lo spostamento in senso religioso e' avvenuto durante la sua vita, dal tempo in cui lei era bambina ad ora che ha figli suoi. "Quando ero giovane leggevo i libri
marxisti e non digiunavo, ma ora obbligo i miei bambini a digiunare. Credo che ad influenzarci siano stati l'Iran e l'Iraq, oltre che la poverta'".
Dalla semiautonomia del 1991 vi sono stati due cambiamenti legali significativi per le donne curde: uno stabilisce che un uomo debba ottenere il permesso della prima moglie per sposarne una seconda, il secondo stabilisce che i delitti d'onore vengano giudicati come omicidi di primo grado.
*
Layla Miraul ha 32 anni, e' ingegnere elettronico, moglie, madre di due figli e membro attivo dell'Unione islamica curda. Organizza attivita' e seminari per le ragazze adolescenti, su temi che vanno dalla moralita' ai computer. Insegna la "sharia", il codice legale basato sul Corano e sui
detti del Profeta Maometto, per il quale, ad interpretazione di molti, una donna deve ad esempio ricevere meta' dell'eredita' che riceve un uomo. La parte del Corano che Layla preferisce e' quella che parla delle virtu' e delle sofferenze di Maryam (Maria), madre di Issa (Gesu'). "Io credo che la
sharia garantisca il massimo dei diritti delle donne, e totalmente i diritti umani", dice Layla Miraul, "Una donna in Iraq passa dalla casa del padre a quella del marito, ed e' sotto la responsabilita' degli uomini, percio' non ha bisogno di molta eredita'". Per quanto riguarda la poligamia, Miraul dice che e' meglio permettere ad un uomo di avere quattro mogli, perche' altrimenti molte donne perderebbero l'opportunita' di sposarsi. "Se il laicismo viene applicato, le donne perderanno il loro ruolo nella famiglia e nella comunita'. Se accadesse, cominceremmo ad avere una crisi morale", aggiunge.
Layla Miraul ha una cosa in comune con Fatima, l'ospite del rifugio per le donne: raramente esce di casa da sola, e se lo fa e' impaurita, e si copre totalmente. In mancanza di una voce politica che parli delle donne e per le donne, a livello locale e nazionale, tutto quello che Layla e Fatima possono fare e' attendere.
*
Per maggiori informazioni:
- Leaders Say Vote Decides Equality for Iraqi Women:
www.womensenews.org/article.cfm/dyn/aid/2166/
- Women in Iraq Seize Political Opportunities:
www.womensenews.org/article.cfm/dyn/aid/1898/
- Iraqi Women Realize New Rights Amid Security Concerns:
www.womensenews.org/article.cfm/dyn/aid/1775/

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IL PUNTO SULLA GUERRA

(inserito da Giangi / 07.05.2005)

DIRITTI. CYRILLE CARTIER: DONNE IN IRAQ

Di Cyrille Cartier, corrispondente di "WeNews", del 17 aprile 2005. (Cyrille Cartier, prima di recarsi come giornalista indipendente in Iraq, lavorava per l'agenzia Reuters a Washington) [trad. di Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59@libero.it]

Irbil, Iraq. Seduta in una stanza scura, priva di elettricita' e riscaldamento, Fatima rimprovera i visitatori che le offrono solo la loro pieta': "E allora, cos'avete intenzione di fare, per noi?". Ong e numerosi giornalisti vengono a visitare la "Khanzad House", l'unico rifugio per le donne ad Irbil, ma non vi sono risorse per migliorare le vite delle donne presenti nel rifugio. Fatima (per la sua sicurezza solo il suo primo nome e' stato usato) non vede i suoi sette figli da un anno. Ogni volta in cui osa chiamarli al telefono, suo marito o suo fratello la minacciano di morte. Lei e' solo una delle molte donne che hanno cercato riparo qui, dall'abuso o dalle minacce di morte. Le donne presenti nella "Khanzad House" rappresentano un microcosmo dell'Iraq. Ci sono curde ed arabe, cristiane, musulmane, sunnite e sciite. La violenza contro di loro non conosce confini etnici o ideologici. Molte di loro dubitano che la nuova assemblea parlamentare nazionale, nonostante la numerosa presenza di donne, dara' alle donne maggior protezione dalla violenza domestica. Si aspettano che le priorita' del governo saranno le politiche etniche e religiose. * Le donne hanno ottenuto il 33% dei seggi in quest'assemblea di transizione votata il 30 gennaio 2005, andando oltre il requisito minimo del 25%. Hanaa Edwar di Baghdad, pioniera dei diritti delle donne e leader di un partito femminile indipendente che ha dato vita ad una rete di 80 gruppi di donne irachene, non e' impressionata: "La maggior parte delle donne elette non hanno interesse per i diritti delle donne. Alcune delle candidate sono state presentate solo per riempire la quota del 25% e non avevano esperienza in politica. Molte di loro, come gli uomini, sono solo portavoce del partito che rappresentano". "Voglio donne che credano nei diritti delle donne", aggiunge Ala Talabani, che guida una ong femminile per l'avanzamento delle donne a Sulimaniya, nel Kurdistan iracheno. Le elezioni, dice Talabani, non sono state decise su programmi politici, ma su etnia, religione e nazionalita': "I curdi hanno votato per i curdi, gli sciiti per gli sciiti, e cosi' via". * Ala Noori, una curda eletta all'assemblea, conferma l'impressione che le donne politiche rappresenteranno piu' la loro regione che il loro genere. Noori viveva a Kirkuk, prima che la sua famiglia fosse costretta a trasferirsi a causa del regime di Saddam Hussein, negli anni '70. Il divario che lei vede fra curdi ed arabi l'ha seguita a Baghdad: "Io lottero' come curda, prima che come donna", assicura Noori. I curdi hanno ottenuto il secondo blocco di seggi in ordine di numero nel parlamento iracheno, e percio' sono una voce potente per il futuro dell'Iraq. Jalal Talabani, uno dei loro leader piu' prominenti, e per lungo tempo oppositore di Saddam Hussein, e' il presidente ad interim. I curdi hanno dovuto lottare contro le occupazioni arabe, persiane e ottomane. I quattro milioni di curdi dell'Iraq del nord hanno lingua, cultura e storia differenti dal resto del paese. Confrontandosi con le donne irachene, le donne curde dicono di aver maggior eguaglianza con gli uomini: nella loro lunga storia di conflitti hanno combattuto al fronte, o sono diventate capifamiglia quando gli uomini scomparivano. Al termine della prima guerra del Golfo, dopo la sanguinosa repressione della rivolta nella regione curda, l'Onu vi creo una zona "no-fly" per gli aeroplani iracheni. Grazie a questa parziale autonomia, le organizzazioni politiche e sociali delle donne fiorirono, ma allo stesso tempo il rinforzarsi della religione ha condotto la societa' curda ad un'attitudine complessa rispetto all'identita' etnica, i diritti delle donne, la legge religiosa ed il laicismo. Shirin Amadi, segretaria dell'Unione delle donne curde, e politica di alto livello nel Partito democratico del Kurdistan, dice che lo spostamento in senso religioso e' avvenuto durante la sua vita, dal tempo in cui lei era bambina ad ora che ha figli suoi. "Quando ero giovane leggevo i libri marxisti e non digiunavo, ma ora obbligo i miei bambini a digiunare. Credo che ad influenzarci siano stati l'Iran e l'Iraq, oltre che la poverta'". Dalla semiautonomia del 1991 vi sono stati due cambiamenti legali significativi per le donne curde: uno stabilisce che un uomo debba ottenere il permesso della prima moglie per sposarne una seconda, il secondo stabilisce che i delitti d'onore vengano giudicati come omicidi di primo grado. * Layla Miraul ha 32 anni, e' ingegnere elettronico, moglie, madre di due figli e membro attivo dell'Unione islamica curda. Organizza attivita' e seminari per le ragazze adolescenti, su temi che vanno dalla moralita' ai computer. Insegna la "sharia", il codice legale basato sul Corano e sui detti del Profeta Maometto, per il quale, ad interpretazione di molti, una donna deve ad esempio ricevere meta' dell'eredita' che riceve un uomo. La parte del Corano che Layla preferisce e' quella che parla delle virtu' e delle sofferenze di Maryam (Maria), madre di Issa (Gesu'). "Io credo che la sharia garantisca il massimo dei diritti delle donne, e totalmente i diritti umani", dice Layla Miraul, "Una donna in Iraq passa dalla casa del padre a quella del marito, ed e' sotto la responsabilita' degli uomini, percio' non ha bisogno di molta eredita'". Per quanto riguarda la poligamia, Miraul dice che e' meglio permettere ad un uomo di avere quattro mogli, perche' altrimenti molte donne perderebbero l'opportunita' di sposarsi. "Se il laicismo viene applicato, le donne perderanno il loro ruolo nella famiglia e nella comunita'. Se accadesse, cominceremmo ad avere una crisi morale", aggiunge. Layla Miraul ha una cosa in comune con Fatima, l'ospite del rifugio per le donne: raramente esce di casa da sola, e se lo fa e' impaurita, e si copre totalmente. In mancanza di una voce politica che parli delle donne e per le donne, a livello locale e nazionale, tutto quello che Layla e Fatima possono fare e' attendere. * Per maggiori informazioni: - Leaders Say Vote Decides Equality for Iraqi Women: www.womensenews.org/article.cfm/dyn/aid/2166/ - Women in Iraq Seize Political Opportunities: www.womensenews.org/article.cfm/dyn/aid/1898/ - Iraqi Women Realize New Rights Amid Security Concerns: www.womensenews.org/article.cfm/dyn/aid/1775/


da salvo

IL PUNTO SULLA GUERRA (in questo periodo, un po' caldo, terrò questa scheda sulla guerra aperta su Wiki e aggiornata continuamente, ad uso della redazione, chiunque può prendere e inserire elementi, dati, valutazioni, indicazioni, numeri ecc.)

domenica 9 marzo 2003

FINALE DI PARTITA

Lunedì 10 Usa e GB presenteranno la loro risoluzione (quella che dovrebbe sostituire la 1441 e che dovrebbe autorizzare un'aggressione all'Iraq). Martedì 11 gli Usa sembra che vogliano andare al VOTO anche sapendo di una sconfitta (queste la tesi più accreditata, ma alcuni dicono che Bush ritirerà la bozza di Risoluzione all'ultimo momento quando sarà sicuro di non avere la maggioranza) al Consiglio di Sicurezza. Continua la "caccia al voto" da parte di Usa e Gb per avere 8 paesi favorevoli alla Risoluzione e nessuno che eserciti il Diritto di Veto tra i 5 che hanno questo diritto (Usa, Gb, Russia, Cina, Francia). A tutt'oggi, stando a quanto dichiarato dalle diplomazie dei vari paesi, la Risoluzione Usa non avrebbe né la maggioranza e in più incapperebbe in alcuni Veti.

Le valutazioni: secondo Giulietto Chiesa (in una intervista a radio GAP -Onda d'urto- di Sabato 8 marzo) martedì tutti i paesi si piegheranno al volere Usa e la Risoluzione passerà (tesi un po' azzardata). Molti altri commentatori al contrario dicono che non passerà. Ma tutti danno per certo l'inizio della Guerra intorno al 17 Marzo.

Sul piano diplomatico la novità riguarda la mossa della Francia che ha chiesto la convocazione di un summit dei capi di stato dei paesi membri del Consiglio di Sicurezza, ossia un livello più alto dei ministri degli esteri che normalmente siedono all'ONU; questo perché la gravità della situazione lo richiede: guerra prossima e crisi dell'ONU, e intervento internazionale nel periodo post bellico.

Tattica e strategia militare: Stamattina il Sunday Telegraph, afferma che dopo le prime 72 ore di bombardamento l'Iraq si arrenderà e la guerra sarà finita. Altri media Usa, durante la settimana, sembravano scettici a sposare la scommessa di una "Blitzkrieg" (guerra lampo) per questa G.. In più c'è la difficoltà aggiunta ai generali Usa dal NO del parlamento Turco che non ha approvato la proposta governativa di consentire alle truppe Usa di attraversare il territorio turco. La Turchia ci ripenserà a breve? Resta un interrogativo.

Crisi dell'ONU e del rapporto Usa-UE: se il Consiglio di Sicurezza Onu si spaccherà (come è nelle previsioni) e gli Usa faranno la guerra contro le indicazioni dell'Onu (come è nelle previsioni), salteranno TUTTI gli organismi internazionali di mediazione costruiti in questi ultimi 60 anni, e anche la NATO avrà delle serie ripercussioni, nel senso che sarebbe di fatto sciolta.

Le analisi più attente e valide della settimana sui media americani ed europei (ed oggi anche su quelli russi) valutavano la sostanziale riuscita dell'operazione "neutralizzazione dell'Iraq", in quanto la presenza internazionale, gli occhi di tutto il mondo puntati su quel paese e l'aumento dei controlli hanno reso Saddam totalmente innocuo e dunque l'operazione si può dire riuscita e non serve più la Guerra, si tratta di mantenere questa pressione e non ci sarà più alcun pericolo. In realtà è questa la tesi francese della prima ora, e sarebbe l'unica scappatoia per Bush di uscirne senza rimetterci la faccia. Ma per ora sembra che Bush non voglia utilizzare.

Intanto l'ONU sta preparando un piano "segreto" per il "dopo guerra" : tre mesi dopo la fine del conflitto cercherà di intervenire come ONU per favorire l'autogoverno iracheno, evitando che rimanga un protettorato Usa, e per favorire una gestione collettiva delle fonti energetiche irachene. Ed è anche questo un punto di collisione tra ONU e USA, e questi ultimi non nascondono più la loro intenzione di "riformare radicalmente" l'ONU. Questa prospettiva è stata analizzata da alcuni commentatori ed è quella che più preoccupa, insieme alle altre preoccupazioni del dopo guerra che aprono preoccupanti scenari nell'equilibrio geopolitico dell'area asiatica e mediorientale.

_RAPPORTO ONU SU AIUTI UMANITARI DEL 02.04.03_ (BY gIORGIO)

Source: UN Office of the Humanitarian Coordinator for Iraq Date: 2 Apr 2003

Iraq: Humanitarian Situation Report No. 14

1 HIGHLIGHTS UNOPS has begun an assessment of IDPs to establish a reliable figure of all IDPs currently in the three northern governorates. In Iran, there are constraints on the UN agencies' ability to monitor the situation of the whole border, due to presence of mines and unexploded ordnance in military zones and adjacent areas. According to the UNDP mine assessment, sites in Mehran and Khosravi cannot be regarded as being acceptable for refugees unless clearance is undertaken. According to the ICRC assessment in Ramadi and Fallujah (Anbar), there is a lack of electricity and water treatment facilities are operating at 40% capacity. Hospitals can currently cope with the influx of war wounded but there are minor shortages of medical supplies. 2 HUMANITARIAN SITUATION IN IRAQ 2.1 TABLE OF ASSISTANCE FOOD - CROSS BORDER DELIVERIES SINCE 20 MARCH 2003 Item Quantities delivered (MT) Cumulative totals (MT) Location Remarks FOOD BASKET ITEMS 77 77 Northern WFP NON-FOOD ITEMS

ASSORTED NFIs 2 trucks

  • UNICEF

2.2 AFFECTED POPULATIONS Registered new IDPs (IOM/UNOPS) Location Numbers Trend Remarks Erbil 2323 increase Dahuk 617 no change Suleimaniyah 2255 no change TOTAL 5195 increase N.B. These figures only reflect the new caseload IDPs that fled from the Centre/South GoI controlled areas that have been registered. The figures do not include new caseload IDPs from within the three northern governorates nor the old caseload IDPs (estimated between 300,000 and 500,000) already hosted in camps. Third Country Nationals (as of 01 April) Location In transit Departed Camp population Remarks Jordan Ruwayshed 1207 935 272 Syria Tanf 0 0 0 Damascus 20 20 0

Al Bukamal 125 0 125 Sudanese nationals Tanf 32 32 0 Iran Khoshravi 144 144 0 2.3 OPERATIONAL ISSUES NORTH (Erbil, Dahuk, Sulaymaniyah) The security situation in Erbil, Dahuk, and Sulaymaniyah remains stable, despite nearby coalition air raids and sporadic GOI shelling of villages in Chamchamal, Sulaymaniyah. In Sulaymaniyah governorate, the situation in the Halabja area is gradually improving, though there was no significant return of people to the major urban areas. Schools in the three governorates remain closed for security reasons. WFP Turkey reported that the distribution of High Energy Biscuits to pupils has been temporarily stopped due to the closure of schools. Two trucks loaded with UNICEF supplies entered northern Iraq from Turkey at 16:00 hrs on 1 April, for onward travel to Dahuk. According to the Ministry of Foreign Affairs, the three-day delay at the Ibrahim Khalil border was due to the change in the status in the Oil for Food Programme. Erbil. The deployment of coalition forces, particularly in Ainkawa, has reportedly led to population displacement towards outlying villages. UNICEF sent 3,112kg of high protein biscuits to growth monitoring units and distributed 23 recreation kits to schools where IDPs have settled. UNICEF completed construction of 48 latrines, 32 baths and one bladder tank in the IDP camp in Soran/Erbil. Also in Soran, UNOPS has provided 323 tents for two camps. UNICEF and UNDP are installing Water and sanitation facilities and electricity at the Ashkawtawan camp. Another group of 23 ex-Iraqi army soldiers, who had recently fled GOI areas, have been settled temporarily in Ashkawtawan camp in Soran, and provided shelter and necessary relief items. This group is under the overall responsibility of ICRC. Sulaymaniyah. The drinking water network and tap stands in Bazyan camp have also been installed. UNOPS received 200 tents from HABITAT, and transferred 100 of them to Sordash camp, and the other 100 to Darbandikhan for Maidan camp. Three multi-sectoral assessment teams for health, nutrition, water and sanitation, rehabilitation, and child protection issues are in the field to assess and monitor UNICEF supported projects, the functioning of the civil service system and population movements in different locations of the governorate. 10 mobile health teams carried out assessments and outreach immunization activities. Dahuk. LA mobile outreach clinics and mobile immunization teams are visiting IDP families. Medical supplies are expected to run short soon if no replenishment of stocks is secured. UN agencies and Peace Winds Japan are to work together in dealing with the overburdening capacity of the local health centres in Hasanpirkha village, in Bamarne. LAs informed the UN that the electricity supply from Mosul could be disrupted. The governorate is currently receiving reduced supply of electricity (with insufficient voltage) from the national grid. Steps have been taken to bulk up the fuel stocks to operate water projects, health facilities and the 29 MW power plant. UNICEF's emergency plan is ready for the provision of fuel for diesel generator sets operating water pumps. Chlorine and pumps arrived on 1 April from Turkey. UNOPS completed the distribution of winter relief items to 100 newly arrived IDP at the 'Arab Singles' camp, and provided the camp with some 2,000 litres of kerosene. UNOPS-IDP started distribution of potable water by truck to 122 families, displaced from within the governorate, in Banda village, Mangeshke sub-district. CENTRAL (Ninewa, Tameem, Salah al-Din) NSTR BAGHDAD (Baghdad, Anbar, Diyala) ICRC reports that movement in the city has increased, possibly partly due to the breakdown in the telephone network affecting family communications. Most shops are closed but some open-air markets remain open. ICRC also reported an increased movement of population from Baghdad due to the bombardment. ICRC managed to conduct assessments in Ramadi and Fallujah (Anbar governorate) and reports the whole western area of Iraq from Heet to Fallujah has been without electricity since 29 March, when two major electricity substations were damaged during hostilities. Most water treatment facilities in the governorate are operated by back-up generators and function between 6 and 9 hours a day at 40% capacity. The assessment of the health facilities in Anbar showed that the hospitals can cope with the influx of war-wounded but minor shortages of medication were reported. ICRC will provide the missing items. UPPER SOUTH (Najaf, Qadissiya, Wassit, Babil, Kerbala) NSTR LOWER SOUTH (Basrah, Missan, Muthanna, Thi-Qar) A 3.5 km extension by the coalition of the water pipeline from Kuwait was completed 31 March. The pipeline simultaneously fills three 24,000 litre tankers every 45 minutes to be further transported to populations in need for free. According to the HOC, there are no 'permanently displaced civilians' in southern Iraq. The reasons behind the daily population movements reported by the media is yet to be explained. The HOC reports that Basrah airport is in good condition and the rail system in the Umm Qasr port area is also fair. The port is being assessed for mines/UXO presence. The repair of water plants in Basrah continues. Capacity is now estimated at 60%. The pipeline from Kuwait into Umm Qasr is now operational. 2.4 CONSTRAINTS Access On 31 March, two UNHCR mobile field teams in the east reached Semdinli, but were unable to proceed further towards the border. The UNHCR mobile field team in Silopi did not attempt any monitoring visits on 1 April, in light of the repeated access problems. UNHCR, however, continues its interventions with the Government regarding clearances for the mobile field teams to operate and carry out routine monitoring in the border areas, but without results so far. Logistics An IL 76 cargo aircraft with a capacity of 40-45 MT / 180 m³ is now deployed by UNHAS and is based in Brindisi. The aircraft is available for cargo lifts from destinations in Europe to the Middle East region. 2.5 - 2.6 NSTR 3 SECURITY UPDATE NSTR 4 HUMANITARIAN SITUATION IN NEIGHBOURING COUNTRIES 4.1 IRAN Overall humanitarian situation. UNHCR's sub office in Orumieh undertook a mission to potential sites in Piranshahr (Tamarchin site) and Sardasht (Qasemrash site) with WFP and BAFIA. Both sites are cleared and levelled, plots of agricultural land are leased from local farmers. Water source (river), electricity and telephone poles are available next to the proposed sites. The mission also visited an Iranian Red Crescent Society (IRCS) warehouse and local sports hall that could be converted to a warehouse in Sardasht town. The government has activated an additional site (Tileh Kooh) for potential refugees of Kurdish origin. There are constraints on the UN agencies' ability to monitor the situation of the whole border, due to presence of mines and unexploded ordnance in military zones and adjacent areas. According to the UNDP mine assessment, the sites of Mehran and Khosravi cannot be regarded as being acceptable for refugees unless clearance is undertaken according to minimum standards WHO has reported an unconfirmed outbreak of dysentery in Iran. Security. A vehicle crashed into a compound wall of the British embassy in Tehran Monday 31 March, killing the driver. The vehicle, carrying extra drums of petrol, instantly exploded in flames, according to witnesses. No injuries to embassy staff were reported. The embassy is reviewing its security arrangements and is in discussions with the Iranian authorities. The incident is currently not considered as a terrorist attack, but the police are investigating. 4.2 JORDAN Overall humanitarian situation - The GoJ issued passes to all UN staff who need to access the border area and Ruwasheid. IOM has referred 70 Somali Third Country National (TCNs) persons to UNHCR for a "returnability" assessment. The 70 Somalis are accommodated in the TCNs camp and have indicated that they do not wish to return to Somalia. WHO identified 3 cases of active tuberculosis in the TCN camp. The patients are being treated. UNICEF has set-up an education tent for children in the TCN camp. It is now operational for 50 children. All children in the refugee camp and those willing to stay for more than a week in the TCN camp, will receive vitamin A supplements and measles vaccine on arrival. Cross-border operations - The 'All Our children group' shipped a truck with 5.5MT soap and 5.8MT of laundry detergent to Baghdad. These items will be delivered to UNICEF nutrition rehabilitation wards in 68 paediatric and district hospitals to cover the needs of 14,688 children. 4.3 KUWAIT Overall humanitarian situation Humanitarian flights are now exempt of all landing and parking fees. Fuel and handling fees have to be paid following normal tariffs. Updated and consolidated procedures for application for a Kuwaiti visa were presented to the UN by the MFA representative. A total of 18 NGOs have been registered in Kuwait, however they still experience difficulties becoming operational. One NGO was unable to purchase a vehicle, even after receiving a formal letter to this effect from Kuwaiti officials at the HOC. Cross-border operations - On 29 March Kuwaiti Red Crescent Society (KRCS) trucks carrying food to the Iraqi border were turned back by coalition forces as the shipment had not been cleared by the HOC prior to departure. The Kuwaiti Coordination Committee delivered 174,000 litres of water and 17,000 meals to Umm Qasr. There are no plans for distribution as yet. Security. Kuwait again came under missile attack twice on1 April; the first at 0200hrs when no warning was given, the second at 0905. Both were reported to have been intercepted and destroyed. 4.4 SAUDI ARABIA NSTR 4.5 SYRIA Overall humanitarian situation. UNHCR visited the refugee camp in Abu Kamal established by the Government and managed by the Red Crescent with the support of IFRC. The campsite, where 120 Saudi type of tents have been pitched, is very close to the border. Good quality camp infrastructures (electricity, water, access road etc.) have been installed by the authorities. As this camp is very close to the border, UNHCR considers that this camp, as well as the Tanf camp, usable only for transit centres from where refugees will be transported to the El Hol refugee camp. UNHCR reported rumours of insecurity along the road to Damascus via Antanaf, which force the refugees to take a road further north to reach Syria. MDM will support health and nutrition in Abu Kamal camp. MSF-Switzerland is preparing the health centre in El Hol camp. On 1 April, 948 Iraqi asylum seekers approached UNHCR for registration. The majority are Iraqis who had entered Syria before 20 March 2003, a small proportion of whom entered Syria between 1 and 20 March. Those who came during the first three weeks of March originate from southern and central Iraq. The reasons for departure range from fear of war, or of being forced to serve in the military and para-military forces, and deteriorating living conditions. 4.6 TURKEY Overall humanitarian situation - In the UN/Government meeting in Silopi, representatives of Turkish Red Crescent Society (TRCS) said that they have not set up camps yet because of the lack of refugees. However, the TRCS is confident they can set up camps within a three day period. Gaziantep, Urfa and Mardin airfields are closed to civilian traffic due to use of the air corridor by military traffic. Cross-border operations. Loading of 1,000 MT of WFP wheat flour destined to Dahuk in northern Iraq starts today. The trucks are expected to start reaching the border by 3 April. WFP has also confirmed the approval from the MFA to deliver another 5,000 MT across the border. 5 SECTORAL FOCUS - HEALTH COORDINATION ACTIVITIES WHO in Amman is preparing a list of medical supplies that will be needed in Iraq in the coming three months. The Health Coordination Group (HCG) met with the NGO community stationed in Jordan to discuss strategies for re-entry and response to the health crisis. The HCG assessment, surveillance and follow-up forms specific for the health sector prepared by WHO were circulated to NGOs and organizations. HIC conducted a session for NGOs and UN partners in Amman yesterday on the use of their Rapid Assessment Form. As a follow-up, training will now take place with WHO staff in Amman to ensure that different tools are consistent, compatible and complementary with the HIC system. Some forms are already translated into Arabic and Kurdish. All surveillance forms to be used in refugee camps in Jordan have been standardized; plans for outbreak preparedness will be discussed today between NGOs, UNICEF and WHO. 6 HQ ISSUES/ DEVELOPMENTS An initial assessment of contracts in the UN humanitarian pipeline for Iraq has identified over $1 billion worth of goods and supplies as potential priorities for delivery within the 45 day period until 12 May as provided by SCR1472. An identification of the most urgently needed supplies by UN agencies will be followed by adopting modalities which will allow for the rapid delivery to Iraq of these supplies.

-SEGUONO SCHEDE PAESI (IRAN ;SIRIA) IRAN

Superficie 1.645.258 Kmq Popolazione 67.702.000 Densità 41 ab/kmq Lingua Fàrsi, Persiano Religione Musulmani Sciiti (93,4%), Musulmani Sunniti (5,6%), Cristiani (0,3%), Ebrei (0,1%) Capitale Teheran Forma istituzionale Repubblica Islamica Relazioni internazionali Membro dell'OCI, ONU, e OPEC Unità monetaria Riāl

Linee generali : Settori produttivi trainanti, settori indotti, settori di nuova affermazione L'industria petrolifera (progetti di esplorazione, sfruttamento, espansione) si conferma come motore di sviluppo dell'economia iraniana da cui dipendono l'80% degli introiti in valuta (con un 9% delle risorse mondiali). Notevoli sono le potenzialita' offerte dal gas naturale (2º al Mondo con 23 trilioni di m3 stimati), con ingenti depositi soprattutto nella vasta area del South Pars, il cui sfruttamento permettera' all'Iran, nei prossimi dieci anni, di sviluppare sia la fornitura di energia ad uso interno (alternativa al petrolio) che di incrementare gli introiti valutari da export. Le opportunita' relative ai settori indotti riguardano le relative subforniture (apparecchiature, valvolame, materiali speciali, ecc.), le attrezzature per lavori sottomarini, i servizi connessi. Il settore petrolchimico, destinato a divenire uno dei settori trainanti utilizza la materia prima derivante dal settore petrolifero, gas e carbone (verso cui vi e' un crescente interesse per lo sfruttamento delle relative miniere). Lo sviluppo petrolchimico ha come obiettivo prioritario l'incremento delle esportazioni, offrendo anche una possibilita' di riduzione della dipendenza iraniana dall'import (es. fertilizzanti e prodotti chimici), mentre rimane tuttora inaguata l'industria petrolchimica del downstream (combinazione del prodotto petrolchimico intermedio con altri prodotti) per generare prodotti derivati. Le applicazioni industriali e le relative opportunita' sono al riguardo numerose per l'industria italiana (industria del packaging, industria del settore automobilistico, fibre artificiali, industria elettrica ed elettronica, vernici, calzature di plastica, detergenti e saponi).

Il settore minerario iraniano ha enormi possibilita' non solo nel campo del petrolio e gas). Gran parte dei giacimenti resta tuttora inesplorata; anche se sono gia' stati identificati i maggiori depositi di rame, ferro, piombo, zinco (di cui l'Iran e' al 3º posto nel Mondo per riserve). Notevoli sono inoltre le risorse del marmo e delle pietre naturali, ponendo l'Iran, come il secondo potenziale produttore mondiale dopo la Cina. Strettamente connesso allo sfruttamento minerario e' lo sviluppo dell'industria metallifera. Sono previsti ambiziosi progetti di espansione soprattutto nella produzione dello acciaio, ma anche del rame, zinco, alluminio. I settori indotti sono quelli dei macchinari ed impianti per fonderia e macchine per lavorazione metalli nell'industria pesante. Le potenzialita' verso le applicazioni industriali di utilizzo dell'industria metallifera sono notevoli potendo generare un indotto verso un'ampia gamma di altri prodotti, quale quella dei motori diesel, delle attrezzature per la produzione dei veicoli e velivoli, dei macchinari ed attrezzature per petrolio e gas, dei settori elettrici, delle presse e delle pompe. Particolarmente interessante e' il comparto dell'industria automobilistica, in relazione alla quale vi e' un programma che prevede il raddoppio della produzione, a fronte di una domanda interna assai superiore alla capacita' dell'industria locale che e' peraltro tutelata da un regime tuttora protezionistico. Degni di considerazione sono I programmi di sviluppo dell'energia elettrica che nei prossimi 5 anni, per soddisfare la crescente domanda (+15'000 MW oltre agli attuali 26'500 MW installati), richiede investimenti stimati a 8 miliardi di USD. L'indotto riguarda le opportunita' relative alla forniura di turbine a vapore e parti (in relazione alle quali si e' registrato un andamento crescente delle importazioni nell'ultimo triennio). Particolare risalto viene dato al settore delle acque. Il problema della fornitura delle acque e' particolarmente sentito in Iran.

Un'efficace gestione di tale problema richiede ingenti investimenti ed adeguato management. Per far fronte ai bisogni emergenti si prevedono progetti di investimento per la distribuzione delle acque delle aree remote piu' fornite (data la non uniforme distribuzione delle precipitazioni) alle aree maggiormente soggette a siccita', la costruzione di numerose nuove dighe (120 secondo recenti dichiarazioni ufficiali), nonche' programmi strategici per la conservazione integrata delle acque (tra potabili e reflue) ed un migliore controllo per la tutela della qualita'. Collegato alla gestione delle acque e' il settore agricolo che grazie al suolo profondo e fertile, nonche' alla diversificazione climatica, offre notevoli potenzialita' di sviluppo. Il settore agricolo richiede notevoli investimenti e programmi di moderna gestione di tipo industriale in tutti i settori (coltivazioni, allevamento bestiame e pesca). Strettamente legate al settore agricolo sono le potenzialita' offerte dal food processing, nonche' dall'applicazione di corrette tecniche di allevamento e macellazione del bestiame, oltre che di conservazione dei prodotti agricoli, al fine di meglio ottimizzare le risorse, aspetto di cui l'Iran e' carente (per mancanza di adeguati sistemi di conservazione, trattamento e distribuzione). Il settore delle telecomunicazioni e' di estremo interesse, in particolare lo sviluppo della telefonia mobile, quello delle unita' di memoria ad accesso diretto, delle centrali telefoniche a bassa capacita', della rete di trasferimento dati. Nell'ambito del settore rientrano anche varie altre applicazioni, quali quella del monitoraggio satellitare dell'ambiente.

Lo sviluppo del settore dell'elettronica e microelettronica e' tra gli obiettvi prioritari nell'ambito dello sviluppo dell'alta tecnologia. A parte il difficile settore dell'elettronica di base e componentistica, potenziali opportunita' si possono individuare nel campo dei sistemi di sicurezza e allarme, attrezzature per laboratori, test elettronici, strumenti di misura, attrezzature per diagnostica e telediagnostica, lettori ottici, laser, alta fedelta', elettronica legata al settore auto, ottica di precisione ed, eventualmente, nel campo degli elettrodomestici, tenendo conto che l'interesse iraniano e' rivolto, ove possibile, all'acquisizione di know how e tecnologia. L'indotto interessa l'utilizzo delle macchine utensili speciali. In generale l'importazione iraniana delle macchine utensili (compresi parti ed accessori ) e macchine per impieghi speciali rappresenta il 20% dei prodotti importati nell'ambito nel comparto degli apparecchi meccanici e parti. In relazione a tale comparto le migliori opportunita' per le piccole e medie aziende italiane (ottimizzabili attraverso accordi di collaborazione industriale), sono offerte dalle macchine tessili, macchine per la lavorazione del marmo e delle pietre, macchine per la lavorazione della ceramica, vetro, materie plastiche, trattamento e cofezionamento dei prodotti alimentari, macchine utesili metalli e macchine per l'industria calzaturiera e conciaria. Di particolare interesse e' anche il settore dei trasporti (sviluppo ferroviario, con conseguente indotto: ingegneria di supervisione, attrezzature elettriche, macchine utensili) e delle infrastrutture volte al potenziamento ed alla costruzione di porti, aereoporti, ponti e gallerie, progetti anch'essi capaci generare un positivo indotto per le ns. industrie. Tra i programmi di sviluppo di questo settore e' da segnalare il progetto di costruzione di un ponte di collegamento tra l'isola di Qeshm (zona franca) e la terra ferma. Per quanto riguarda i progetti che interessano l'isola sono da segnalare la costruzione di un aereoporto internazionale ( con relativo indotto), nonche' la costruzione di oleodotti e serbatoi per il rifornimento delle navi in transito su tale rotta (offrendo una competitiva alternativa al piu' costoso rifornimento offerto dall'Emirato Arabo di Fujayrah). Sono inoltre da segnalare (ancora nell'isola di Qeshm) i programmi di potenziamento della fornitura di acqua. Lo sviluppo di zone industriali attrezzate nell'isola (gia' operative per l'industria leggera e pesante ed in via di programmazione per l'industria elettronica e petrolchimica) e' condizionato dalla mancata creazione di adeguate infrastrutture e dal non agevole accesso ai finanziamenti internazionali. Di interesse sono le richieste di realizzazione di progetti in J.V. con ditte italiane per il trattamento dei datteri e per la lavorazione dell'olio di palma (per usi cosmetici), prodotti di cui l'isola abbonda. Gli investimenti esteri sono auspicati e di regola proposti (anche da parte delle Autorita' di tale zona franca) in Joint-venture "equity investment", Joint-venture tramite schema di Buy-Back o tramite accordo in B.O.T. anche se vi e' spazio per altre forme negoziali. In generale, tra i nuovi settori di interesse, le Autorita' iraniani pongono molta enfasi sugli investimenti turistici, auspicando il supporto estero.

Vi e' tuttavia da parte locale scarsa sensibilita' verso la qualita' del servizio e la competitivita' dell'offerta, anche perche' non e' stato ancora risolto, a livello politico-organizzativo, il problema di fondo sul tipo di turismo a cui rivolgersi (al momento il turismo estero e' prevalentemente anziano ed interessato alle sole citta' d'arte piu' note ed ai monumenti piu' conosciuti), ne' superata la gestione monopolistica delle grandi strutture alberghiere. Di particolare interesse e', nel settore industriale, l'offerta estera di servizi di consulenza (mancando spesso capacita' propositiva da parte locale), nonche' del training mirato al miglioramento della qualita' dei prodotti, data la maggiore attenzione ed interesse verso la diversificazione dell'export. Le zone franche (Kish, Qeshm, Chabahar) offrono una normativa piu' agevole in materia di investimenti esteri (maggiore tutela, esenzioni fiscali per 15 anni, esenzione doganale per l'importazione di macchinari e materie prime necessarie al processo produttivo, pagamenti non vincolati alla normativa valutaria della Banca Centrale, normativa del lavoro piu' flessibile, possibilita' di pieno controllo dell'aziende da parte dell'investitore estero). Le maggiori opportunita' sono relative allo sviluppo delle infrastrutture (tuttora carenti, in particolare a Chabahar e Qeshm) ed agli investimenti produttivi che possono direttamente utilizzare risorse localizzate. L'investimento turistico e' un'opportunita' che sia l'isola di Qeshm che di Kish possono offrire all'operatore italiano. Tuttavia le restrizioni in materia di "morale" islamica, applicate anche agli stranieri, potrebbero circoscrivere il turismo ad un target interessato prevalentemente agli aspetti "naturisti" (per i quali e' di particolare interesse l'isola di Qeshm). La necessita' di rinnovare o sostituire impianti industriali obsoleti, superare il gap tecnologico (anche nel settore petrolifero), la necessita' di diversificare le esportazioni per essere meno dipendenti dagli introiti valutari petroliferi, unitamente ad una felice posizione strategica nel commercio dell'area del Centro Asia, nonche' l'esigenza di creare adeguate infrastrutture pongono il mercato iraniano in una posizione di particolare interesse per tutti i settori, con potenziali opportunita' per le nostre aziende sia grandi che medio-piccole

PRESENZA ITALIANA IN IRAN L'Italia e' tradizionalmente uno dei principali partners commerciali dell'Iran. Numerose sono le aziende italiane che hanno nel mercato un radicamento stabile attraverso proprie filiali.

Al riguardo l'applicazione restrittiva della regolamentazione locale vigente, fino al 1999 ha consentito alle ditte estere di aprire filiali e rappresentanze solo nell'ipotesi di svolgimento di contratti stipulati con Organizzazioni governative.

Ne e' conseguito che le societa' italiane che hanno potuto essere presenti in Iran con una propria struttura stabile sono quelle che operano in settori a cui le Autorita' locali attribuiscono un ruolo strategico, settori che sono pertanto direttamente controllati e gestiti da Organizzazioni pubbliche : petrolio e gas, energia elettrica, telecomunicazioni, chimica e petrolchimica, industria dell'acciaio, impiantistica industriale, montaggio ed ingegneria, fondazioni e perforazione del suolo.

L'assegnazione delle relative commesse alle aziende italiane operanti in tali settori ha anche potuto generare un indotto a favore delle imprese nazionali subfornitrici.

Dal 1999 la materia relativa all'apertura di filiali in Iran, da parte di ditte estere, ha trovato un'applicazione meno restrittiva.

Un decreto governativo in vigore dal 8.7.99, consente infatti alle ditte straniera di aprire una filiale / rappresentenza in Iran (a condizione che vi sia un trattamento di reciprocita' per le ditte iraniane) al di fuori dell'ipotesi di un contratto stipulato con un'Organizzazione governativa, pur se limitamente a determinate attivita': servizi post-vendita, lavori di esecuzione di contratti gia' firmati con ditte iraniane, attivita' di studio e preparazione finalizzate ad investimenti in Iran, promozione di prodotti iraniani non-oil, trasferimento ed attivita' di assicurazione, servizi bancari e di marketing, accordi di cooperazione con ditte iraniane di ingegneria per la realizzazione di lavori in Paesi terzi.

L'applicazione meno restrittiva di tale regolamentazione, dovrebbe poter consentire una maggiore diversificazione della presenza delle aziende italiane che vogliono dotarsi di una propria struttura stabile in Iran.

Per quanto riguarda gli investimenti diretti, anche in mancanza fino ad ora di una normativa capace di offrire adeguate garanzie, non risulta con certezza che siano stati effettuati investimenti di rilievo nel settore manufatturiero. Risulta comunque che alcune aziende italiane hanno richiesto ed ottenuto l'autorizzazione per ottenere la protezione della normativa sugli investimenti esteri prevista dalla legge del 1955, considerata tuttora in vigore.

Al riguardo, dai dati forniti (Novembre 2000) dal Ministero degli Affari Economici e delle Finanze, si rileva, quale tendenza, rispetto alla media degli altri Paesi investitori, un relativo "significativo" valore (413,06 mil. USD) nell'importo globale degli investimenti che riguardano le autorizzazioni richieste ed ottenute dalle ditte italiane nel periodo 1993-2001, anche se il dato generale sulle autorizzazioni concesse non coincide necessariamente con l'effettiva operativita' dell'investimento. E' inoltre da tener conto che il citato Ministero utilizza tale legge anche per garantire la tutela di finanziamenti esteri relativi alla realizzazione di progetti, fattispecie che non rientra nella casistica degli investimenti diretti.

Risulta che le ditte italiane (10-11) che hanno attenuto le relative autorizzazioni siano interessate ad "investimenti" in comune con ditte locali per la produzione di acciaio, di tubi in fiberglass ed in plastica; di attrezzi diamantati; di tubi e contenitori resistenti all'alta pressione; di tappi metallici per bottiglie di vetro; di suole in poliuretano per scarpe; di refrigeratori e mobili per supermercati, nonche' per l'estrazione e lavorazione di pietre e marmo.

Risulta che aziende italiane abbiano stipulato contratti di assemblaggio (o parziale assemblaggio con ditte iraniane che eventualmente producono in loco anche alcune parti o componenti del prodotto finale), contratti realizzati attraverso "accordi di collaborazione" con trasferimento di know-how all'interno di una societa' di diritto iraniano, senza la necessita' di dover richiedere la tutela della citata legge sull'attrazione e protezione degli investimenti esteri, in quanto il rapporto commerciale si e' sviluppato prevalentemente attraverso l'articolazione di singole esportazioni.

Questo tipo di "soluzione", per flessibilita' e contenimento del rischio, si e' presentata come un percorso preferenziale di accesso al mercato iraniano, sfruttando a proprio vantaggio, nei confronti della concorrenza, il regime "protezionistico" vigente nell'attuale normativa commerciale iraniana.

Nell'anno 2002 si registra un'evoluzione del quadro normativo a sostegno nel settore industriale.

Gia' nel 2001 (15.5.01), in linea con il processo di apertura in corso, il Parlamento aveva ratificato un nuovo testo di legge sull'attrazione e protezione degli investimenti esteri, con l'obiettivo di introdurre piu' efficaci condizioni di sicurezza ed incentivazione.

Tuttavia solo alle fine del maggio 2002, tale legge (dopo un percorso costituzionale travagliato, in quanto bocciata per due volte dal Consiglio dei Guardiani perche' ritenuta non in linea con la Costituzione) ha potuto ottenere l'approvazione del Consiglio per la Determinazione delle Scelte (Organo Costituzionale che funge da arbitro in caso di controversie di natura legislativa tra Parlamento e Consiglio dei Guardiani).

Nella nuova legge e' stata adottata, quale linea di compromesso politico, quella di stabilire un limite (tra 25% e 35%) nel tetto massimo globale di presenza estera in ogni singolo settore economico, eccetto che per le attivita' strategiche sotto il diretto monopolio pubblico, attivita' nelle quali non sono ammessi investimenti in J.V. con ditte straniere.

Quale altra positiva novita' e' da segnalare che gia' dal 16.02.2002 e' entrata in vigore una nuova legge sulla tassazione diretta che diminuisce notevolmente la pressione fiscale sui profitti aziendali, con un'imposizione unica non superiore al 25% (nel precedente regime fiscale raggiungeva il 57%).

Nell'ambito degli accordi di trasferimento di tecnologia (legalmente formalizzati come tali) possano essere anche conclusi contratti di concessione di licenza. L'aliquota fiscale sulle royalties, attualmente prevista dalla nuova legge del 16.2.02, e' anche'essa del 25% ed e' calcolata su un coefficiente impositivo tra il 20% ed il 40%, da stabilire secondo criteri di presunzione del profitto netto che devono essere approvati dal Consiglio dei Ministri su proposta del Ministero dell'Economia e Finanze.

Analogo regime fiscale vige anche per i compensi derivanti dai contratti di assistenza tecnica, training e semplice trasferimento di Know-how tecnico, contratti per i quali la nuova legge del 16.2.02 prevede la riduzione al 12% del coefficiente impositivo su cui applicare il 25% di tassazione.

Numerosi sono i contratti stipulati da ditte italiane per contracting operations (installazione impianti, ingegneria, supervisione).

Le entrate annuali tassabili, per tali operazioni, sono determinate dall'applicazione di un coefficiente pari al 12%, su cui viene applicata la prevista aliquota fiscale del 25%.

Particolare attenzione viene posta dalle Autorita' locali al settore degli idrocarburi, settore che essendo altamente strategico incontra il limite costituzionale della non ammissibilita' all'investimento diretto estero con partecipazione agli utili.

Al riguardo le Autorita' iraniane (nelle fattispecie la NIOC - National Iranian Organization Co.) sono comunque riuscite ad attrarre notevoli investimenti esteri (alcuni miliardi di USD) relativamente ai progetti di sfruttamento del petrolio e del gas naturale, nell'ambito dei quali progetti l'ENI/AGIP ha avuto un ruolo consideravole nell'acquisizione di importanti commesse nel 1999-2000.

Al fine di incoraggiare tali specifici accordi sono stati previsti dalla NIOC maccanismi che hanno ridotto la componente del rischio per le ditte estere.

La formula utilizzata e' quella del buy-back, introdotta dalla NIOC nel 90, per aggirare l'eccezione che la partecipazione estera possa presentarsi come un investimento con condivisione degli utili, aspetto ritenuto per l'appunto contrario ai principi costituzionali, nel caso di questo particolare settore.

Con la formula del buy-back l'investitore estero si pone infatti piu' come un "finanziatore" del progetto che come un vero e proprio investitore.

Il meccanismo previsto garantisce alla ditta estera il recupero del capitale e degli interessi, senza esporla al rischio delle oscillazioni del prezzo del petrolio sui mercati internazionali, pur se nuove clausole piu' restrittive, introdotte da parte iraniana nel giugno 2001, prevedono maggiori rischi a garanzia del risultato.

Inoltre il fatto che la maggior parte dei progetti siano off-shore sottrae il contrante estero dall'essere soggetto ai vincoli burocratico normativi a cui sarebbe invece esposto nel caso di attivita' economiche svolte all'interno del territorio nazionale.

Infine dato che i lavori di costruzione sono di regola realizzati da contractors locali, anche la responsabilita' di gestione della forza lavoro non viene direttamente assunta della ditta estera.

In relazione alle esportazioni effettuate nel corso degli anni dalle aziende italiane, risulta che la percentuale di macchinari di provenienza italiana utilizzati nell'industria manufatturiera locale e' notevole, sopratutto nei settori in cui l'Italia ha una consolidata specializzazione, quali il comparto delle macchine per il marmo, per la ceramica, per il tessile (in particolare per la filatura), per il conciario e lavorazione delle pelli.

E' inoltre da segnalare, tra i settori prioritari, una consistente esportazione italiana di macchine per l'edilizia, per il confezionamento e l'industria alimentare e chimica, nonche' una significativa esportazione di parti per veicoli. E' altresi in crescita l'esportazione di macchine per fonderia e di macchine utensili metalli, comparto gia' monopolizzato dalle esportazioni tedesche.

In linea di principio l'attuale orientamento delle Autorita' e' quello di privilegiare l'acquisizione di tecnologia, evitando gli errori del passato che hanno favorito le importazioni di macchinari rimasti poi inutilizzati per mancanza di adeguato know-how. E' pertanto importante prevedere nelle negoziazioni l'aspetto del training come fattore strategico.

I meccanismi di disponibilita' ed utilizzo delle linee di credito a medio - lungo termine, messe a disposizione da banche italiane nei confronti delle banche commerciali locali, hanno posto taluni limiti di accesso alle piccole e medie aziende italiane, quale il livello minimo di 1 milione di dollari o equivalente, indicato per ciascun contratto di fornitura.

Al riguardo sono comunque numerose le piccole e medie aziende che partecipano a progetti integrati gestiti da aziende italiane che operano da capo-commessa e che, in relazione al valore ed alla validita' del progetto, hanno piu' facile accesso al credito ed alla copertura assicurativa ( es: macchine utensili speciali in relazione ad un importante progetto energetico).

Al fine di fornire un'indicazione speculare della dinamica delle richieste locali in relazione all'incontro con l'offerta delle aziende italiane, si annota che la parte piu' significativa delle numerose richieste dell'impenditoria locale verso cui si e' orientata l'assistenza dell'ufficio ha prevalentemente riguardato il settore industriale, in particolare i comparti relativi, a macchine industriali, attrezzature e strumenti elettrici, parti di ricambio per veicoli e macchine movimento terra, materie prime per l'industria farmaceutica, tessile, tubi, raccorderie, valvolame, materiali per confezionamento ed imballaggio.

Tale interesse prioritario non e' solo in linea con l'esigenza del mercato ma e' anche conforme allo stesso indirizzo della normativa locale che in tema di importazione di beni di consumo (non essenziali) e' invece piuttosto restrittiva. Tale aspetto non ha pero' escluso che si sia riscontrato interesse anche verso i beni di consumo soggetti a barriere non tariffarie. Peraltro nella normativa vigente grazie ad una graduale liberalizzazione del regime delle importazioni, (in linea con la richiesta di adesione dell'Iran al WTO) gran parte dei beni sono stati autorizzati all'importazione, pur se sottoposti a piu' elevati oneri doganali.

La domanda di beni di consumo (anche di lusso) puo' essere posta in relazione a varie motivazioni commerciali: esportazione verso le Zone Franche iraniane oppure a favore di segmenti previligiati del mercato locale, ove il prezzo e' ininfluente, ma puo' anche alimentare il flusso esportativo "non ufficiale" che secondo stime di analisti locali raggiungerebbe oltre i due miliardi di USA dollari all'anno, con effetti "distorcenti" per l'economia iraniana e con danno per la produzione locale di analoghi beni (es. tessili).

La presenza delle aziende italiane nel mercato puo' anche essere focalizzata attraverso la partecipazione alle iniziative promozionali organizzate dall'ICE nel Paese (seminari, corsi di formazione per managers locali, missioni in Italia di imprenditori iraniani, partecipazione a fiere) in relazione ai settori considerati prioritari per il mercato iraniano, quali il meccanotessile, conciario e calzaturiero, macchine per la lavorazione ed il confezionamento alimentare e lavorazione carni, macchine per il marmo e miniere, macchine utensili metalli e fonderia, impianti e progetti per il trattamento delle acque e difesa ambientale, macchine per ceramica e vetro.

A conclusione, si riporta l'elenco delle ditte italiane con filiale/rappresentanza in Iran, elenco che puo' essere gia' di per se' indicativo di una realta' operativa in atto di rilevante interesse, soprattutto in relazione ai settori di importanza strategica (petrolio e gas, energia, petrolchimico, acciaio, telecomunicazioni).

AGIP –GRUPPO ENI ALCATEL ITALIA (telecomunicazioni) VALIASR AVE (Telecomunicazioni) ALSTOM POWER ANSALDO BANCA INTESA BNL BONATTI (costruzioni) EDISON INTERNATIONAL DE NORA (petrolchimico) FINTECNA IRITECNA FOCHI (costruzioni meccaniche) SNAM PROGETTI SIEMENS ITALIA TPL (impiantisica) NUOVO PIGNONE Aggiornata da ICE Teheran a Maggio 2002.

  • Istituto nazionale per il Commercio Estero ICE Teheran

Italian Embassy – Trade and Promotion Section 1 IRAN Nota Congiunturale (Ottobre 2002) IRAN – Indicatori Economici Generali Nell’anno 2001 (anno fiscale iraniano 20.3.2001 – 21.3.2002), la crescita dell’economia del RII (PIL + 4,8%) ha registrato (secondo i dati recentemente pubblicati dalla Banca Centrale) un minor incremento rispetto al precedenteഊIstituto nazionale per il Commercio Estero ICE Teheran Italian Embassy – Trade and Promotion Section 2 anno (PIL + 5,9%), dovuto alla diminuzione dei prezzi del greggio sui mercati internazionali quale effetto del globale rallentamento delle economie. Le entrate petrolifere rappresentano per l’Iran l’80% dei proventi valutari da export e piu’ del 60% delle acquisizioni in valuta del Bilancio dello Stato. La dipendenza dell’economia iraniana dalle oscillazioni dei prezzi del greggio continua pertanto ad essere la condizione primaria della sua vulnerabilita’. Il negativo impatto del tragico evento del 11 settembre 2001 sulle prospettive di sviluppio dell’economia mondiale, ha ulteriormente indebolito la ripresa del mercato petrolifero. Le decisioni adottate dall’OPEC nell’anno considerato (incluso l’accordo del gennaio 2002) sulla riduzione delle quote di produzione (pur senza riuscire a stabilizzare i prezzi ai livelli del 2000) hanno comportato per l’Iran (dal gennaio 2000 al gennaio 2001), secondo stime dell’Int.l Energy Agency, anche una riduzione dell’out-put del 18,5%. Peraltro nel 2001 il consumo pro-capite di petrolio e’ in Iran salito fino a 17,5/b all’anno, contro i 14,8/b del precedente periodo. E’ un consumo assai elevato, oltre che oneroso per il Bilancio dello Stato, considerato che la benzina e’ tuttora un bene sussidiato. L’elevato consumo interno, unitamente alla mancanza di adeguati investimenti nel settore, a causa delle restrizioni seguite alla Rivoluzione del 1979, costituisce un ulteriore limitazione alla capacita’ di export del greggio. Il progetto di sviluppo e sfruttamento del gas naturale nel vasto giacimento del South Pars e’ pertanto fortemente incoraggiato dal Governo, sia perche’ puo’ ridurre il consumo interno di petrolio, sia perche’ puo’ favorire una remunerativa esportazione energetica alternativa. Nell’anno 2001 secondo i dati pubblicati dalla BCI, e’ risultato piu’ dinamico, rispetto al precedente anno, l’incremento del valore aggiunto del settore non-oil. Secondo i dati della BCI la crescita del PIL relativo al settore non petrolifero ha raggiunto, nel periodo considerato il + 6%, contro il 5,6% del 2000. Il buon risultato del settore non-oil e’ stato favorito soprattutto dalla crescita del numero degli investimenti immobiliari che rispetto al precedente anno sonoഊIstituto nazionale per il Commercio Estero ICE Teheran Italian Embassy – Trade and Promotion Section 3 mediamente saliti del + 41% (con incrementi particolarmente elevati nelle grandi citta’: +87%, mentre a Teheran si e’ attestato al + 46%). Il settore delle costruzioni ha esercitato un positivo effetto trainante anche sulle industrie collaterali, quali laterizi, cemento, pietre da costruzione e marmo, acciai. Dinamica e’ stata anche la crescita del settore automobilistico (+29%), tutelato da un rigido regime protezionistico e dominato da due grandi aziende parastatali, l’Iran Khodro e la Saipa. Migliora secondo i dati della BCI, anche il tasso di inflazione che scende dal 12,6% del 2000 al 11,4% del 2001, ma che secondo stime di analisti privati sarebbe in termini reali assai piu’ elevato di quello ufficiale, prevalentemente riferito ad un paniere di beni sovvenzionati. Il Governo e’ riuscito, con relativo successo, a controllare i prezzi di taluni beni, pur se cio’ ha comportato un costo considerevole sul bilancio dello Stato. L’offerta dei beni sovvenzionati e’ stata finanziata, fino al termine dello scorso anno iraniano (21.3.02), utilizzando come riferimento contabile, il tasso di cambio di 1’750 Rial per 1 USD, adottato dallo Stato nella contabilizzazione dei proventi delle esportazioni petrolifere e nelle statistiche ufficiali, mentre il cambio praticato sul mercato al di fuori delle transazioni statali, e’ stato di circa 4 volte superiore. Il reddito pro-capite annuale (a prezzi correnti) indicato dalla BCI e’ ufficialmente di Rials 8’519’000 (media mensile = Rials 709’916)(1). La valutazione del potere di acquisto in Iran di tale reddito puo’ tener conto solo in parte del correttivo introdotto dall’incidenza dei beni sovvenzionati, mentre un piu’ elevato target del livello dei consumi, a cui e’ da includere anche l’incidenza del prezzo di acquisto o di affitto delle abitazioni (mercato divenuto altamente speculativo), potrebbe pertanto non trovare riscontro nel riferimento ufficiale del tasso di inflazione. Con il nuovo anno iraniano che decorre dal 21.3.2002 e’ stato introdotto (quale tappa essenziale della riforma monetaria) il cambio ufficiale, pari a circa 7’700 Rials per 1 USD, che avra’ il beneficio di conferire all’economia iraniana una maggiore trasparenza (superando il sistema della divergenza dei cambi) (2) ma che e’ presumibile che richieda da parte delle Autorita’ locali l’adozione di misure per contenerne l’effetto inflattivo. (1) Reddito pro-capite calcolato sul Reddito Nazionale Netto. Risulta che il cambio ponderato utilizzato dalla BCI per calcolare il reale potere di acquisto sia stato nel 2001/02 pari a Rls. 6100 per 1 USD (= reddito pro-capite annuo di USD 1.397 nel 2001/02) (2) Cambio interbancario : 1 USD = a circa 7’900ഊIstituto nazionale per il Commercio Estero ICE Teheran Italian Embassy – Trade and Promotion Section 4 Positiva e’ l’evoluzione della situazione finanziaria e debitoria dell’Iran. Il debito estero e’ sceso nel 2001 a 7,081 miliardi di USD, con un incidenza sul PIL che non supera l’1,9%. L’oculata politica finanziaria adottata dall’Iran nel 2000 ha esercitato, un’influenza positiva anche nell’anno in corso. Secondo le stime ufficiali le riserve valutarie complessive del Paese hanno raggiunto i 16 miliardi di USD (mentre stime non ufficiali indicano tali riserve fino a 20 miliardi di USD). Inoltre la creazione del Fondo di Stabilita’ e Riserva ha consentito alle Autorita’ una piu’ proficua gestione del surplus valutario petrolifero. Il Fondo ha come obiettivo di garantire i necessari accantonamenti (al netto della quota prelevata dalla BCI per far fronte alle spese strategiche) destinati per il 50% alla costituzione di una riserva da utilizzare quale fattore di stabilita’ a fronte del rischio di oscillazioni dei prezzi petroliferi e per il 50% da offrire, quale finanziamento a lungo termine a tassi agevolati, agli investitori privati per l’acquisto di beni capitali finalizzati alle produzioni / esportazioni non petrolifere. La creazione di tale Fondo rappresenta un primo concreto sostegno allo sviluppo dell’industria non petrolifera ed al programma di diversificazione dell’export, secondo quanto anche previsto dal Terzo Piano Quinquennale (2000-05). In poco piu’ di un anno, grazie all’evoluzione della situazione politico-finanziaria del Paese, la categoria di rischio riferita all’Iran e’ stata oggetto di revisione in senso migliorativo per ben due volte da parte dell’OCSE (valutazione adottata anche dalla SACE), che ha “promosso” l’Iran nel maggio 2000 dalla 6º alla 5º e nel luglio 2001 dalla 5º alla 4º. La variazine di +2 punti della produzione industriale ha nel 2001 favorito una limitata crescita dell’occupazione che e’ comunque rimasta molto al di sotto del target previsto dal Terzo Piano Quinquennale di creare 800’000 nuovi posti di lavoro ogni anno. Il tasso di disoccupazione non viene direttamente indicato dalla BCI che fornisce invece il numero complessivo della popolazione attiva e quello della popolazione occupata. Il rapporto tra i due valori (popolazione attiva e occupata) puo’ secondo indicazioni “ufficiose” della BCI fornire la percentuale relativa al livello diഊIstituto nazionale per il Commercio Estero ICE Teheran Italian Embassy – Trade and Promotion Section 5 disoccupazione (+15,7% nel 2001, leggermente in diminuzione rispetto al precedente anno : +16%). Il tasso di disoccupazione variamente calcolabile, e’ indicato da analisti privati molto al di sopra dei dati “ufficiali”. Vi e’ in Iran un diffuso lavoro “al nero”. Il problema dell’occupazione ha notevole rilevanza sul piano della stabilita’ politico-sociale, soprattutto in considerazione della presenza di un’elevata percentuale di popolazione giovane in eta’ lavorativa, (di cui meta’ ha meno di 20 anni ed i 2/3 meno di 30 anni), a fronte di un buon livello medio di scolarita’. Secondo gli ultimi dati ufficiali della BCI, nel 2001 la popolazione totale dell’Iran ha raggiunto i 64,9 milioni (diversamente dalle stime dell’ONU che la indicano a 70,3 milioni), con un tasso di crescita del 1,6%.ഊIstituto nazionale per il Commercio Estero ICE Teheran Italian Embassy – Trade and Promotion Section 6 Commercio con l’Estero IRAN – Indicatori di Commercio Estero Descrizione 2000/01 2001/02 Esportazione petrolio e gas (mln) 24,280 19,339 Esportazione prodotti non petroliferi (mln) (1) 4,181 4,377 Tot. Esportazioni 28.461 23.716 In % del PlL sul valore global export 8,6 6,3 Variazione annua % “ “ “ 35,3 - 16,7 Importazione di beni a prezzi correnti (mln) (2) 15.086 18.138 In % del PlL 4,6 4,8 Variazione annua % dell’import 12,3 20,2 Saldo bilancia commerciale in $ (mln) 13.375 5.578 Esportazioni di servizi a prezzi correnti n.d. n.d. In % del PlL - - Variazione annua % - - Importazioni di servizi in $ prezzi correnti - - In % del PlL - - Variazione annua % - - Saldo bilancia dei servizi in $ (mln) - 1.351 - 1.144 Central Bank of Iran (I dati sono, riferiti all’anno iraniano dal 20 marzo al 21 marzo dell’anno successivo). (1) I dati della BCI comprendono anche lo scambio frontaliero e l’esportazione di elettricita’ non considerati nei dati della Dogana (2) I dati della BCI includono oltre alle merci anche i servizi. L’Iran e’ il quarto Paese produttore di petrolio nel Mondo (dopo Arabia Saudita, Stati Uniti e Russia) e secondo in ambito OPEC, con introiti valutari originati per oltre l’80% dalle esportazioni petrolifere. L’Iran e’ inoltre per importanza il secondo Paese al Mondo (dopo la Russia) per le riserve di gas naturale che non costituiscono ancora, in termini di sfuttamento, un’opportunita’ commerciale di rilevanza analoga al petrolio, anche se in prospettiva e’ in atto un ambizioso progetto per lo sviluppo del gigantesco giacimento del South Pars. La restante quota dei beni esportati e’ costituita da prodotti non petroliferi, prevalentemente dell’artigianato ed agricoli, nonche’ prodotti industriali inclusi quelli di base.ഊIstituto nazionale per il Commercio Estero ICE Teheran Italian Embassy – Trade and Promotion Section 7 Secondo i dati della Dogana iraniana, nell’anno persiano 2001/02, i principali beni non petroliferi esportati dall’Iran sono stati : tappeti annodati a mano e prodotti petrolchimici; mentre i principali prodotti importati dall’Iran sono stati in ordine di importanza : macchine non elettriche, ferro e acciaio, attrezzature e macchine elettriche e frumento. In linea con le indicazioni del Terzo Piano Quinquennale (ed in prospettiva per creare piu’ favorevoli condizioni alla candidatura dell’Iran al WTO) il Governo ha deciso di “liberalizzare” l’importazione di un gran numero di prodotti, con graduale riduzione dell’incidenza delle barriere non tariffarie, pur se per taluni beni divenuti autorizzati (e pertanto non piu’ condizionati a licenza) e’ stato elevato il peso dell’onere di ingresso del c.d. “interesse commerciale”. Nel 2001, il maggior stanziamento governativo (con acquisti diretti e finanziamenti al settore privato) ed in misura minore la graduale apertura verso le importazioni dall’estero, hanno determinato un consistente incremento delle importazioni (+ 20,2%), che, a fronte del minor valore delle esportazioni (-16,7%), dovuto al calo dei prezzi petroliferi, ha portato ad una sensibile diminuzione del saldo della bilancia commerciale, pur se con un valore finale ancora in attivo. Nonostante l’impegno del Governo verso una maggiore apertura, la normativa locale in materia di importazioni e’ nel 2001 ancora rimasta improntata ad un criterio tendenzialmente restrittivo, data la priorita’ accordata alla protezione delle industrie locali, mediamente meno competitive rispetto allo standard internazionale. Se da un lato, la collocazione del mercato iraniano nel commercio mondiale e’ tuttora relativamente contenuta, e’ altresi’ modesta la quota degli investimenti diretti esteri. Secondo gli ultimi dati resi disponibili dal Ministero dell’Economia e Finanze lo stock degli investimenti esteri approvati non supera i 2,806 milioni di USD, relativamente al periodo 1993 – 2001.ഊIstituto nazionale per il Commercio Estero ICE Teheran Italian Embassy – Trade and Promotion Section 8 Interscambio Italia / IRAN e Paesi EU Il peso delle esportazioni italiane verso l’Iran, rispetto all’export globale dell’Italia verso il resto del mondo e’ stato nel 2001 dello 0,43% (nel 2000 dello 0,33%). Anche nell’anno 2001 l’Italia si conferma come il principale partner europeo dell’Iran, con un volume complessivo dell’interscambio pari a oltre 3 miliardi e mezzo di Euro. L’offerta italiana e’ prevalentemente costituita da beni industriali, mentre le importazioni dall’Iran, pressoche’ invariate rispetto al precedente anno (- 3,41), sono soprattutto costituite da petrolio, pur se, il peso dell’Italia nell’importazione di prodotti non-oil iraniani e’ in ambito UE relativamente significativo, essendo secondo solo alla Germania che ha pero’ scarsa rilevanza nell’importazione diretta di greggio da questo mercato.  Dati Istat (Tab. A) La bilancia commerciale dell’Italia nei confronti dell’Iran continua, anche nell’anno 2001, ad essere sbilanciata, con un saldo negativo per l’Italia di 1 miliardo e 188 milioni di Euro. Anche nel 2001, l’Iran e’ stato, tra i Paesi del M.O. e Nord Africa, il secondo piu’ importante fornitore di greggio dell’Italia dopo la Libia. Il principale gruppo di prodotti esportati dal nostro Paese verso la RII si conferma quello delle “macchine ed apparecchi meccanici”, gruppo che ha registrato nel 2001 un incremento del +52,12%, rispetto al precedente anno, con un peso sul globale delle esportazioni italiane del 53%. Gli altri principali gruppi di prodotti esportati nel 2001 dall’Italia verso l’Iran sono : “prodotti chimici e fibre sintetiche artificiali” (+ 19,41%), “macchine elettriche ed apparecchiature elettriche e di precisione” (+ 25,7%), “metallo e prodotti in metallo” (+ 60,15%). La quota dei citati gruppi di prodotti, sul valore globale delle nostre esportazioni verso la RII nel 2001, rappresenta il peso maggiore, pari al 91% del totale.  Dati Eurostat (Tab. B) L’incremento delle esportazioni italiane, relativamente all’anno 2001 (1164 milioni di Euro), si attesta ad una percentuale (+ 39,8%) che e’ superiore all’ incremento della Germania (+24%), che continua comunque a detenere la sua tradizionaleഊIstituto nazionale per il Commercio Estero ICE Teheran Italian Embassy – Trade and Promotion Section 9 posizione di principale fornitore dell’Iran, con un’incidenza rilevante dei macchinari sul peso totale delle esportazioni (48% circa). Particolarmente dinamica risulta nel 2001 la crescita esportativa della Francia, grazie anche ai contratti acquisiti nel settore automobilistico, contratti che hanno esercitato un positivo effetto trainante sulle esportazioni di parti di veicoli (il cui peso sulle esportazioni globali francesi verso l’Iran e’ stato di circa il 33%). Positivo e’ anche il trend esportativo della Gran Bretagna, sebbene la crescita sia prevalentemente dovuta ad un fattore contingente, quale l’esportazione di metalli preziosi (lingotti d’oro) la cui incidenza e’ stata di circa il 41% sull’export totale verso l’Iran.  Dati Della Dogana Iraniana (Tab. C) I dati della Dogana iraniana, che nei valori aggregati sull’interscambio Iran/altri Paesi vengono dallo scorso anno elaborati anche con riferimento alle cadenze dell’anno occidentale (1 Gennaio – 31 Dicembre), pur non coincidendo con i dati Eurostat (per i Paesi EU di pertinenza), consentono di disporre della graduatoria di fonte iraniana che include anche i Paesi non EU. I dati della Dogana iraniana, nei valori dell’export dall’Iran, non riportano tuttavia il riferimento delle esportazioni petrolifere ma solo quello delle esportazioni iraniane dei beni non-oil. Tali dati mettono in evidenza anche il peso dei principali Paesi non EU partners dell’Iran :  In particolare l’importanza degli EAU quali acquirenti dell’Iran di prodotti non-oil e quale mercato di riesportazione verso l’Iran di prodotti di Paesi Terzi.  La rilevanza della Russia, quale Paese europeo non EU fornitore dell’Iran  Nonche’ l’importanza dei principali Paesi extraeuropei fornitori dell’Iran, quali Sud Corea, Cina e Giappone, oltre che Brasile (rilevante soprattutto per l’esportazione di prodotti alimentari di base).ഊIstituto nazionale per il Commercio Estero ICE Teheran Italian Embassy – Trade and Promotion Section 10 TAB A/1 (Fonte Istat) Interscambio Italia – Iran  -Tendenze in corso- Positive sono le tendenze in corso relativamente all’evoluzione del quadro normativo. Con il nuovo anno persiano 2002/03, e’ entrata in vigore (21/3/02) una nuova legge che diminuisce notevolmente la pressione fiscale sui redditi societari, con la previsione di un’imposizione unica sul reddoto totale delle societa’, non superiore al 25% (nel precedente regime fiscale raggiungeva oltre il 57%). Con tale emendamento l’Iran, da Paese ad elevata tassazione, potrebbe essere considerato uno dei mercati con regime fiscale tra i piu’ favorevoli. E’ inoltre da segnalare che nel maggio 2002 (26.5.02), dopo un travagliato percorso costituzionale, la nuova legge sugli investimenti esteri, (gia’ due volte bocciata dal Consiglio dei Guardiani) e’ stata approvata dal Consiglio per la Determinazione delle Scelte (Organo Costituzionale che funge da arbitro in caso di controversia di natura legislativa tra Parlamento e Consiglio dei Guardiani). La nuova legge, pur se ha introdotto taluni limiti per l’investitore estero, potra’ essere per l’Iran un ulteriore opportunita’ di sviluppo sia economico che sociale, una volta promulgato il relativo Regolamento di attuazione. Rispetto alla legge del 1955, viene data una definizione molto piu’ specifica di capitale estero; sono infatti ricompresi non solo fondi liquidi, macchinari, attrezzi e ricambi, ma anche diritti di brevetti, marchi, know how, servizi specializzati , oltre a dividendi trasferibili. Le condizioni di ammissibilita’ degli investimenti riguardano sia i settori di intervento che le modalita’ di investimento. Sono infatti ammissibili gli investimenti esteri che rispondano ai seguenti criteri :  Determinare la crescita economica, tecnologica, qualitativa della produzione iraniana, oltre che incrementare le esportazioni e l’occupazione.  Non danneggiare l’economia e l’ambiente oltre che la sicurezza e gli investimenti nazionali.  Non comportare la concessione di monopolio o concessioni speciali.ഊIstituto nazionale per il Commercio Estero ICE Teheran Italian Embassy – Trade and Promotion Section 16 Da parte governativa vi e’ inoltre un piu’ deciso impegno volto ad accelerare il processo di privatizzazione previsto dal 3º Piano Quinquennale. Dal punto di vista politico-commerciale l’Italia, nel rapporto con l’Iran, si colloca in una posizione di partner previlegiato, non solo perche’ ha operato da “capofila” in ambito EU per sostenere il processo di apertura di questo Paese, ma anche perche’ si sta coerentemente impegnando per dare sempre maggiore concretezza allo sviluppo dei rapporti bilaterali, come confermato dalle positive valutazioni dell’Ambasciata d’Italia con cui l’Ufficio ICE e’ in raccordo. Quale piu’ recente sviluppo delle relazioni bilaterali sono da menzionare gli accordi di programma firmati da Italia ed Iran in occasione delle Commissione Mista svoltasi a Teheran (25/2/2002), accordi che prevedono un reciproco impegno a favorire le condizioni di sviluppo e cooperazione industriale in particolare tra le PMI dei due Paesi. A conferma del dinamismo del ns. flusso esportativo e della posizione “strategica” che in Iran e’ sempre di piu’ venuto ad acquisire il ruolo commerciale dell’Italia e’ da considerare il positivo trend di crescita delle ns. esportazioni nei primi 6 mesi dell’anno 2002. I dati ISTAT disponibili, relativi ai mesi gennaio/giugno 2002, registrano infatti una crescita del nostro export del + 56,14%, rispetto al precedente analogo periodo, mentre risultano in diminuzione (- 29,58%) le importazioni italiana dall’Iran soprattutto a causa della minore incidenza in termini di valore dell’import di petrolio greggio. 2001 GEN./GIU. 2002 GEN./GIU. % VAR. Esportazioni Italiane verso l’Iran 520,57 812,81 56,14 Importazioni Italiana dall’Iran 1300,57 915,89 - 29,58 Il dinamico andamento delle nostre esportazioni trova conferma anche nei dati di fonte internazionale del Global Trading Information, relativi alle esportazioni UE dei primi 6 mesi del 2002. Tali dati mettono in evidenza il brillante risultato del nostro Paese che recupera la sua posizione di secondo piu’ importante fornitore EU dell’Iran rafforzando, rispetto al primo semestre del 2001, il proprio peso esportativo.ഊIstituto nazionale per il Positive sono le previsioni del FMI sull’andamento della congiuntura iraniana nel 2002. Grazie alle migliorate condizioni del mercato petrolifero ed alla previsione di incremento della domanda interna dei settori sia pubblico che privato, la crescita del PIL e’ dal FMI stimata al + 5,8%. Nel 2002 e’ altresi’ prevista in espansione l’industria delle costruzioni e quella manufatturiera. Quest’ultima potrebbe ricevere un positivo impulso anche grazie alla maggiore fiducia degli investitori privati verso il processo di riforme avviato dal Governo a sostegno dello sviluppo industriale e del commercio con l’Estero. E’ inoltre positivo il giudizio del FMI sulla crescita della produzione agricola che puo’ finalmente trarre beneficio dal miglioramento delle condizioni climatiche, dopo il lungo periodo di siccita’ che ha negativamente condizionato il precedente biennio.

-SIRIA- Superficie 185.180 Kmq Popolazione 16.125.000 Densità 87 ab/Kmq Lingua Arabo, (ufficiale) Aramaico, Armeno, Circasso, Curdo Religione Mussulmani 86% Cristiani 9% Drusi 3% Capitale Damasco Sede di governo Damasco Forma istituzionale Repubblica Presidenziale Relazioni internazionali Membro di Lega Araba, OCI, e ONU Unità Monetaria Lira Siriana (SYP) - 1 - La congiuntura economica siriana nel 2001 Demografia Le ultime stime (2002) si riferiscono ad una popolazione di 18.866.025 abitanti, con una densità di 101,88 abitanti per km 2 , oltre a 37.200 persone che vivono nelle Altu-re del Golan, sotto occupazione militare israeliana, di cui 18.200 arabi (16.500 drusi e 1.700 alawiti), cui vanno aggiunti circa 19.000 coloni israeliani. Per l’ anno 2010 si stima che la popolazione siriana raggiunga i 19 milioni. Il tasso di crescita demogra-fico della Siria è uno dei più alti al mondo, avendo raggiunto il 2,5% circa nel 2001. La rapida crescita, unita al basso incremento della vita media, ha fatto sì che la Siria abbia un profilo demografico sbilanciato, con metà della popolazione sotto i 19 anni, e con il principale raggruppamento demografico sotto i 14. Nel 2001 il tasso di crescita della popolazione è stato stimato intorno al 2,5%; il tas-so di natalità pari al 36,95‰; il tasso di mortalità al 5,4‰; la mortalità infantile era di circa di 36,42 morti ogni 1.000 nascite; la speranza di vita alla nascita era di 66,75 anni per i maschi e di 69,48 anni per le femmine. Il tasso di fertilità nel 1999 è stato di 5,37 nati per donna. Il 15-25% della popolazione è stimato al disotto della soglia della povertà; secondo i dati FMI, basati su quelli siriani, l’ inflazione si mantiene a livelli contenuti. La forza di lavoro stimata nel 2001 ammontava a 4,937 milioni di individui (15-65 an-ni), mentre la popolazione attiva si stima sia intorno ai 4,468 milioni; il tasso di disoc-cupazione è ufficialmente dell’ 8,9%, mentre si stima si aggiri intorno al 25/30%, an-che per diretta ammissione di ministri in carica; secondo l’ Annuario Statistico Siriano 2001, il 32,0% della forza lavoro è occupata in agricoltura, il 13,1% nell’ industria ma-nifatturiera, il 12,4% nell’ edilizia, il 14,5 nel commercio e nel settore alberghiero e ri-storanti, il 5,3% nei trasporti e telecomunicazioni, il 22,7% nei settore pubblico. Attuale situazione politica Le relazioni della Siria con i Paesi vicini sono caratterizzate dal permanente stato di guerra, almeno formale, con Israele e da un rapporto di stretta collaborazione e di soffocante amicizia con il Libano, ai sensi dell'Accordo stipulato nel 1991, che con-templava altresì una presenza militare siriana in quel territorio di circa 35.000 uomini. Il ritiro delle forze armate israeliane dal Sud del Libano, avvenuto nel 2000, ha de-terminato un fatto nuovo che la Siria sta considerando. La Siria comunque non ha formali rapporti diplomatici con il Libano. Con la Giordania i rapporti sono adesso ottimi, migliorati dopo l’ avvento al potere di Bashar e la successione al trono in Giordania del Re Abdullah; si sono recentemente sviluppate forme di collaborazione economica e commerciale. E' stato concluso, nel 2000, un contratto per la fornitura di 5 milioni di metri cubi di acqua. Con l'Iraq i rapporti sono sulla via della normalizzazione, anche se lentamente. Do-po la riapertura delle frontiere nel 1997 è stata recentemente aperta a Damasco, nel febbraio del 2000, una sezione di interessi dell'Iraq,. Sono ripresi i collegamenti ae-rei, anche se in forma di charter.ഊ- I.C.E. Damasco - 2 - Anche con la Turchia i rapporti stanno migliorando, soprattutto dopo il superamento della vicenda Oçalan. La Siria sta stringendo relazioni economiche e politiche con l’ U.E., tendenti ad un Accordo Euromediterraneo di collaborazione ed associazione. E' stato firmato un Accordo quadro di cooperazione che apre la strada alla conclusione di convenzioni finanziarie per singoli progetti; la prima, del valore di 12 milioni di US$ è stata finaliz-zata e riguarda un programma di sostegno all'imprenditoria. Recentemente la B.E.I. ha concesso alla Siria un prestito di 75 milioni di €uro per la ristrutturazione della produzione elettrica. Un altro prestito della B.E.I., di 115 milioni di €uro, è stato con-cesso recentemente per l’ ammodernamento della rete di distribuzione dell’ elettricità. ECONOMIA L’ economia siriana, dominata dalla massiccia influenza statale, è, nonostante le buone intenzioni ed il cambio della dirigenza, in una situazione di stallo. L’ agricoltura rimane il settore economico predominante, con circa 18% della superficie coltivabile non irrigua. Misure economiche straordinarie sono state decise recentemente dal Governo per stimolare gli investimenti e le esportazioni non petrolifere, tra le quali la decisione di autorizzare la costituzione di banche private (nazionalizzate nel 1963), la Borsa Va-lori, e l’ adeguamento (non liberalizzazione) del cambio della Lira Siriana alla realtà dei mercati. A distanza di vari mesi dalla promulgazione della legge relativa, nessu-na banca straniera si è ancora affacciata all’ orizzonte siriano, nonostante la diffusio-ne di notizie positive; la limitazione del capitale straniero al 49% è altamente disin-centivante; inoltre ancora nessun regolamento di attuazione è stato emesso. Il cam-bio della Lira Siriana è stato “liberalizzato” a senso unico. E’ stato recentemente co-stituito (marzo 2002) un Comitato Monetario, con il compito di studiare la complessa problematica della Legge Bancaria e le sue implicazioni sui cambi, sulla Borsa Valo-ri, sulla Legge sugli Investimenti, sui titoli di credito, ecc.. Il Governo ha concesso agli esportatori di poter trattenere, per le proprie necessità, fino al 75% dei proventi delle esportazioni, obbligandoli a cambiare ufficialmente il restante 25%. Per ora tuttavia, molti operatori siriani si affidano a banche libanesi, cipriote o svizzere per le loro operazioni commerciali. Una particolare enfasi è stata posta sulla riforma della Pubblica Amministrazione, su quella dell'Educazione, e sull'implementazione del settore delle Telecomunicazioni, compreso Internet. Il Governo ha previsto,per febbraio 2002, l’ apertura di 20.000 nuove connessioni ad Internet, anche se il provider rimane unico. Per la fine dell’ anno le nuove connessioni ad Internet dovrebbero essere 200.000. Anche se la Siria dispone di sufficienti risorse idriche, in condizioni di normali precipi-tazioni atmosferiche, le grandi distanze fra gli agglomerati urbani e queste risorse, pone un problema di distribuzione, esacerbato dalla rapida crescita della popolazio-ne, dall’ espansione industriale e dall’ inquinamento delle falde acquifere. La Siria ha importato orzo per gli allevamenti ovini, nel 1998 e 1999 e nel 2000. Stanno comun-que riprendendo le esportazioni di cereali (grano duro).ഊ- I.C.E. Damasco - 3 - La produzione petrolifera è statica, e soltanto la ripresa dei prezzi del greggio ha por-tato lo scorso anno un sollievo nelle casse statali siriane. Le stime assegnano alla Siria risorse petrolifere accertate per altri 12 anni, il ché spinge il Paese verso un’ attiva ricerca di nuovi giacimenti, sia di petrolio sia di gas naturale (ancora non sfruttati appieno), in associazione a compagnie straniere, americane, francesi, tede-sche, canadesi, croate e giapponesi. I settori non petroliferi incontrano maggiori difficoltà nella penetrazione dei mercati esteri; le infrastrutture inadeguate, le basi tecnologiche obsolete ed un sistema edu-cativo non aggiornato, rendono la Siria vulnerabile in vista dei futuri cambiamenti e-conomici nella regione. Il Governo è ben consapevole di questo è sta operando una razionalizzazione ed un riordino delle risorse, anche se dichiara apertamente che non farà ricorso alla privatizzazione delle aziende pubbliche, tutte gestite con criteri antieconomici. La Siria ha conosciuto nel 1998, 1999 e 2000 una recessione economica, dovuta, in parte, alla sua titubanza, se non ritrosia, ad intraprendere serie riforme economiche e alla siccità, già ricordata, che ha colpito tutto il settore agricolo. Il peso del debito estero, che ammonterà a circa 22,9 miliardi di US$ alla fine del 2001, secondo re-centi autorevoli stime occidentali, aggrava la situazione economica. Secondo stime di fonte occidentale, come anche per ammissione di autorevoli rap-presentanti del Governo, la disoccupazione in Siria è intorno al 30% della popolazio-ne attiva, mentre il P.I.L. del 2001 è aumentato del 5,9%, secondo stime ufficiali, grazie all'aumento dei prezzi petroliferi (1,7% secondo autorevoli fonti occidentali). La Lira Siriana (Syrian Pound – S.P.) rimane stabile nei confronti delle principali mo-nete occidentale e specialmente del dollaro americano; recentemente, sul mercato libero di Beirut (marzo 2002), la Lira Siriana viene cambiata a 52 SYP per 1 US$. Si ricorda che in Siria vige ancora un complicato sistema di cambi multipli. Nonostante le riforme economiche dei primi anni ’ 90 l’ economia rimane centralizza-ta, e vede lo Stato giocare un importante ruolo nella produzione e nei servizi. Alcuni settori tradizionali (petrolio, cemento, energia) sono sempre stati al di fuori delle mire dei privati, anche se qualcosa sta cambiando, pur se lentissimamente. L’ intervento statale sul mercato del cotone e dei cereali è totale, ma alcuni altri pro-dotti, come frutta e verdura, sono lasciati alle libere forze di mercato. Un altro serio problema che affligge la Siria è il contrabbando, specialmente dal Li-bano, dalla Giordania e dalle Zone Franche. Secondo recenti previsioni, la Siria, grazie all'aumento dei prezzi petroliferi ed alla scoperta di nuovi giacimenti, all'arrivo delle piogge che hanno interrotto una siccità durata anni, dovrebbe uscire dalla recessione nel 2002, con una crescita del 3,5%. Le agenzie internazionali Moody’ s e Standard & Poor’ s non assegnano alla Siria al-cun rating. Secondo valutazioni ufficiose il rischio paese è 65/164, con un punteggio di 49/100.ഊ- I.C.E. Damasco - 4 - La SACE colloca la Siria nella categoria 7, che corrisponde al rischio massimo. Le ope-razioni con la Siria sono giudicate caso per caso. E’ comunque in corso un processo di revisione. Recentemente alla Siria è stato assegnato un plafond Sace di 100 milioni di €uro, non rinnovabile, da utilizzare caso per caso. Bilancio dello Stato 2001 Il 10 maggio 2000 il Parlamento Siriano (Assemblea del Popolo) ha approvato il Bi-lancio dello Stato per il 2001. Esso prevede entrate per 322 miliardi di Lire Siriane, con un incremento del 16,92%, essenzialmente destinate - come affermato dal pre-sidente del Consiglio Miro - alla sicurezza nazionale, che ha assorbito 53,4 miliardi di SYP; 171,3 miliardi di SYP sono stati destinati alla spesa pubblica; 2,7 al commer-cio; 54,5 a progetti di investimento nei settori dell'irrigazione, petrolio, gas ed energia elettrica, e 2,2 a progetti di investimento nel settore della sanità. Bilancio dello Stato 2002 La p revisione di bilancio per il2002 contempla entrate per 322.000 milioni di SYP, con un aumento del 16,92% rispetto al 2001. Il dettaglio prevede un aumento del 34,94% delle entrate fiscali, e del 17,67% delle entrate provenienti dalle aziende pubbliche; le uscite prevedono un aumento del 14,17% per le spese della P.A., dell’ 11,41% per investimenti nel settore petrolifero, dell11,68% per investimenti nel settore manifatturiero e del 61,8% nel settore delle telecomunicazioni. Dal 1995 al 2000 la Siria ha registrato un tasso di crescita medio superiore al 5,5%, a fronte di un tasso di crescita demografica pari al 2,7% circa. Negli ultimi due anni, tuttavia, il tasso di crescita defl P.I.L. ha evidenziato una tendenza alla flessione, giungendo all’ 1,5% nel 2000. Il processo di apertura economica avviato all’ inizio degli anni novanta, dopo aver su-bito un certo rallentamento nel corso degli ultimi tre anni, potrebbe ora, secondo mol-ti osservatori, tendere verso una fase di rilancio. Il sistema bancario, comprende la Banca Centrale, che non ha autonomia decisiona-le, la Banca Commerciale di Siria, unico istituto di credito abilitato alle operazioni con l’ estero, e sei banche specializzate (credito cooperativo, credito agricolo, credito in-dustriale, credito immobiliare, credito popolare, ecc.) che costituiscono, di fatto, se-zioni della Banca Commerciale di Siria. La remunerazione del risparmio bancario è fissa e bloccata all’ 8%, indipendentemente dall’ eventuale inflazione, dai fatti con-giunturali e dagli impieghi; ciò determina, ovviamente, una maggiore propensione verso una remunerazione monetaria sicura e più alta di quella che scaturirebbe da eventuali investimenti. Ne deriva che l’ apertura di nuovi conti bancari è fortemente disincentivata dalle stesse autorità bancarie. Gran parte dei finanziamenti sono destinati al settore pubblico, mentre il settore pri-vato è costretto a rivolgersi al mercato privato del denaro, con tassi che sfiorano il 20%, oppure sui mercati internazionali.ഊ- I.C.E. Damasco - 5 - Alla ristrutturazione del sistema bancario siriano è dedicato un importante progetto finanziato dall’ Unione Europea, sulla linea MEDA, di circa 4 miliardi di Euro, che il Governo sta ancora esaminando. Il Governo ha legalizzato l’ uso di carte di credito in Siria anche da parte di residenti (implicitamente accettando il principio che i cittadini siriani possano tenere conti all’ estero, anche se su questo punto vi sono non poche incertezze, mentre la deci-sione appare sostanzialmente motivata dal desiderio di far rientrare capitali siriani dall’ estero). La Banca Commerciale ha inoltre intrapreso, da tempo, negoziati con alcune organizzazioni del settore per introdurre in Siria l’ uso di carte di credito in va-luta locale per i propri clienti. I turisti stranieri e gli uomini d'affari usano correntemen-te, anche se limitatamente, le loro carte di credito in Siria. Il maggior ostacolo all'uso delle carte di credito è il fatto che, nonostante il cambio sia attualmente pari a 52 SYP per 1 US$, quando si utilizza la carta di credito il cambio applicato è quello, più sfavorevole, di 46 SYP. Sono entrati recentemente in nunzia damasco one alcuni sportelli Bancomat. Il settore petrolifero costituisce la principale fonte di ricchezza e di valuta estera del Paese. Il Paese, pur non facendo parte dell'OPEC, fa parte dell'OAPEC (Organiza-tion of Arab Petroleum Exporting Countries). La produzione siriana si aggira attual-mente (2002) intorno a 521.000 barili/giorno di greggio, mentre il petrolio destinato all’ esportazione è circa 385.000 b/g, che origina circa il 60% per cento dei proventi derivanti dalle esportazioni (3.500 milioni di US$ circa nel 2001). Da notare che le esportazioni di petrolio siriano, nel 2000, erano intorno ai 300.000 b/g, per passare ai 400.000/450.000 durante il 2001, differenza questa da imputare alle importazioni ir-regolari dall’ Iraq, nonostante l’ embargo dell’ ONU. Si prevede che anche il 2002 regi-strerà queste operazioni illegali ma tollerate. Nel gennaio 2002 la Gran Bretagna ha accusato la Siria di violare le sanzioni imposte all’ Iraq importando più di 100.000 b/g senza l’ approvazione delle N.U.. In Siria operano due raffinerie e due oleodotti. Esiste un progetto per la creazione di una terza raffineria a Palmira. Le riserve stimate di greggio ammontano a circa 3 miliardi di barili, quelle di gas na-turale sono valutate in oltre 220 miliardi di metri cubi. Il settore è attualmente in forte espansione, in particolare dopo l’ assegnazione ad un Consorzio tra CONOCO e ELF di un importante contratto, del valore di 420 milioni di US$, per lo sviluppo delle ri-sorse esistenti di gas associato. La ripresa del prezzo del petrolio ha indotto le principali compagnie petrolifere (in particolare Shell, Deminex, Marathon ed ELF) a riattualizzare i programmi di inve-stimento nel settore petrolio e gas. Oltre ai quantitativi di greggio esportati nel 2001, la Siria ha anche effettuato espor-tazioni, sempre nel 2001, di prodotti petroliferi raffinati, che hanno portato nelle cas-se dello Stato considerevoli importi di valuta. La Siria ha inoltre enormi giacimenti di fosfati (1 miliardo di tonnellate). La produzio-ne annuale di fosfati si aggira sui 2,5 milioni di tonnellate; le esportazioni del 2000 sono ammontate a 1.225.438 tonnellate, per un valore di 1.306 milioni di SYP, pari a 28 milioni di US$. Ha inoltre giacimenti di salgemma, marmo, gesso e sabbia non sfruttati.ഊ- I.C.E. Damasco - 6 - L’ industria del cemento costituisce un altro importante settore economico, monopo-lizzato dallo Stato, per il quale il Governo sta pensando ad un apertura al capitale privato, dopo che è stata resa nota la previsione di una domanda superiore all’ offerta interna pari ad un milione di tonnellate annue, destinate a divenire 11,5 milioni di ton-nellate nel 2005. L’ edilizia ha seguito il tasso di crescita economica, con un’ esplosione nel 1970 ed un rallentamento nel 1980, per riprendere poi agli inizi degli anni ’ 90. Il tasso di crescita, indicato nel 25% nel 1993 e 1994, è sceso al molto negli anni successivi. L’ edilizia ha beneficiato del fatto che i prezzi dei terreni non siano controllati dallo Stato, e che le possibilità di investimenti alternativi siano limitate. Questo fatto ha rafforzato la convinzione, molto forte nel mondo arabo, che l’ investimento nelle proprietà immobi-liari sia prova di inflazione, anche se lo stretto controllo dello Stato sul mercato degli affitti ha rallentato questi entusiasmi, i prezzi dell’ edilizia residenziale, a Damasco, sono molto più alti di quello che ci si potrebbe aspettare in un Paese relativamente povero. In molti comparti manifatturieri l’ economia siriana, spesso protetta dalla concorrenza esterna da elevati dazi o divieti di importazione, è ancora in larga parte in mano pubblica. Il settore privato sta progressivamente estendendosi anche per effetto del-le opportunità offerte dalla Legge n. 10 del 1991, che ha parzialmente liberalizzato la disciplina degli investimenti, in particolare con esenzioni fiscali, licenze di importa-zione e regimi valutari speciali per i progetti di investimento approvati dalla Commis-sione Superiore per gli Investimenti. Rimangono comunque scarsi gli investimenti dei paesi occidentali. Nei settori tessile, agro-alimentare, carta, prodotti chimici e farmaceutici e turismo si sono sviluppati assetti proprietari misti e importanti realtà industriali private. Il settore privato contribuisce oggi per i 2/3 circa alle esportazioni non petrolifere. Il settore tessile offre lavoro a circa 270.000 addetti. L’ agricoltura è un settore tradizionalmente considerato di importanza strategica, nel quale coesistono pubblico e privato, in un regime di prezzi controllati. La proprietà della terra è ormai quasi interamente privata, ma lo Stato svolge un ruolo importante nell’ allocazione delle risorse (è acquirente unico ed unico esportatore di alcuni rac-colti, quali grano, orzo, cotone), nella gestione del credito agricolo e nella fissazione dei prezzi di alcuni prodotti (pane, zucchero, cotone). Il cotone costituisce una tra le principali voci di esportazione. Soltanto un terzo circa della superficie della Siria è destinata all’ agricoltura, principalmente lungo la costa e negli altipiani centrali, e solo un quinto è irrigua. Il settore agricolo e dell’ allevamento - che contribuisce per il 29% alla formazione del P.I.L., ed assorbe il 30% della forza di lavoro, per la maggior par-te femminile - ha fortemente risentito delle conseguenze della grave siccità che ha caratterizzato gli anni passati, considerata la più grave in almeno quaranta anni. Nel settore dei trasporti e delle telecomunicazioni la Siria ha fatto enormi progressi negli ultimi 20 anni. La rete ferroviaria misura 2.796 km. di cui 336 a scartamento ri-dotto. I canali navigabili hanno una lunghezza di 870 km., ma la loro importanza è relativa. La lunghezza totale delle strade si è quasi raddoppiata (20.000 km. nel 1980, 44.575 nel 2000, di cui 877 di autostrade e 32.028 di strade asfaltate). Il nu-ഊ- I.C.E. Damasco - 7 - mero di veicoli è cresciuto costantemente, da 356.000 nel 1992 a 746.520 nel 2000, così distinto: La Syrian Arab Airlines, posseduta dal Governo, ha recentemente acquistato sei nuovi Airbus, tutti già consegnati. E’ attualmente allo studio un progetto di costituzio-ne di una nuova compagnia aerea, a corto raggio, con la libanese MEA. Gli aeroporti internazionali sono 3 (Damasco, Aleppo e Latakia). La televisione satellitare si è consolidata negli ultimi anni, anche se il possesso di antenne satellitari dovrebbe essere autorizzato. E’ stata, recentissimamente, istituita una tassa sul possesso delle antenne satellitari, pari a 20 US$ circa. Esiste Internet, anche se i circa 20.000 accessi sono ristretti ad una selezionata cer-chia di persone ed Enti. L'uso della posta elettronica è separato dalle possibilità di navigazione in rete ed è relativamente più facile, mentre la navigazione è soggetta a dei limiti nella scelta dei siti visitabili, attraverso un sistema di "proxies" e "firewalls". Non è possibile pertanto, attraverso i 2 unici providers siriani, scaricare posta da altri servers. Sono sorti recentemente, nella capitale, diversi “Internet Café”, e recente-mente sono stati fortemente diminuiti i prezzi delle sottoscrizioni e dei collegamenti. Nel 1991 esistevano 500.000 utenze telefoniche; alla fine del 2000 le linee installate erano circa 1,684 milioni, con la previsione di un raddoppio per il 2002. La capacità del sistema telefonico siriano raggiunge attualmente 1,95 milioni di numeri su 800 centrali, con una capacità di 75.000 circuiti. Sono stati altresì realizzati collegamenti sottomarini a fibre ottiche tra Siria e Cipro, attraverso Beirut. Nel 1998 è stato completato, a cura di una società siriana, il progetto per l'installa-zione di cabine telefoniche pubbliche a Damasco, a scheda ed a monete. Nell'ambito del progetto MEDA la Commissione U.E. ha individuato il settore delle telecomunicazioni quale destinatario di un programma di assistenza tecnica, avente come obiettivo la modernizzazione della Syrian Telecom, il miglioramento degli standard tecnici, la gestione delle reti, la formazione, ecc.. E' prevista anche la forni-tura di attrezzature per 10 milioni di Euro. Lo studio di fattibilità è stato realizzato dal-la ditta italiana Techniplan (gruppo Italtel Siemens). Il 15 febbraio 2000 è stata inaugurata, con lieve ritardo rispetto ai piani iniziali, la messa in esercizio di un sistema sperimentale di telefonia mobile in GSM, operato dalla Syrian Telecom Establishment (S.T.E.). Attualmente i nuovi abbonamenti al servizio di telefonica mobile è sospesa causa mancanza di linee. Nel settore della telefonia fissa, nel 1998, la Ericsson si era aggiudicata un contratto per l’ installazione di 1,7 milioni di linee, la Siemens aveva ottenuto 400.000 linee e la Samsung 250.000. Il progetto di potenziamento della telefonia fissa, che include la realizzazione di collegamenti in fibre ottiche, del valore complessivo di circa 500 mi-lioni di US$, è stato finanziato con il concorso dei fondi arabi. Il suo completamento è previsto entro il 2002. Il settore energetico denuncia qualche problema; dal 1960 la domanda di energia e-lettrica è salita vertiginosamente, spingendo il Governo a mettere in funzione nuoviഊ- I.C.E. Damasco - 8 - generatori, che comunque non sono ancora sufficienti a soddisfare la domanda in-terna, specialmente durante i mesi estivi, durante i quali si assiste a varie interruzioni della somministrazione durante il giorno ed ad un forte calo del voltaggio. Il turismo è considerato dal Governo una delle principali risorse di valuta pregiata del Paese. Alla fine del 1990 il numero dei letti nei 450 esercizi turistici assommava a 29.396, mentre alla fine del 2000 esso era salito a 34.209 suddiviso su 466 esercizi alberghieri. Anche il numero dei turisti è cresciuto sensibilmente, passando dai 621.900 del 1991 ai 3.014.758 del 2000, di cui 2.262.418 arabi e 752.340 non arabi. L’ indebitamento estero della Siria ammontava, secondo stime, a 22,2 miliardi di US$ alla fine del 2001; il debito riconosciuto, in base ai dati del FMI, è pari a 21 miliardi di US$ nel 2001. Il debito più rilevante è quello nei confronti della Federazione Russa, principale creditore, pari ad oltre 10 miliardi di US$, secondo alcune stime (il debito è tuttavia denominato per la gran parte in rubli. La Germania, tra i Paesi dell’ U.E., su-bentrata nei crediti dell’ ex R.D.T., è il più importante creditore (476,595 milioni di DM). La Banca Mondiale ha classificato la Siria come un Paese a scarso reddito, forte-mente indebitato, a causa del rapporto debito estero/PIL, molto alto (122,65% nel 2001). Non esistono dati circa le riserve valutarie siriane, ma si stima che esse ammontino a 2,85 miliardi di US$. COMMERCIO ESTERO Nel 2000 la bilancia commerciale siriana ha registrato un saldo positivo pari a 28.655 milioni di SYP, equivalenti a US$ 1.423 milioni, calcolando il valore delle importazioni a 46,50 SYP per 1US$ e quello delle esportazioni a 46 SYP per 1 US$. Il cambio at-tuale si aggira intorno ai 52 SYP per US$. Le esportazioni sono ammontate a 216.190 milioni di SYP (5.146 milioni di US$), con un aumento del 35,40% rispetto all'anno precedente, mentre le importazioni hanno raggiunto i 187.535 milioni di SYP (3.723 milioni di US$), con un aumento del 5,49% rispetto all'anno precedente. Tra i primi fornitori della Siria del 2000 (dati ufficiali siriani) figurano gli USA, con 257,9 milioni di US$ (mais, pannelli oleosi, sigarette, antiparassitari, prodotti chimici, filati, prodotti siderurgici, motori avio, pompe, macchine movimento terra, macchinari elettronici), la Germania, con 257,8 milioni di US$ (orzo, zucchero, prodotti chimici, farmaceutici, antiparassitari, materie plastiche, filati, pompe, macchinari industriali, macchine grafiche, macchine per industria tessile, autoveicoli) e l'Italia, con 237,3 milioni di US$. Tra i primi acquirenti figura l’ Italia, con 1.483,8 milioni di US$, seguita dalla Francia, con 1.044,6 milioni di US$ (petrolio greggio, abbigliamento), la Turchia, con 482,4 milioni di US$ (petrolio greggio, olio di cotone e cotone, lenticchie), l'Arabia Saudita, con 272,3 milioni di US$ (frutta fresca e secca, tessuti, abbigliamento, calzature), ilഊ- I.C.E. Damasco - 9 - Libano, con 188,6 milioni di US$ (formaggi, carburanti, fosfati, pistacchi). L'Italia ri-mane così, anche per il 2000, il primo partner commerciale di Damasco ed il primo paese acquirente di merci siriane. Il Governo ha aderito con convinzione al progetto di integrazione dei mercati di alcu-ni Paesi arabi (Arab Free Trade Zone), che ha portato nel 1998 ad un abbattimento delle barriere tariffarie pari al 10% con i Paesi partecipanti. Con il Libano, invece, è in vigore un Accordo bilaterale con l’ eliminazione completa delle tariffe doganali per i prodotti industriali (con qualche eccezione, come il settore abbigliamento) dal 2002, e progressive riduzioni tariffarie per i prodotti agricoli che saranno eliminate entro il 2005. Analogo accordo è stato stipulato con la Giordania, prefigurando un nucleo di Paesi che procedono più rapidamente sulla via dell’ integrazione dei mercati arabi. Uno scenario innovativo nel contesto della politica economica e commerciale di Da-masco e che ha portato alla richiesta di adesione alla W.T.O., che determina qual-che preoccupazione negli ambienti economici siriani. Secondo però i dati ISTAT le esportazioni italiane nel 2000 sono ammontate a 908,2 miliardi di lire, con un aumento del 37,44% rispetto all'anno precedente; le importa-zioni sono state di 1.409,9 miliardi di lire, con un aumento del 56,66%. Le cifre sopra riportate non sono per niente veritiere, perlomeno per quanto riguarda le importazio-ni siriane, in quanto è abitudine radicata la sotto fatturazione per motivi doganali. Lo scorso anno l’ interscambio era aumentato del 48,52% rispetto al 1999, raggiungen-do e superando, per la prima volta, il traguardo simbolico dei 2.000 miliardi di lire (2.318 miliardi di lire). Secondo i dati ISTAT, nel 2001, l’ interscambio Italia Siria ha largamente superato i 3.000 miliardi di lire. Il valore delle esportazioni petrolifere è notevolmente aumentato nel 2000. Comun-que i proventi delle esportazioni si sono ridotti a per il ridimensionamento delle esportazioni non petrolifere, a causa della siccità, che ha falcidiato le esportazioni di prodotti agricoli. Per quanto riguarda i foraggi (orzo) la Siria da grosso esportatore si è trasformata in importatore. Nel 2000 le esportazioni siriane si sono dirette essenzialmente verso i Paesi del-l'U. E., che ha assorbito interamente l'aumento. L'U.E. assomma il 64,88% delle e-sportazioni siriane ed ha realizzato un incremento del 44,44%. Nei primi tre mesi del 2001, le esportazioni siriane sono aumentate del 21% rispetto allo stesso periodo del 2000. Nei primi sei mesi del 2001, le importazione siriane sono ammontate a 103.526 mi-lioni di SYP, pari a 2.226 milioni di USD, con un aumento del 16,96% rispetto allo stesso periodo dell’ anno precedente (88.513 milioni di SYP). Le esportazioni italiane verso la Siria, nel periodo considerato, hanno raggiunto i 6.852,721 milioni di SYP, pari a 147,370 milioni di USD, con un aumento del 30,16% rispetto allo stesso periodo del 2000. L’ Italia è il secondo fornitore della Siria, dopo l’ Ucraina (9.480,342 milioni di SYP), la Germania (5.149,931 milioni di SYP) ed USA (5.143,261 milioni di SYP). Le esportazioni siriane, nei primi sei mesi del 2001, hanno rilevato un aumento del 13,46% rispetto allo stesso periodo dell’ anno precedente, passando da 104.158 mi-lioni di SYP, del 2000, a 118.181 milioni di SYP, pari a 2.569 milioni di USD, delഊ- I.C.E. Damasco - 10 - 2001. Le importazioni italiane dalla Siria, nella prima metà del 2001, sono ammonta-te a 48.323,690 milioni di SYP, pari a 1.050,515 milioni di USD , con un aumento del 23,67% rispetto allo stesso periodo dell’ anno 2000. L’ Italia è il primo compratore dal-la Siria, seguita dalla Francia (18.443,814 milioni di SYP). Interscambio Italia-Siria L’ Italia, nel 2001, dovrebbe essere stato il primo od il secondo partner commerciale della Siria. Il condizionale è d’ obbligo in quanto non sono ancora note le statistiche ufficiali siriane e le statistiche definitive Eurostat per il 2001. Durante lo scorso anno l’ interscambio italo-siriano, secondo i dati di fonte ISTAT, è aumentato del 48,86% rispetto al 2000, raggiungendo Lit. 3.450,854 miliardi (€ 1.782,217 milioni). Le esportazioni italiane sono aumentate del 16,15%, passando a € 544,78 milioni (Lit. 1.054,835 miliardi). Esse sono state caratterizzate da macchinari per oltre la metà (51,53%), da prodotti chimici e fibre sintetiche (17,01%), dai prodotti petroliferi raffinati (8,49%), da prodotti tessili (3,74%), da carte e cartoni (2,44%), da autoveico-li (2,41%) e da componenti per l’ industria degli elettrodomestici (2,29%). Le importazioni italiane sono, per contro, aumentate del 69,94%, raggiungendo € 1.237,44 milioni (Lit. 2.396,019 miliardi); esse sono state dominate dai prodotti petro-liferi greggi per il 77,32%, da prodotti petroliferi raffinati (9,63%), da cuoio e pellame (5,51%), da filati e tessuti (3,41%) e da prodotti agricoli (2,90%). Nello stesso periodo le esportazioni italiane verso il mondo sono aumentate del 3,8%, mentre le importazioni da tutto il mondo sono salite dello 0,6%. Per quanto riguarda il Medio Oriente le nostre esportazioni verso tutta l’ area sono cresciute del 13,9%, mentre le importazioni dall’ area sono calate del 9,5%. Molti settori nei quali esiste un’ industria locale (abbigliamento, calzature, agro ali-mentare, ceramica) sono protetti da elevati dazi doganali e da divieti all’ importazione, il cui progressivo smantellamento, od ammorbidimento, sarà con-templato nell’ ambito dell’ Accordo di Associazione con l’ U.E., attualmente sempre in corso di negoziato. Le imprese italiane, in particolare le PMI, sono ben situate sul mercato, principal-mente in virtù di alcuni punti di forza quali bassi costi di trasporto e la propensione a muoversi anche in un contesto non agevole sul piano normativo e degli usi commer-ciali. Ciò vale in particolare per i rapporti con il settore privato, dal momento che risulta piuttosto esigua la partecipazione delle imprese italiane alle gare internazionali indet-te da queste Autorità nei settori infrastrutturali (elettricità, trasporti, telecomunicazio-ni, servizi nel settore idrocarburi). E’ peraltro da notare come imprese di altri Paesi, che non si collocano tra i tradizio-nali fornitori, stiano rivolgendo una crescente attenzione al mercato siriano, che si ri-flette anche sull’ interscambio. Più aggressive si fanno anche le strategie di penetra-ഊ- I.C.E. Damasco - 11 - zione commerciale di alcuni Paesi europei, quali Francia, Turchia, Spagna, Austria, Gran Bretagna, e Belgio, in particolare attraverso la partecipazione a manifestazioni fieristiche non specializzate, e l’ organizzazione di missioni di imprenditori e di Semi-nari. Il 2001 è stato un anno record per l’ interscambio italo siriano che per la prima volta ha raggiunto e superato i 3000 miliardi di lire. Bilancia dei Pagamenti e Partite Invisibili La bilancia dei pagamenti ricalca da vicino quella commerciale. La bilancia dei pa-gamenti 2000 registra entrate per merci (saldo) per 67.977 milioni di SYP ed entrate per servizi (saldo) per 1.530 milioni di SYP. Le entrate per turismo (19.729 milioni di SYP) compensano gli esborsi per noli e trasporti (-21.639 milioni di SYP); i movi-menti di capitale denunciano un saldo netto di 23.169 milioni di SYP, quasi tutto de-terminato da IDE. Il saldo netto della bilancia presenta un deficit di 25.844 milioni di SYP, cui è stato fatto fronte con prestiti da istituzioni finanziarie dei Paesi arabi e del Giappone, e forse anche, da prelievi di cassa dalle riserve valutarie, che secondo stime, dovrebbero ammontare a 2,85 miliardi di US$. FINANZIAMENTI INTERNAZIONALI Tra le principali fonti di finanziamento in Siria figurano i Fondi arabi, la Banca Islami-ca di Sviluppo, l’ Unione Europea ed alcuni Paesi (Italia, con progetti di cooperazio-ne, Germania, Francia, Spagna, Svezia) e Giappone. Le più evidenti difficoltà di utilizzo dei finanziamenti si ravvisano in particolare nell’ ambito del programma MEDA, soprattutto per quanto riguarda i progetti orientati ad un’ accelerazione del processo di riforme e di apertura economica. Tali progetti presentano aspetti delicati di institutional building per i quali si ravvisano ancora ta-lune esitazioni di carattere politico da parte del beneficiario. Ad oggi, ancora nessuno tra i progetti approvati nel quadro del MEDA 1 è entrato in fase di esecuzione. Un notevole ritardo è dovuto alle complessità del negoziato per l’ Accordo Quadro del programma MEDA, conclusosi solo recentemente, che costituisce la cornice di rife-rimento per le convenzioni finanziarie relative ai singoli progetti, nessuna delle quali è stata ancora firmata dal Governo siriano. Le istituzioni di Bretton Woods non figurano invece tra i finanziatori di progetti in Si-ria, se non limitatamente alla Banca Mondiale, la quale opera peraltro solo attraverso l’ IFC o attraverso interventi di assistenza tecnica: Ai sensi dell’ accordo di ripiana-mento del debito concluso tra la Banca Mondiale e la Siria nel 1997, che Damasco starebbe onorando regolarmente, nuovi crediti potranno essere previsti da parte dell’ IBRD soltanto una volta completato il ripianamento integrale degli arretrati. INVESTIMENTI STRANIERI IN SIRIA Il mercato siriano, con la transizione all'economia di mercato e l'adozione di leggi generali dell'economia, le procedure standard per le varie forme di cooperazione economica e per gli investimenti di capitale, relazioni contrattuali e la trasformazioneഊ- I.C.E. Damasco - 12 - di vari servizi, si è aperto solo recentemente per gli investitori stranieri, anche se non ancora totalmente. Si pensi soltanto che sussistono ancora le licenze ed i dazi all'esportazione, anche se recentemente, il Governo ne ha promesso l'abolizione, per lo meno per alcuni set-tori. Le imprese estere, nella gestione degli affari non godono ancora degli stessi diritti, doveri e responsabilità delle imprese nazionali garantiti dalla Legge sugli Investimen-ti Stranieri, perlomeno per quanto riguarda gli aspetti finanziari. In una logica ancora influenzata parzialmente da vecchi pregiudizi, gli investimenti stranieri non possono essere diretti verso certe attività strategiche, come per esempio la produzione e la vendita di armi e di attrezzature militari, i trasporti ferroviari ed aerei, le comunicazio-ni e le telecomunicazioni, le assicurazioni, le banche, il cemento, certe produzioni agricole, la pubblicità ed i mass media, ecc.. Queste limitazioni sono state regolate istituzionalmente e riguardano le attività individuali; sono state però concesse, e pre-viste per legge, agli investitori stranieri, alcune facilitazioni; la percentuale dei loro in-vestimenti però non deve superare, a seconda del settore, una certa quota, onde non permettere loro il controllo dell’ attività di queste imprese. Ci si attende comun-que che alcuni di questi vincoli vengano rimossi, anche in vista della conclusione del Negoziato di Associazione. Circa gli investimenti privati, il F.M.I. ha registrato una tendenza negativa negli ultimi anni. Di entità ancora trascurabile sono gli investimenti diretti dall’ estero, per la quasi totalità di provenienza araba. Tra gli investimenti di imprese occidentali si segnalano Nestlè (stabilimento per la produzione di alimenti per bambini e latte in polvere) e Mobil (oli lubrificanti). Vi è inoltre una joint venture con l’ azienda sudcoreana Sam-sung per la produzione di apparecchiature elettroniche. Da notare che la legge siriana consente l’ esportazione di valuta estera limitatamente alla valuta originaria-mente introdotta nel Paese (capitale investito) ed ai proventi in valuta derivanti dalle esportazioni effettuate dall’ investimento stesso. Per il settore turistico la questione ondeggia nel vago, ed un eventuale investimento estero nel settore turistico non go-drebbe di questa possibilità. In linea generale, imprese interessate ad effettuare investimenti in Siria potrebbero beneficiare del basso costo della manodopera e di alcune materie prime (p.e.: coto-ne), un mercato in espansione soprattutto per quanto riguarda i prodotti per bambini e giovani (si calcola che oltre il 60% della popolazione abbia un’ età inferiore ai trent’ anni), e una posizione geografica strategica per l’ esportazione nell’ area (Liba-no, Turchia, Giordania, Iraq e Golfo). In materia di legislazione sugli investimenti, la legge n. 10 del 1991, emendata nel 2000, ed ancora in fase di ammodernamento, concede limitate esenzioni fiscali per incoraggiare gli investimenti esteri, ma è caren-te sul piano valutario. Permangono infatti alcune difficoltà soprattutto in relazione alla riesportazione dei profitti. Sul versante bancario, è da segnalare che non sono ancora presenti in Siria banche straniere, nonostante la recente legge lo permetta, salvo quattro istituti libanesi nella Zona Franca di Damasco, con status “off shore”. Secondo indiscrezioni raccolte in loco, sembrerebbe che una sola banca giordana di investimenti abbia presentato domanda di apertura di sportelli. Gli unici istituti bancari esistenti sono sette, di cuiഊ- I.C.E. Damasco - 13 - solo la Banca Commerciale di Siria è abilitata alle operazioni con l’ estero, e sono tut-te di proprietà pubblica. Tra le banche italiane che hanno rapporti con il sistema bancario siriano si ricordano in particolare Banca di Roma, San Paolo IMI, Monte dei Paschi di Siena, B.N.L., Credito Italiano. Aggiornato il 30 maggio 2002

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