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Sommario

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Editoriale

NOTIZIE BREVI

ESTERI

IRAQ Arrestato avvocato della difesa di Saddam nel processo per il genocidio dei curdi Bad Aref Izzat, avvocato del collegio di difesa di Saddam Hussein nel processo per il genocidio contro i kurdi, è stato arrestato questa mattina a Baghdad durante l'udienza, per aver definito il tribunale una "macelleria". Subito dopo l'affermazione rivolta alla corte, il giudice Mohammed al Khalifah al Orayibi ne ha ordinato l'arresto. A dare la notizia l'agenzia stampa irachena indipendente Aswat al Iraq.

PALESTINA Approvata lista de ministri di unità nazionale palestinese

Il presidente Abu mazen ha approvato la lista dei Ministri del governo di unità nazionale palestinese che verrà presentata il prossimo sabato al Consiglio legislativo palestinese per ottenerne il voto di fiducia. A dare la notizia oggi a Gaza il premier Ismail Haniyehè. Un portavoce del ministro degli Esteri ha però reso noto che lo Stato ebraico non collaborerà con il nuovo esecutivo. "Con nostro rammarico il nuovo governo non accetta nè esplicitamente nè implicitamente le tre condizioni della comunità internazionale: il riconoscimento di Israele, la rinuncia al terrorismo e l'accettazione dei precedenti accordi firmati con Israele" ha riferito il portavoce.

COSTA D'AVORIO Amnesty, guerra civile: appello contro l'impunità degli stupratori

Amnesty International ha reso noto oggi che la Costa d'Avorio deve attivarsi per punire i responsabili dei numerosi abusi sessuali consumatisi durante la guerra civile del 2002. "Eliminare la violenza sessuale deve essere una priorità per qualsiasi piano teso a trovare una soluzione pacifica all'attuale crisi in cui versa la Costa d'Avorio." ha affermato Veronique Aubert, deputata direttrice del programma di Amnesty in Africa. Secondo Amnesty è probabile che siano migliaia le donne e le ragazze rapite durante la guerra civile, alcune di loro giovanissime. Rapimenti e violenze sessuali sono crimini contro l'umanità e vanno puniti per impedire che continuino a dilaniare il paese. Da poco il presidente Laurent Gbagbo e il leader dei ribelli Guillaume Soro hanno firmato l'ultimo di una serie di accordi di pace con lo scopo di riunire i paesi dell'Africa occidentale divisi dalla guerra civile del 2002.

NIGER Bambine spose a 10 anni: richiesta regolamentazione per fermare queste pratiche

I capi tradizionali più influenti del Niger hanno sollecitato l'intervento del governo per redigere una regolamentazione che impedisca che le ragazze siano date in sposa quando sono ancora delle bambine. Si tratta di una decisione che va contro l'ideologia dei gruppi islamici del Niger, nazione africana con la più numerosa comunità musulmana. Le usanze famigliari, in ossequio alla legge islamica, prevedono che le bambine, spesso di età inferiore ai 10 anni, vengano spesso date in sposa: strategia utilizzata dalle famiglie che ricercano attraverso i matrimoni un miglioramento economico e sociale. Una volta sposate le ragazze sono costrette a fare figli molto presto, terminando di concepire quando sono appena ventenni. La popolazione del Niger sta crescendo più che in qualsiasi altra nazione del mondo: ogni donna partorisce, in media, 7 bambini e sempre secondo le statistiche sette donne su 1000 muoiono mentre partoriscono.

SOMALIA Nazioni Unite: 40.000 civili hanno lasciato Mogadiscio nel mese di febbraio

Nel mese di febbraio sono circa 40.000 i civili che hanno abbandonato Mogadiscio a causa della crescente insicurezza e delle numerose violenze che si consumano nella capitale somala. A dare la notizia l'agenzia umanitaria delle Nazioni Unite che opera nel Paese. Dallo scorso dicembre, quando le truppe somalo-etiopi hanno scacciato i combattenti delle Corti islamiche, la situazione nella capitale somala è molto vacillante.

ITALIA

Siparietto


Gr 13:00

In primo Piano

NOTIZIE BREVI

ESTERI

MULTINAZIONALE BANANE AMMETTE “ARRUOLAMENTO” FORZE PARAMILITARI

La ‘Chiquita Brands International Inc.’ ha accettato di pagare un’ammenda di 25 milioni di dollari dopo avere ammesso di aver arruolato, “per la protezione dei suoi impiegati”, gli squadroni della morte paramilitari di estrema destra nelle regioni settentrionali di Urabá (Antioquia) e Santa Marta (Magdalena), roccaforti delle Autodifese unite della Colombia (Auc). Il patteggiamento mette fine a una lunga e ancora in parte oscura vicenda giudiziaria innescata da un’inchiesta del Dipartimento di giustizia americano che ha coinvolto la nota società bananiera: secondo gli inquirenti, la ‘Chiquita’ avrebbe versato tra il 1997 e il 2004 almeno 1,7 milioni di dollari alle Auc, responsabili di efferati crimini e massacri di civili durante il quarantennale conflitto colombiano, qualificate solo nel 2001 come “organizzazione terroristica” dagli Stati Uniti. “Consideriamo l’accordo una soluzione razionale al dilemma che ha affrontato la compagnia per molti anni. I pagamenti effettuati dalla compagnia sono stati sempre motivati dalla nostra preoccupazione in buona fede per l’incolumità dei nostri dipendenti” ha detto in un comunicato Fernando Aguirre, presidente di ‘Chiquita’. In un dossier presentato ieri di fronte a un tribunale del distretto di Columbia (Washington) i pubblici ministeri che hanno guidato l’inchiesta precisano che “per oltre sei anni, ‘Chiquita’, attraverso la filiale ‘Banadex’, verso denaro alle Auc in due regioni della Colombia in cui aveva attività bananiere” e aggiungono che i versamenti ai ‘paras’ furono decisi dagli alti vertici della società, basata a Cincinnati, Ohio, nonostante l’opinione contraria di alcuni avvocati. “Attorno al settembre del 2000, i dirigenti di ‘Chiquita’ sapevano che l’azienda effettuava pagamenti alle Auc e che le Auc erano un’organizzazione paramilitare violenta” si legge ancora nel dossier. La ‘Chiquita’ “avrebbe pagato in precedenza anche altre organizzazioni terroristiche che operano in Colombia, in concreto le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) e l’Esercito di liberazione nazionale (Eln)”.

VISITA BUSH: CRITICHE ANCHE A POSTERIORI, A PARTIRE DA “RIFORMA MIGRATORIA”

Si è concluso, come è iniziato, tra le proteste e le critiche delle organizzazioni della società civile - anche statunitensi - il viaggio ufficiale di George W. Bush in cinque paesi dell’America Latina (Brasile, Uruguay, Colombia, Guatemala e Messico). Le promesse di una prossima “riforma integrale” sul delicato tema dell’immigrazione, ripetute dall’inquilino della Casa Bianca durante la sua visita, sono state messe in dubbio – oltre che da milioni di guatemaltechi e messicani – dal ‘Centro Sin Fronteras’ di Chicago e dal ‘Center for community change’ (Ccc) di Washington, associazioni no-profit che si battono per la difesa dei migranti e contro la povertà. Cristina Lopez, direttore esecutivo del Ccc, si chiede per esempio: “Perchè continuare con le retate e le espulsioni che dividono le famiglie quando si dice che si è sul punto di approvare una legge che legalizzerebbe tutti gli immigrati?” Per Emma Lozano, direttore del ‘Centro sin fronteras’ “è è un'ipocrisia arrestare persone che, se dovesse passare la riforma, potrebbero essere regolarizzate in pochi mesi”. Entrambe hanno protestato ieri a Washington, insieme a un gruppo di attivisti, di fronte agli uffici del dipartimento della Sicurezza interna, consegnando una lettera indirizzata al segretario Michael Chertoff dove chiedono una “moratoria” alle operazioni di polizia contro i clandestini “che hanno provocato una vera crisi umanitaria nelle città dell’intero paese”. Anche dal Messico, l’ultimo paese del viaggio presidenziale, sono arrivate nuove critiche sia da parte dei partiti conservatori che dall’opposizione di sinistra: “Le parole di Bush restano parole. A più riprese ha detto di voler proporre una riforma ma non ha mai detto come intende farlo” ha sottolineato il portavoce del ‘Partido revolucionario institucional’ (Pri), Enrique Benítez. “Bush fa solo i suoi interessi: invece di agire quando aveva la maggioranza al Congresso, ha deciso di costruire un muro che lo divide da un paese cosiddetto ‘amico’, che è anche un suo socio commerciale” secondo Luis Sanchez Jimènez del ‘Partido de la Revolucion Democratica’ (Prd, sinistra). Dall’Ecuador, incontrando la stampa straniera, il presidente socialdemocratico Rafael Correa ha contestato Bush per la sua “terribile politica estera” a cui ha opposto la “solidarietà regionale mostrata invece da Venezuela, Argentina e Spagna nei settori sanitario ed energetico”. Qualche puntualizzazione è giunta anche da Buenos Aires, grande esclusa dal viaggio del presidente americano. Il presidente argentino Néèstor Kirchner, che la settimana scorsa aveva ospitato il suo omologo venezuelano Hugo Chavez, ha sottolineato: “A chi ha dimenticato gli argentini, come i governanti di altri grandi paesi che non hanno tenuto conto di noi, dico che se vogliono venire o no in Argentina è solo un loro problema”. Ed ha aggiunto: “A chi mi ha criticato dico che ho ricevuto Chavez perchè con i fratelli delle Repubbliche latinoamericane che ci sono vicini manterremo sempre un rapporto di solidarietà”.

VITTIME PER ATTACCO RIBELLI MAOISTI A CASERMA POLIZIA NEL SUD

Un gruppo di 3-400 ribelli Naxaliti di ispirazione maoista ha attaccato oggi un caserma della polizia nel distretto di Bijapur, nello stato centrale di Chhattisgarh, uccidendo almeno 50 persone e ferendone un’altra dozzina tra agenti e membri di una milizia locale arruolati nelle file delle forze dell’ordine: lo hanno riferito fonti dell’amministrazione locale, secondo cui l’assalto è sarebbe stato condotto a Rani Bodli, 500 chilometri a sud della località di Raipur, capitale del Chhattisgarh, con granate e bombe incendiarie. Al momento dell’attacco, nella caserma - situata nelle fitte foreste meridionali della regione - si trovavano oltre un centinaio di agenti.I ribelli Naxal hanno dato fuoco alla caserma prima di fuggire con un bottino di armi e munizioni esplosive. Secondo l’Asian center for human rights, il Chhattisgarh è uno degli stati indiani più colpiti dall’offensiva maoista che solo nel 2006 ha provocato almeno 750 vittime. Il movimento dei Naxaliti - dal nome di un gruppo studentesco degli Anni ’70, ‘Naxalbari’, al quale affermano di ispirarsi – è composto da più gruppi attivi dalla fine degli anni ’60 in nove stati della federazione indiana del centro-sud e dell’est; sostengono di battersi per l’emancipazione dei contadini e dei dalit (fuori casta) dall’oppressione dei proprietari terrieri in una guerriglia che ha provocato finora oltre 6.000 vittime.

“NOTIFICA” DELLA SANTA SEDE AL TEOLOGO DELLA LIBERAZIONE JON SOBRINO

Il gesuita Jon Sobrino, teologo della liberazione e uno dei fondatori della Universita’ Centroamericana di San Salvador, ha ricevuto una ‘Notifica’ della Santa Sede secondo la quale “la Congregazione per la Dottrina della Fede si vede obbligata a comunicare che le opere menzionate del P. Sobrino presentano, in alcuni punti, notevoli discrepanze rispetto alla fede della Chiesa’’. La Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) e’ un “ministero” del Vaticano che usualmente valuta gli scritti dei teologi di tutto il mondo; Jon Sobrino e’ conosciuto in tutto l’ambiente della chiesa latino-americana per i suoi scritti sulla teologia della liberazione (ha pubblicato 11 libri) di cui e’ uno dei maggiori esponenti. I libri sotto esame ("Jesucristo Liberador. Lectura histórico-teológica de Jesús de Nazaret” y "La fe en Jesucristo. Ensayo desde las víctimas") furono pubblicati rispettivamente nel 1991 e nel 1999. In una nota esplicativa del caso Sobrino, la CDF chiarisce che ‘’in questo caso, la stessa Notifica indica i passi che sono stati seguiti secondo il procedimento urgente. E’ stato scelto questo procedimento considerando tra le altre ragioni la grande diffusione che, soprattutto in America Latina, hanno raggiunto….le opere del P. Jon Sobrino. In esse si trovano gravi difetti tanto di ordine metodologico che di contenuto…La Congregazione non pretende di giudicare le intenzioni soggettive dell’ autore, ha però il dovere di richiamare l’attenzione su alcune affermazioni che non sono conformi alla dottrina della Chiesa. Queste affermazioni si riferiscono a: 1) i presupposti meotodologici enunciati dall’ Autore, sui quali basa la sua riflessione teologica, 2) la divinita’ di Gesu’ Cristo, 3) l’incarnazione del Figlio di Dio, 4) la relazione tra Gesu’ Cristo e il Regno di Dio, 5) l’autocoscienza di Gesu’Cristo e 6) il valore salvifico della sua morte’’. Malgrado nella stessa ‘Notifica’ non appare nessuna informazione sui mezzi disciplinari o preventivi, secondo una notizia pubblicata ieri per la agenzia Adital, l’arcivescovo di San Salvador, monsignor Saenz Lacalle ha detto che "il padre Sobrino non potra’ insegnare teologica in nessun centro cattolico se non rivedrà le sue conclusioni".

Florida, a 14 anni ucciso di botte nel video le violenze dei secondini

Lo hanno picchiato a morte. Letteralmente. E' la storia di Martin Lee Anderson, la cui fine assurda, avvenuta per mano delle guardie in un "boot camp", un centro di rieducazione per minori a Panhandle, in Florida, sta sconvolgendo gli Stati Uniti. Gli aguzzini del ragazzo, che aveva solo 14 anni, hanno sempre sostenuto di essere innocenti. Ma un nuovo filamato, rilasciato oggi, sembra indicare il contrario.

Il video mostra due secondini del campo costringere Martin Lee in ginocchio e picchiarlo ripetutamente. Le sevizie, però, non si limitano agli schiaffi. La testa del ragazzo viene sbattuta più volte contro il terreno, e poi contro un'inferriata. Entrambi gli uomini, poi, lo prendono a pugni. Alla fine gli premono sul volto un pezzo di stoffa, forse intriso di ammoniaca.

Martin Lee aveva appena avuto un collasso mentre faceva ginnastica. Le guardie, sostiene la difesa, stavano solo cercando di farlo riprendere. Dopo 27 minuti, si vede arrivare un'infermiera e, dopo 35 minuti, dei barellieri, che portano via il corpo, quasi esanime, del ragazzo. Che morirà, il giorno dopo, in ospedale.

Dopo la diffusione del video shock, però, la posizione della difesa è sempre più scricchiolante. I condannati rischiano 30 anni di carcere. E lo Stato della Florida di dover risarcire 40 milioni di dollari alla famiglia Anderson.

ITALIA

Rete dei Cittadini e dei Movimenti contro l’inquinamento dell’aeroporto di Ciampino

dell’ASSEMBLEA PUBBLICA dei Cittadini davanti l’AEROPORTO di CIAMPINO di sabato 10 marzo 2007 Nonostante la chiarezza con cui i partecipanti all’assemblea pubblica si sono espressi, le notizie riportate domenica 11 marzo da alcuni organi di informazione e giornali sono risultate imprecise e incomplete. Invitiamo pertanto gli organi di informazione e giornali che non hanno dato notizie corrette a pubblicare quanto segue: Sabato 10 marzo si è svolta, in via dell'aeroscalo di fronte all'ingresso dell'aeroporto di Ciampino, l'assemblea pubblica promossa dalla rete dei cittadini e dei movimenti che da anni si battono contro l'aumento incontrollato dei voli che stanno causando gravissimi danni all'ambiente e alla salute di tutti i cittadini. All'assemblea hanno partecipato circa quattrocento persone, i sindaci di Ciampino, Marino, il presidente del X Municipio, i presidenti di Legambiente Lazio e WWF Lazio, il Comitato per l'Ecomobilità, rappresentanti di movimenti e partiti. Sono stati ringraziati per la loro partecipazione i sindaci di Ciampino, Marino, il presidente del X Municipio venuti in rappresentanza dei loro cittadini (circa 400.000 persone tra Ciampino, Marino, e il X Municipio di Roma). All'assemblea hanno preso la parola numerosi cittadini che hanno espresso con parole forti le loro preoccupazioni per l’inquinamento e le dirette esperienze di gravi malattie direttamente collegate alla prossimità dell’aeroporto. E’ stato ricordato che nel Comune di Ciampino negli ultimi anni si è triplicata l’insorgenza annuale di nuovi casi di tumore e si riscontra una larghissima diffusione dell’asma tra adulti e bambini. Infine, da tutti è stato richiesto con forza un intervento urgente e risolutore da parte delle numerose istituzioni competenti e corresponsabili per questa grave situazione di degrado ambientale. A scanso di ogni equivoco, è stato ribadito con fermezza l’obiettivo principale della Rete dei Cittadini e dei Movimenti contro l’inquinamento dell’aeroporto di Ciampino: RIPORTARE IL TRAFFICO AEREO DELL'AEROPORTO DI CIAMPINO AI LIVELLI DEL 2001 …a difesa della salute di tutti i cittadini del territorio. Non proponiamo lo spostamento di voli in altri aeroporti. Eventuali soluzioni potranno essere proposte solo dalle istituzioni competenti e corresponsabili della grave situazione creatasi.

DROGA, SOSPESO IL DECRETO TURCO SULL'USO PERSONALE

Il Tar del Lazio ha sospeso il cosiddetto 'Decreto Turco' ovvero il provvedimento che ha innalzato da 500 milligrammi a 1 grammo la quantita' massima di detenzione di cannabis al di la' della quale scattano le sanzioni penali. Lo hanno deciso i giudici della III sezione quater, presieduta da Mario Di Giuseppe, che hanno pubblicato oggi la loro ordinanza con la quale hanno accolto le richieste di sospensione del Decreto fatto dal Codacons e da una cooperativa sociale-comunita' terapeutica di Taranto.

I giudici amministrativi hanno ritenuto che la Legge non conferisca - si legge nel provvedimento - al Decreto un potere politico di scelta in ordine alla individuazione dei limiti massimi delle sostanze stupefacenti o psicotrope che possono essere detenute senza incorrere nelle sanzione penali. Bensi' un potere di scelta di discrezionalita' tecnica, soprattutto per quanto attiene alle competenze del Ministero della Salute. Non solo; il Tar ha anche ritenuto che, nel caso specifico, la scelta effettuata con il decreto impugnato non risulta supportata da alcuna istruttoria tecnica che giustifichi il raddoppio del parametro moltiplicatore.

TURCO, FARO' RICORSO A CONSIGLIO DI STATO Rispetto tutte le sentenze, per questa faro' ricorso al Consiglio di Stato perche' c'e' un dato tecnico-giuridico che mi pare infondato. Cosi' il ministro della Salute, Livia Turco, commenta la sentenza di sospensione del decreto ministeriale che raddoppia i quantitativi di cannabis detenibile per uso personale senza incorrere in sanzioni penali e li porta da 500 a 1000 milligrammi. Il dato cui il ministro fa riferimento e' il fatto che non possa intervenire la discrezionalita' politica. Non e' cosi' - spiega Turco - sulla base della legge Fini-Giovanardi, ne' sulla base degli atti della commissione insediata dal governo precedente, che stabilisce che sulla definizione della soglia massima di cannabis ci sia una discrezionalita' politica. Se e' invalidato questo decreto - conclude il ministro - e' invalidato anche quello precedente e la legge Fini-Giovanardi.

CODACONS, DECISIONE TAR LAZIO E' GIUSTA Quella di oggi del Tar del Lazio sul 'Decreto Turco' e' senza alcun dubbio una decisione giusta, visto anche il raddoppio, dal 2001 al 2005, del numero di consumatori di cannabis soprattutto dei giovani tra i 15 e i 24 anni. E' il commento del presidente del Codacons Carlo Rienzi, dopo la decisione del Tar del Lazio che ha sospeso il Decreto con il quale erano stati innalzati i limiti quantitativi massimi, riferibili ad un uso esclusivamente personale, delle sostanze stupefacenti. La facilita' di passaggio alle droghe piu' pericolose - ha continuato Rienzi - e' scientificamente dimostrata.

La decisione del Tar evitera' l' attivita' di quell' uso in comune di cannabis che finiva per diventare una sorta di spaccio involontario creatosi tra i giovani ai quali, col nuovo provvedimento, era in pratica data la possibilita' di avere con se' ben 40 dosi di cannabis e di poterle cosi' facilmente scambiare con gli amici.

Siparietto


Gr 9:30

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