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ITALIA

Si allarga la protesta nelle carceri siciliane per sollecitare l'approvazione dell'indulto.

Ancora reazioni negative all'approvazione del referendum sull'estensione dell'ART 18

Manifestazione lunedi' prossimo dei lavoratori dell'Alfa di Arese

Arrestati 15 esponenti di Forza Nuova dopo l'aggressione ad Adel Smith

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 Roma, 14:16
Indulto - Il capogruppo dei Ds in commissione Giustizia della Camera, Francesco Bonito, ha rassegnato stamane le dimissioni dal suo incarico, in seguito all'errore commesso ieri dai Ds nel voto sull'emendamento che estendeva l'indulto ai reati di associazione mafiosa. Lo ha annunciato ai giornalisti il capogruppo della Quercia a Montecitorio Luciano Violante. Intanto il sindacato di Polizia UILPS propone di"abbandonare le tentazioni indulgenziali per passare ad un sistema punitivo premiale con un regime di pene alternative a quello detentivo, che veda impegnati in prima persona i magistrati di sorveglianza adeguatamente messi in condizioni di lavorare". E' questa la proposta appunto della Uilps riguardo all'ipotesi dell'indulto che, si legge in una nota, "e' una possibilita' che sicuramente incidera' sulla sicurezza pubblica ma comunque non risolve il problema carcerario". "Alla base del ragionamento c'e' il fatto pero' che recentemente e' stato approvato un condono che permette a persone che magari hanno evaso miliardi di tasse di regolarizzare la loro posizione, mentre altre persone sono in carcere perche' magari hanno rubato lo stereo di una macchina. In Italia c'e' una situazione carceraria che, per quanto riguarda alcuni istituti di pena, si puo' paragonare a quella del terzo mondo e nessuno parla di migliorare le condizioni di vita nelle nostre carceri, piuttosto che applicare un indulto che servirebbe soltanto a far si' che vengano messi sullo stesso piano evasori fiscali che hanno evaso miliardi di tasse e persone resesi responsabili di piccoli crimini. Se ci sara' l'indulto - conclude la nota dell'Uilps - sarebbe molto interessante vedere dopo quanto tempo la situazione delle carceri tornera' ad essere come quella precedente al provvedimento di clemenza. Pensiamo che questo lasso di tempo non superera' i due o tre mesi."
  • = Ore 17.00 =

MONDO

Iraq - Contro la guerra in Iraq sono scese oggi in piazza al Cairo militanti dell'Associazione 'Donne in Nero' e dell'Alleanza delle Donne arabe, che hanno manifestato poco distante dall'ambasciata statunitense. Molti sono stati gli slogan contro Stati Uniti e Gran Bretagna, così come contro il governo israeliano. Fatima Jafadi, una delle promotrici della manifestazione, ha parlato ai giornalisti di una mobilitazione delle donne in tutto il mondo affinchè "si oda le voce degli arabi" contro la guerra. La militante ha anche denunciato quello che a suo avviso è "il silenzio dei governi arabi" su una guerra che ogni giorno sembra più probabile. Manifestazioni contro la guerra si sono tenute anche in Pakistan, organizzate dai movimenti islamici che hanno denunciato pure l'attività nel Paese di agenti dell'Fbi impegnati nella lotta contro il terrorismo. Il corteo più consistente è stato a Multan, nel centro del Paese, cui hanno partecipato circa 450 persone, molto meno di quanto gli organizzatori si aspettavano. Anche nel filo-americano Bahrein circa mille persone sono sfilate per le strade della capitale Manama scandendo slogan contro gli Usa la Gran Bretagna e contro quella che chiamano "la guerra del petrolio".

USA - Si allarga il fronte del no alla guerra anche negli USA, in attesa delle manifestazioni di sabato prossimo indette da ANSWER. Chicago e' diventata, giovedi', la piu' grande citta' degli Stati Uniti a essersi pronunciata contro la guerra all'Iraq con un voto del Consiglio comunale.Con 46 voti a uno, il Consiglio ha detto no a un attacco militare preventivo, a meno che l'Iraq non si sia mostrato, nel frattempo, una reale minaccia per gli Stati Uniti. Con la stessa risoluzione, che sara' inviata al presidente George W. Bush, i consiglieri danno pieno appoggio ai militari americani e definiscono Saddam Hussein 'un tiranno' che andrebbe rimosso dal potere, anche se l'azione militare non e' il modo migliore per farlo. Il sindaco di Chicago Richard Daley, un democratico, ha detto: 'Nessuno vuole la guerra'. Chicago s'e' cosi' aggiunta a Baltimora, Seattle, Itaca, nello Stato di New York, e altre citta' americane a dichiararsi contro la guerra. Stesso percorso in Europa dove continuano le dichiarazioni contrariwe della Germania Un voto positivo della Germania in Consiglio di sicurezza dell'Onu in favore di un intervento militare in Iraq 'non e' alla fine piu' immaginabile': lo ha detto il ministro della difesa tedesco Peter Struck in un'intervista al quotidiano regionale Rheinpfalz di oggi. Il ministro rispondeva a una domanda sull'atteggiamento che dovrebbe adottare la Germania, membro non permanente del Consiglio di sicurezza dell'Onu, in caso di voto su una guerra contro l'Iraq. Struck ha riconosciuto anche che le relazioni tedesco-americane sono 'difficili in questo momento'.

mobilitazioni di domani contro la guerra Bologna; -Varese corteo alle 9 e assemblea in piazza Carducci; -Colleferro, Frascati (RM); -Brescia -Taranto: 17,30 piazza Immacolata; -Milano:dalle18,30 -Napoli: ore 16,00 piazza del Ges; -Genova:piazza Mateotti dalle 15,00 alle 17,30 San Piero in Casale (BO): ore 20 manifestazione org dal comitato antifascista Il casone Partigiano; -Parma: ore16,00 -Vicenza: 10 assemblea al centro comunale di via Maurisio; ore14,00 presidio in via della PACE davanti alla Caserma Ederle; -Viterbo -Saronno (VA):15,30-19,00 piazza Libert; -Lanciano (Ch):17,00 piazza del Plebiscito; -Gaeta: ore 15,00 piazza Libert; -Perugia: ore 9,00 -Firenze -Bergamo: ore 15,00 stazione -Pordenone: ore17,00 piazzetta Cavour; -Gioia del Colle, Sigonella;

Bolivia - Ieri nel tratto stradale Potosí-Chuchu Ingenio un ponte è stato fatto saltare in aria e la cosa ha provocato un ulteriore ostacolo all’attraversamento della zona, visti i già diffusi blocchi organizzati dai movimenti sociali. Il ponte, a 30 km dalla zona di Villa Imperial è stato completamente distrutto dalle cariche esplosive; autorità locali e esponenti della giustizia hanno dichiarato di essere già al lavoro per stabilire a fondo le responsabilità nell’attentato. Il governo della zona e i responsabili della sicurezza sono certi di essere di fronte ad un atto organizzato dalla principale forza d’opposizione MAS (movimento per il socialismo) che sta organizzando le manifestazioni di questi giorni. Il segretario della federazione dei contadini di Potosì invece ha dichiarato che ci sarebbe la possibilità di autoattentato organizzato dallo stesso prefetto Medinaceli per delegittimare e criminalizzare il movimento. Intanto il MALLKU, assemblea generale dei contadini, ha deciso ieri di muoversi per contribuire ai blocchi stradali in 14 giorni. Sono arrivate dall’organizzazione sindacale unica dei contadini boliviani (Cutcb) severe critiche e accuse di essere un “traditore” a carico di Evo Morales, reo di aver anche solo provato a riaprire una possibilità di dialogo con il governo nazionale. La Confederazione Nazionale Campesina si unirà ai movimenti in lotta contro il governo del presidente Sanchez de Losada e la prospettiva di partecipazione della Confederazione lascia immaginare un’intensificarsi del conflitto, viste le note e ormai famose capacità dei suoi integranti di affrontare perfino i carrarmati e di circondare del tutto la zona della capitale.

BRASILE - In Brasile e' stato assassinato un altro leader della tribu' Guarani-Kaiowa', Marcos Veron, che da decenni cercano di tornare in possesso della terra ancestrale, caduta nelle mani degli allevatori di bestiamo. Secondo Survival International, un'organizzazione mondiale di sostegno ai popoli tribali, il capo indio, sui 70 anni, e' caduto sotto i colpi di una guardia armata. Si tratta del terzo indigeno brasiliano ucciso nelle ultime due settimane. Due anni fa Veron aveva girato l'Europa per promuovere 'Diseredati', il dossier pubblcato da Survival sulla condizione degli indios del Brasile. In Italia era stato a Milano, Roma, Napoli e altre citta'. La perdita di quasi tutta la loro terra ha messo in crisi la societa' Guarani-Kaiowa': fra il 1986 e il 1999 fra i suoi appartenenti si sono registrati 304 suicidi.

Italia

CARCERE - Si allarga la protesta nelle carceri siciliane per sollecitare l'approvazione dell'indulto. Anche i detenuti del "San Giuliano" di Trapani si sono uniti allo sciopero della fame attualmente in corso in molte case di pena dell'Isola come del resto del Paese. Sono 280 su 350 i reclusi che rifiutano il vitto dell'amministrazione penitenziaria, riferisce la direttrice del carcere, Francesca Vazzana. La protesta a Trapani era stata avviata due giorni fa dai detenuti della sezione "Alta sicurezza". A loro stamani, rinunciando alla prima colazione, si sono uniti i reclusi della sezione "Giudiziaria". Quest'ultimi hanno preannunciato, con una missiva inviata alla direzione del carcere trapanese, che stasera a partire dalle 8 e per dieci minuti batteranno le gavette alle inferriate delle finestre. In agitazione per l'indulto sono anche i detenuti dei due istituti di pena di Palermo, l'Ucciardone e Pagliarelli, e quelli di Termini Imerese, Caltanissetta e San Cataldo. Prosegue la protesta dei detenuti nelle carceri palermitane dell' Ucciardone e dei Pagliarelli e al Cavallacci di Termini Imerese, per sollecitare l' approvazione della legge sull' indulto. I reclusi rifiutano il cibo e all' Ucciardone, inoltre, si astengono dalle attivita' lavorative e dai corsi professionali. Al Cavallacci l' adesione allo sciopero della fame e' salita all' 80 per cento.

  • Roma, 14:16

Indulto - Il capogruppo dei Ds in commissione Giustizia della Camera, Francesco Bonito, ha rassegnato stamane le dimissioni dal suo incarico, in seguito all'errore commesso ieri dai Ds nel voto sull'emendamento che estendeva l'indulto ai reati di associazione mafiosa. Lo ha annunciato ai giornalisti il capogruppo della Quercia a Montecitorio Luciano Violante. Intanto il sindacato di Polizia UILPS propone di"abbandonare le tentazioni indulgenziali per passare ad un sistema punitivo premiale con un regime di pene alternative a quello detentivo, che veda impegnati in prima persona i magistrati di sorveglianza adeguatamente messi in condizioni di lavorare". E' questa la proposta appunto della Uilps riguardo all'ipotesi dell'indulto che, si legge in una nota, "e' una possibilita' che sicuramente incidera' sulla sicurezza pubblica ma comunque non risolve il problema carcerario". "Alla base del ragionamento c'e' il fatto pero' che recentemente e' stato approvato un condono che permette a persone che magari hanno evaso miliardi di tasse di regolarizzare la loro posizione, mentre altre persone sono in carcere perche' magari hanno rubato lo stereo di una macchina. In Italia c'e' una situazione carceraria che, per quanto riguarda alcuni istituti di pena, si puo' paragonare a quella del terzo mondo e nessuno parla di migliorare le condizioni di vita nelle nostre carceri, piuttosto che applicare un indulto che servirebbe soltanto a far si' che vengano messi sullo stesso piano evasori fiscali che hanno evaso miliardi di tasse e persone resesi responsabili di piccoli crimini. Se ci sara' l'indulto - conclude la nota dell'Uilps - sarebbe molto interessante vedere dopo quanto tempo la situazione delle carceri tornera' ad essere come quella precedente al provvedimento di clemenza. Pensiamo che questo lasso di tempo non superera' i due o tre mesi."

ART 18 - E' un coro di no quello che ha accolto, da destra e da sinistra, il referendum per estendere anche alla piccole imprese l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (giudicato due giorni faammissibile dalla Consulta). Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha già dichiarato che il quesito "parte già sconfitto" e che il problema è dunque risolto in partenza. Compatta con il Premier la Casa delle libertà che boccia in tronco la proposta di Rifondazione e Verdi. Più complessa la situazione nel Centro sinistra. I no al quesito sull'estensione del reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa anche per i lavoratori delle imprese con meno di 15 dipendenti arrivano sia dai Ds sia dalla Megherita. Piero Fassino pensa già ad una legge che eviti la consultazione popolare ma dal centrodestra commentano che, in Parlamento, non ci sarebbe una maggiornaza disposta a votarla. Anche l'ex segretario della CGIL, Sergio Cofferati, teme che il referendum "possa dividere ciò che nel corso di tanti mesi è stato a fatica unificato". Soddisfatto, ovviamente, Fausto Bertinotti, padre dell'iniziativa. Alle repliche che, incessanti, arrivano da governo e opposizione, per ora risponde solo che "dal referudum non si scappa".

= Ore 13.00 =

Iraq

L'ispettore capo dell'Onu per il disarmo, Hans Blix, e Mohamed El Baradei, direttore dell'Aiea, l'agenzia internazionale dell'energia atomica, hanno incontrato stamattina a Parigi il presidente francese Jacques Chirac con il quale hanno fatto il punto sulla crisi irachena. Chirac ha ribadito che un'eventuale guerra contro l'Iraq "deve essere decisa dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla base del rapporto degli ispettori". Il presidente francese, pur richiedendo all'Iraq delle prove indiscutibili di una cooperazione attiva con gli ispettori Onu, ha poi espresso sostegno alla richiesta degli esperti di avere maggiore tempo a disposizione per verificare il disarmo iracheno.Hans Blix ha ribadito che gli ispettori Onu avrebbero bisogno di 'un atteggiamento più sincero, e di una cooperazione più completa da parte dell'Iraq'. Oltre che di'"maggiori spiegazioni' sulle undici testate chimiche vuote trovate in un deposito militare iracheno.

Si allarga il fronte del no alla guerra anche negli USA, in attesa delle manifestazioni di sabato prossimo indette da ANSWER. Chicago e' diventata, giovedi', la piu' grande citta' degli Stati Uniti a essersi pronunciata contro la guerra all'Iraq con un voto del Consiglio comunale.Con 46 voti a uno, il Consiglio ha detto no a un attacco militare preventivo, a meno che l'Iraq non si sia mostrato, nel frattempo, una reale minaccia per gli Stati Uniti. Con la stessa risoluzione, che sara' inviata al presidente George W. Bush, i consiglieri danno pieno appoggio ai militari americani e definiscono Saddam Hussein 'un tiranno' che andrebbe rimosso dal potere, anche se l'azione militare non e' il modo migliore per farlo. Il sindaco di Chicago Richard Daley, un democratico, ha detto: 'Nessuno vuole la guerra'. Chicago s'e' cosi' aggiunta a Baltimora, Seattle, Itaca, nello Stato di New York, e altre citta' americane a dichiararsi contro la guerra. Stesso percorso in Europa dove continuano le dichiarazioni contrariwe della Germania Un voto positivo della Germania in Consiglio di sicurezza dell'Onu in favore di un intervento militare in Iraq 'non e' alla fine piu' immaginabile': lo ha detto il ministro della difesa tedesco Peter Struck in un'intervista al quotidiano regionale Rheinpfalz di oggi. Il ministro rispondeva a una domanda sull'atteggiamento che dovrebbe adottare la Germania, membro non permanente del Consiglio di sicurezza dell'Onu, in caso di voto su una guerra contro l'Iraq. Struck ha riconosciuto anche che le relazioni tedesco-americane sono 'difficili in questo momento'.

Carcere

Si allarga la protesta nelle carceri siciliane per sollecitare l'approvazione dell'indulto. Anche i detenuti del "San Giuliano" di Trapani si sono uniti allo sciopero della fame attualmente in corso in molte case di pena dell'Isola come del resto del Paese. Sono 280 su 350 i reclusi che rifiutano il vitto dell'amministrazione penitenziaria, riferisce la direttrice del carcere, Francesca Vazzana. La protesta a Trapani era stata avviata due giorni fa dai detenuti della sezione "Alta sicurezza". A loro stamani, rinunciando alla prima colazione, si sono uniti i reclusi della sezione "Giudiziaria". Quest'ultimi hanno preannunciato, con una missiva inviata alla direzione del carcere trapanese, che stasera a partire dalle 8 e per dieci minuti batteranno le gavette alle inferriate delle finestre. In agitazione per l'indulto sono anche i detenuti dei due istituti di pena di Palermo, l'Ucciardone e Pagliarelli, e quelli di Termini Imerese, Caltanissetta e San Cataldo. Prosegue la protesta dei detenuti nelle carceri palermitane dell' Ucciardone e dei Pagliarelli e al Cavallacci di Termini Imerese, per sollecitare l' approvazione della legge sull' indulto. I reclusi rifiutano il cibo e all' Ucciardone, inoltre, si astengono dalle attivita' lavorative e dai corsi professionali. Al Cavallacci l' adesione allo sciopero della fame e' salita all' 80 per cento.

FIAT

Due miliardi e mezzo per il rilancio della Fiat: è questa la cifra che il piano presentato da Roberto Colaninno a Franzo Grande Stevens ritiene necessaria per rilanciare l'auto. Un miliardo a carico del finanziere mantovano, l'altro agli alleati a partire dagli advisor Ubs Warburg e Lehman Brothers Ma perché il piano funzioni, è necessario il reperimento di 9-10 miliardi che serviranno per lanciare sette, otto nuovi modelli tra i marchi Fiat, Alfa Romeo e Lancia. Tutti gli azionisti sono chiamati a fare la propria parte, famiglia e General Motors compresi. Il progetto industriale, secondo Il Sole, prevede due opzioni: la prima, che sarebbe quella preferita da Colaninno, ha come punto di partenza il mantenimento dell'unità del Gruppo. Se invece si dovesse andare verso la scissione dell'auto (una ipotesi che secondo Colaninno complicherebbe la situazione anziche' migliorarla), il finanziere mantovano chiede che insieme a Fiat Auto venga scorporata anche Iveco e che la nuova società parta da una posizione finanziaria netta uguale a zero, senza cioé indebitamento.

Quinto giorno consecutivo di occupazione degli operai della Bienne sud, azienda dell' indotto Fiat di Termini Imerese che produce componenti per la Punto. Questa mattina una delegazione di operai partecipera' ad un incontro convocato alla presidenza della Regione. I dipendenti della Bienne sud lamentano ritardi nell' avvio delle procedure per il sussidio di cassa integrazione e chiedono garanzie per il futuro occupazionale. Gli 84 lavoratori dell' azienda hanno allestito un presidio davanti ai cancelli della fabbrica, poco distante dallo stabilimento Fiat.

Ambiente

I vertici dell' azienda petrolchimica dell' Enichem di Priolo sono stati arrestati dalla guardia di finanza di Siracusa nell' ambito di un' inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti speciali. Le fiamme gialle hanno eseguito un' ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Siracusa su richiesta del pm Musco. La guardia di finanza ha notificato il provvedimento restrittivo a 18 indagati: otto sono stati condotti in carcere mentre ad altri dieci sono stati concessi gli arresti domiciliari. Tra i destinatari dell' ordinanza di custodia ci sono i vertici dell' Enichem di Priolo e anche uno degli ex vicedirettori, che attualmente era alla guida dell' Enichem di Gela. Tutti devono rispondere di associazione per delinquere finalizzata allo smaltimento di rifiuti tossici. Secondo quanto si e' appreso, le indagini delle fiamme gialle di Siracusa sono durate oltre un anno. Gli investigatori avrebbero accertato che l' azienda non rispettava le leggi per lo smaltimento di rifiuti tossici, ed in particolare del mercurio. Per la Procura di Siracusa, i rifiuti dell' Enichem di Priolo non venivano portati in centri specializzati, ma erano trattati come rifiuti normali. Inoltre, accertamenti della guardia di finanza avrebbero evidenziato come parti di mercurio sarebbero state buttate in alcuni tombini. Gli investigatori avrebbero stimato che il mancato rispetto delle norme sull' ambiente avrebbe fatto risparmiare all' azienda diversi milioni di euro.

Ore 9.30

IRAQ

Si allarga il fronte del no alla guerra anche negli USA, in attesa delle manifestazioni di sabato prossimo indette da ANSWER. Chicago e' diventata, giovedi', la piu' grande citta' degli Stati Uniti a essersi pronunciata contro la guerra all'Iraq con un voto del Consiglio comunale.Con 46 voti a uno, il Consiglio ha detto no a un attacco militare preventivo, a meno che l'Iraq non si sia mostrato, nel frattempo, una reale minaccia per gli Stati Uniti. Con la stessa risoluzione, che sara' inviata al presidente George W. Bush, i consiglieri danno pieno appoggio ai militari americani e definiscono Saddam Hussein 'un tiranno' che andrebbe rimosso dal potere, anche se l'azione militare non e' il modo migliore per farlo. Il sindaco di Chicago Richard Daley, un democratico, ha detto: 'Nessuno vuole la guerra'. Chicago s'e' cosi' aggiunta a Baltimora, Seattle, Itaca, nello Stato di New York, e altre citta' americane a dichiararsi contro la guerra. Stesso percorso in Europa dove continuano le dichiarazioni contrariwe della Germania Un voto positivo della Germania in Consiglio di sicurezza dell'Onu in favore di un intervento militare in Iraq 'non e' alla fine piu' immaginabile': lo ha detto il ministro della difesa tedesco Peter Struck in un'intervista al quotidiano regionale Rheinpfalz di oggi. Il ministro rispondeva a una domanda sull'atteggiamento che dovrebbe adottare la Germania, membro non permanente del Consiglio di sicurezza dell'Onu, in caso di voto su una guerra contro l'Iraq. Struck ha riconosciuto anche che le relazioni tedesco-americane sono 'difficili in questo momento'.

La diplomazia statunitense non e' riuscita oggi a convincere i membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a modificare le scadenze poste agli ispettori sugli armamenti in Iraq, perche' riferiscano all'ONU sui risultati del loro lavoro: in forza delle scadenze attuali (la relazione degli ispettori e' attesa entro il 27 marzo), secondo i timori di Washington, l'Iraq godrebbe di una moratoria di fatto e di un rinvio dell'eventuale scontro. Parlandone con i giornalisti, l'ambasciatore USA John Negroponte ha detto che non e' stata presa alcuna decisione, ma che tutti hanno convenuto sulla necessita' di mantnere forte "la pressione sull'Iraq, perche' cooperi immediatamente e icondizionatamente". (AGI) Gus 170032 GEN 03

USA-Cuba

Il presidente ha esteso per sei mesi la sospensione dell'applicazione di una legge che consente ai cittadini americani di perseguire aziende straniere che utilizzano proprieta' cubane confiscate dopo la rivoluzione castrista nel 1959. In una lettera a esponenti del Congresso, Bush spiega che l'estensione dell'applicazione e' nell'interesse nazionale degli Stati Uniti e contribuisce ad affrettare la transizione di Cuba verso la democrazia. La sospensione della legge era gia' stata praticata dal predecessore di Bush, Bill Clinton, per evitare conflitti con l'Unione europea ed altri Paesi. La legge risale al 1996: venne approvata dopo che caccia cubani abbatterono due aerei con a bordo esuli cubani

FIAT

Due miliardi e mezzo per il rilancio della Fiat: è questa la cifra che il piano presentato da Roberto Colaninno a Franzo Grande Stevens ritiene necessaria per rilanciare l'auto. Un miliardo a carico del finanziere mantovano, l'altro agli alleati a partire dagli advisor Ubs Warburg e Lehman Brothers Ma perché il piano funzioni, è necessario il reperimento di 9-10 miliardi chen serviranno per lanciare sette, otto nuovi modelli tra i marchi Fiat, Alfa Romeo e Lancia. Tutti gli azionisti sono chiamati a fare la propria parte, famiglia e General Motors compresi. Il progetto industriale, secondo Il Sole, prevede due opzioni: la prima, che sarebbe quella preferita da Colaninno, ha come punto di partenza il mantenimento dell'unità del Gruppo. Se invece si dovesse andare verso la scissione dell'auto (una ipotesi che secondo Colaninno complicherebbe la situazione anziche' migliorarla), il finanziere mantovano chiede che insieme a Fiat Auto venga scorporata anche Iveco e che la nuova società parta da una posizione finanziaria netta uguale a zero, senza cioé indebitamento.

Condono

La sanatoria riguarda tutti i principali tributi e, con modalità personalizzate, offre diverse possibilità per sanare eventuali evasioni entro il prossimo 27 marzo: ne potranno beneficiare semplici persone e imprese, commercianti e commissari liquidatori. Si potrà condonare in modo anonimo e la dichiarazione integrativa, a parte alcuni anni, dovrà essere spedita esclusivamente per via telematica (o con internet o tramite intermediari):Tra le novità quella che estende la "copertura" delle sanatorie anche ad alcuni reati penali indicati in una lista ristretta e se strettamente connessi all' evasione. Ma attenzione: se è già scattata la notifica, gli indagati non possono accedere alla sanatoria. La sanatoria "integrativa semplice" consente di sanare l' evasione passata con una dichiarazione fiscale che resterà anonima, definita dal fisco "riservata". Interessati alla sanatoria sono gli anni dal 1997 al 2001. La scadenza è per domenica 16 marzo, ma il pagamento può slittare a lunedi' 17. Per il concordato o "definizione automatica mediante autoliquidazione" la scadenza è il 20 giugno per i redditi d' impresa e di lavoro autonomo e il 16 settembre per le persone fisiche che producono i redditi in forma associata.

GR ORE 19.30

SOMMARIO

MONDO

IEAQ - Numerose manifestazioni contro la guerra in diverse citta del medioriente

USA - Si allarga il fronte del no alla guerra anche negli USA, in attesa delle manifestazioni di sabato prossimo indette da ANSWER

BOLIVIA - Si aggrava lo scontro sociale in Bolivia dopo gli attentati di Ieri.

Brasile - Ucciso un leader indigeno che stava denunciando la distruzione del propio popolo

ITALIA

Si allarga la protesta nelle carceri siciliane per sollecitare l'approvazione dell'indulto.

Ancora reazioni negative all'approvazione del referendum sull'estensione dell'ART 18

Manifestazione lunedi' prossimo dei lavoratori dell'Alfa di Arese

Arrestati 15 esponenti di Forza Nuova dopo l'aggressione ad Adel Smith

MONDO

Iraq - Contro la guerra in Iraq sono scese oggi in piazza al Cairo militanti dell'Associazione 'Donne in Nero' e dell'Alleanza delle Donne arabe, che hanno manifestato poco distante dall'ambasciata statunitense. Molti sono stati gli slogan contro Stati Uniti e Gran Bretagna, così come contro il governo israeliano. Fatima Jafadi, una delle promotrici della manifestazione, ha parlato ai giornalisti di una mobilitazione delle donne in tutto il mondo affinchè "si oda le voce degli arabi" contro la guerra. La militante ha anche denunciato quello che a suo avviso è "il silenzio dei governi arabi" su una guerra che ogni giorno sembra più probabile. Manifestazioni contro la guerra si sono tenute anche in Pakistan, organizzate dai movimenti islamici che hanno denunciato pure l'attività nel Paese di agenti dell'Fbi impegnati nella lotta contro il terrorismo. Il corteo più consistente è stato a Multan, nel centro del Paese, cui hanno partecipato circa 450 persone, molto meno di quanto gli organizzatori si aspettavano. Anche nel filo-americano Bahrein circa mille persone sono sfilate per le strade della capitale Manama scandendo slogan contro gli Usa la Gran Bretagna e contro quella che chiamano "la guerra del petrolio" Migliaia di palestinesi -tremila secondo alcune fonti, diecimila secondo altre- hanno manifestato oggi a Gaza contro un eventuale intervento armato anglo-americano in Iraq. Mobilitati per il dodicesimo anniversario della Guerra nel Golfo, militanti dell'Hamas e della Jihad hanno aizzato la folla di simpatizzanti sparando in aria colpi di kalashnikov e inneggiando al leader iracheno Saddam Hussein. Un dirigente dell'Hamas, parlando con i giornalisti a margine della manifestazione, ha affermato che se la Casa Bianca decidesse per l'attacco, musulmani e arabi colpirebbero gli interessi americani ovunque nel mondo. "Se l'Iraq fosse attaccato... tutti gli obiettivi americani sarebbero bersagli per ogni musulmano, arabo o palestinese", ha detto Mahmoud al-Zahir, "Un attacco contro l'Iraq avrebbe ovunque una risposta della resistenza e tutti gli interessi americani nel mondo sarebbero a rischio".

USA - Si allarga il fronte del no alla guerra anche negli USA, in attesa delle manifestazioni di sabato prossimo indette da ANSWER. Chicago e' diventata, giovedi', la piu' grande citta' degli Stati Uniti a essersi pronunciata contro la guerra all'Iraq con un voto del Consiglio comunale.Con 46 voti a uno, il Consiglio ha detto no a un attacco militare preventivo, a meno che l'Iraq non si sia mostrato, nel frattempo, una reale minaccia per gli Stati Uniti. Con la stessa risoluzione, che sara' inviata al presidente George W. Bush, i consiglieri danno pieno appoggio ai militari americani e definiscono Saddam Hussein 'un tiranno' che andrebbe rimosso dal potere, anche se l'azione militare non e' il modo migliore per farlo. Il sindaco di Chicago Richard Daley, un democratico, ha detto: 'Nessuno vuole la guerra'. Chicago s'e' cosi' aggiunta a Baltimora, Seattle, Itaca, nello Stato di New York, e altre citta' americane a dichiararsi contro la guerra. Stesso percorso in Europa dove continuano le dichiarazioni contrariwe della Germania Un voto positivo della Germania in Consiglio di sicurezza dell'Onu in favore di un intervento militare in Iraq 'non e' alla fine piu' immaginabile': lo ha detto il ministro della difesa tedesco Peter Struck in un'intervista al quotidiano regionale Rheinpfalz di oggi. Il ministro rispondeva a una domanda sull'atteggiamento che dovrebbe adottare la Germania, membro non permanente del Consiglio di sicurezza dell'Onu, in caso di voto su una guerra contro l'Iraq. Struck ha riconosciuto anche che le relazioni tedesco-americane sono 'difficili in questo momento'.

mobilitazioni di domani contro la guerra Bologna; -Varese corteo alle 9 e assemblea in piazza Carducci; -Colleferro, Frascati (RM); -Brescia -Taranto: 17,30 piazza Immacolata; -Milano:dalle18,30 -Napoli: ore 16,00 piazza del Ges; -Genova:piazza Mateotti dalle 15,00 alle 17,30 San Piero in Casale (BO): ore 20 manifestazione org dal comitato antifascista Il casone Partigiano; -Parma: ore16,00 -Vicenza: 10 assemblea al centro comunale di via Maurisio; ore14,00 presidio in via della PACE davanti alla Caserma Ederle; -Viterbo -Saronno (VA):15,30-19,00 piazza Libert; -Lanciano (Ch):17,00 piazza del Plebiscito; -Gaeta: ore 15,00 piazza Libert; -Perugia: ore 9,00 -Firenze -Bergamo: ore 15,00 stazione -Pordenone: ore17,00 piazzetta Cavour; -Gioia del Colle, Sigonella;

Bolivia - Dal 13 gennaio i cocaleros, avanguardia organizzata del Movimiento Al Socialismo, al seguito dello storico dirigente Evo Morales (non eletto presidente della Bolivia alle passate elezioni presidenziali, malgrado avesse ottenuto più voti di Gonzalo Sanchéz de Losada) hanno iniziato a paralizzare le strade della Bolivia. Le forze sociali boliviane esigono al governo boliviano la soluzione di alcuni problemi, tra cui il problema della coca nel Chapare, la vendita delle riserve di gas, l'ingresso delle truppe militari statunitensi e chiedono un rifiuto deciso al progetto dell'ALCA (Area di Libero Commercio delle Americhe). La risposta del governo è stata una dichiarazione di guerra, con l'invio di oltre 7.000 militari nella zona di Cochabamba per evitare il blocco della principale strada. Fino ad ora il bilancio parziale di questa guerra è la morte di 15 persone, l'arresto (con trattamento inumano annesso) di oltre 150 persone. Il deputato cocalero Luís Cutipa è stato, malgrado la sua condizione di parlamentare, arrestato e picchiato dai militari, così pure il senatore Flimmón Escóbar che risulterebbe essere stato ferito ad una gamba da un arma da fuoco. Tra gli arrestati ci sarebbero anche numerosi giornalisti. Ieri nel tratto stradale Potosí-Chuchu Ingenio un ponte è stato fatto saltare in aria e la cosa ha provocato un ulteriore ostacolo all’attraversamento della zona, visti i già diffusi blocchi organizzati dai movimenti sociali. Il ponte, a 30 km dalla zona di Villa Imperial è stato completamente distrutto dalle cariche esplosive; autorità locali e esponenti della giustizia hanno dichiarato di essere già al lavoro per stabilire a fondo le responsabilità nell’attentato. Nonostante la repressione, la Bolivia si trova attualmente paralizzata dalle varie manifestazioni in tutto il paese. La Centrale Operaia Dipartimentale di Potosí ha dichiarato lo stato d'emergenza, i contadini del Valle Alto, di Tacopaya, di Tapacarí y del Bolívar, si sono aggiunti nelle proteste nella giornata del 15 gennaio. Intanto il MALLKU, assemblea generale dei contadini, ha deciso ieri di muoversi per contribuire ai blocchi stradali in 14 giorni. Sono arrivate dall’organizzazione sindacale unica dei contadini boliviani (Cutcb) severe critiche e accuse di essere un “traditore” a carico di Evo Morales, reo di aver anche solo provato a riaprire una possibilità di dialogo con il governo nazionale. La Confederazione Nazionale Campesina si unirà ai movimenti in lotta contro il governo del presidente Sanchez de Losada e la prospettiva di partecipazione della Confederazione lascia immaginare un’intensificarsi del conflitto, viste le note e ormai famose capacità dei suoi integranti di affrontare perfino i carrarmati e di circondare del tutto la zona della capitale.

BRASILE - L’hanno massacrato di botte e gettato sul ciglio della strada. Così è stato ucciso Marcos Veron, 70 anni, uno dei più importanti leader dell’etnia Guaraní-Kaiowá del Brasile, picchiato a morte da una guardia armata. Era lunedì mattina, quando un gruppo di 'pistoleiros' ha fatto irruzione nell’accampamento indigeno dei Guaraní-Kaiowá che da cinquant’anni lottano per la demarcazione dei territori Taqara, presso Juti (Mato Grosso do Sul) sottratti loro dagli allevatori di bestiame. Diversi indigeni sono stati colpiti barbaramente ma le ferite riportate da Marcos Veron sono risultate fatali. Da alcuni mesi, la comunità di Veron vive ai lati di una autostrada. Hanno tentato di rioccupare parte delle loro terre ancestrali ma sono stati cacciati dalla polizia armata e dai soldati. Esattamente due anni fa Veron aveva girato l'Europa per promuovere ‘Diseredati’, il dossier pubblicato da ‘Survival International’ sulla condizione degli indigeni del Brasile. “Gli allevatori ci sparano, bruciano le nostre case e uccidono i nostri bambini. Stanno tentando di annientarci... per questo noi dobbiamo girare il mondo, per reclamare i nostri diritti”, aveva denunciato con forza il leader indigeno. La perdita di quasi tutta la loro terra, confiscata dagli allevatori di bestiame, ha messo in crisi la società Guaraní-Kaiowá: attualmente questo popolo soffre uno dei più alti tassi di suicidio al mondo. Durante la breve rioccupazione della terra ancestrale, Veron aveva detto: “Questa è la mia vita, la mia anima. Se mi porterete via da questa terra, mi farete morire”. “Le parole di Marcos si sono rivelate profeticamente e tragicamente vere – ha dichiarato il direttore di ‘Survival’, Stephen Corry - la situazione terribile in cui versano i Guaraní-Kaiowá e molte altre tribù del Brasile, defraudate delle loro terre, è il problema più urgente che dovrà affrontare il nuovo presidente del Paese”. Tra il 1986 e il 1999, tra i Guaraní si sono registrati 304 casi di suicidio. Nel 1995 si è verificato più di un suicidio a settimana. A morire sono soprattutto i ragazzi e i bambini: dal 1992, 26 bambini al di sotto dei 14 anni si sono avvelenati, impiccati o uccisi con un colpo di fucile: la più giovane aveva solo 9 anni. Pur essendo uno dei gruppi indigeni più numerosi del Brasile (30.000 persone), nel corso degli ultimi 200 anni hanno perso oltre il 95 per cento delle loro terre. E proprio la mancanza di terra è all'origine dei suicidi, delle malattie e della malnutrizione di cui questo popolo continua a soffrire nell’indifferenza generale. Da oltre 30 anni ‘Survival International’ lavora per salvaguardare i diritti dei popoli tribali minacciati in ogni parte del mondo e per aiutarli a risolvere i problemi causati dall’invasione di estranei che vogliono appropriarsi delle loro terre e risorse

Italia

CARCERE - Si allarga la protesta nelle carceri siciliane per sollecitare l'approvazione dell'indulto. Anche i detenuti del "San Giuliano" di Trapani si sono uniti allo sciopero della fame attualmente in corso in molte case di pena dell'Isola come del resto del Paese. Sono 280 su 350 i reclusi che rifiutano il vitto dell'amministrazione penitenziaria, riferisce la direttrice del carcere, Francesca Vazzana. La protesta a Trapani era stata avviata due giorni fa dai detenuti della sezione "Alta sicurezza". A loro stamani, rinunciando alla prima colazione, si sono uniti i reclusi della sezione "Giudiziaria". Quest'ultimi hanno preannunciato, con una missiva inviata alla direzione del carcere trapanese, che stasera a partire dalle 8 e per dieci minuti batteranno le gavette alle inferriate delle finestre. In agitazione per l'indulto sono anche i detenuti dei due istituti di pena di Palermo, l'Ucciardone e Pagliarelli, e quelli di Termini Imerese, Caltanissetta e San Cataldo. Prosegue la protesta dei detenuti nelle carceri palermitane dell' Ucciardone e dei Pagliarelli e al Cavallacci di Termini Imerese, per sollecitare l' approvazione della legge sull' indulto. I reclusi rifiutano il cibo e all' Ucciardone, inoltre, si astengono dalle attivita' lavorative e dai corsi professionali. Al Cavallacci l' adesione allo sciopero della fame e' salita all' 80 per cento.

ART 18 - E' un coro di no quello che ha accolto, da destra e da sinistra, il referendum per estendere anche alla piccole imprese l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (giudicato due giorni faammissibile dalla Consulta). Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha già dichiarato che il quesito "parte già sconfitto" e che il problema è dunque risolto in partenza. Compatta con il Premier la Casa delle libertà che boccia in tronco la proposta di Rifondazione e Verdi. Più complessa la situazione nel Centro sinistra. I no al quesito sull'estensione del reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa anche per i lavoratori delle imprese con meno di 15 dipendenti arrivano sia dai Ds sia dalla Megherita. Piero Fassino pensa già ad una legge che eviti la consultazione popolare ma dal centrodestra commentano che, in Parlamento, non ci sarebbe una maggiornaza disposta a votarla. Anche l'ex segretario della CGIL, Sergio Cofferati, teme che il referendum "possa dividere ciò che nel corso di tanti mesi è stato a fatica unificato". Soddisfatto, ovviamente, Fausto Bertinotti, padre dell'iniziativa. Alle repliche che, incessanti, arrivano da governo e opposizione, per ora risponde solo che "dal referudum non si scappa".

FORZA NUOVA - Altri quindici arresti, tra i militanti di Forza Nuova, per il pestaggio di Adel Smith, presidente dell'Unione musulmani d'Italia, avvenuto venerdì scorso negli studi dell'emittente veronese TeleNuovo. Ai quindici esponenti del movimento di estrema destra sono stati concessi gli arresti domiciliari. Gli arrestati devono rispondere delle stesse accuse contestate agli altri sei giovani già agli arresti domiciliari: violenza privata e lesioni personali aggravate dalla motivazione razziale e istigazione all'odio razziale. Oggi pomeriggio alle 16 si terrà una conferenza stampa alla questura di Verona sugli ultimi sviluppi dell'indagine.

Alfa Romeo -I lavoratori di Arese lunedì mattina manifesteranno per le strade di Milano. Dopo lo sciopero e il blocco delle portinerie (Alfa, Consorzio/Craa e Call Center) di mercoledì scorso, i lavoratori dell’Alfa sono di nuovo in piazza per ricordare alla Fiat, agli aspiranti proprietari (Gnutti, Colaninno, ecc..) e a Formigoni che non ci sarà pace per nessuno finchè non sarà modificato il piano Fiat che ha espulso altri 1.023 lavoratori e che prevede a breve la chiusura definitiva di tutto lo stabilimento di Arese. Tra le richieste dei lavoratori vi è il punto importante riguardante Arese dove si devono produrre le vetture Alfa Romeo e le auto a basso impatto ambientale; nelle aree già dismesse dalla Fiat si devono insediare aziende industriali ad alta qualificazione industriale e non le cosidette pattumiere, e queste aziende devono dare ai lavoratori adeguate garanzie contrattuali e di legge (no al precariato, ai bassi salari e agli orari selvaggi). Intanto questi giorni si stanno susseguendo gli incontri tra Fiat, GM, banche, Governo, Gnutti, Colaninno. I grandi assenti sembrano essere proprio gli 8.000 lavoratori licenziati. I lavoratori dell’Alfa Romeo però non sono affatto rassegnati e riaffermano con forza che qualsiasi piano industriale non avrà futuro se non prevede il rilancio di Arese, per questo motivo Lunedì i lavoratori ancora in fabbrica sciopereranno dalle 9 alle 12; e l’appuntamento, con i cassintegrati, sarà davanti alla portineria centrale di Arese, da dove partiranno i pulman per il Pirellone.

gror030117 (last edited 2008-06-26 09:59:23 by anonymous)