'Minori stranieri respinti dai porti italiani, situazione drammatica

Lungo le rotte dei ragzzi e bambini senza famiglia in fuga dall'Afghanistan. Alcuni sono stati respinti già tre o quattro volte. Decine di bambini e ragazzi minori respinti dai porti italiani come se la convenzione sui diritti dell’infanzia non esistesse, rimandati indietro verso la Grecia senza nemmeno la possibilità di chiedere asilo politico, rispediti verso una condizione di abbandono e miseria estrema. Una situazione molto grave, nei porti di Patrasso e Atene, dove una delegazione di tre persone ( dell’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII VEDI TE SE LO VUOI DIREE!!!!) è andata a osservare da vicino il limbo in cui finiscono molti migranti, spesso minorenni, provenienti soprattutto dall’Afghanistan. Attraverso diverse rotte arrivano nei porti greci, dove tentano in tutti i modi di imbarcarsi sulle navi dirette in Italia, ad esempio aggrappati sotto i motori dei camion prossimi all’imbarco. Ma anche se riescono ad attraversare l’Adriatico, di solito poi non riescono nemmeno a mettere piede a terra: quando vengono scoperti, la polizia li lascia sulla nave fino a quando non riparte per tornare indietro da dove è venuta, e lì vengono di nuovo abbandonati a loro stessi. E i tentativi di imbarcarsi ricominciano daccapo. Le autorità di polizia locale hanno detto che seguono una prassi stabilita da un ‘accordo di riammissione senza formalità’ ma in questo modo nessuno riesce a incontrare quei migranti per verificare se sono minorenni e quindi titolari di diritti particolari, oppure se possono chiedere asilo politico

DA QUI CI SONO LE DICHIARAZIONI DEI TIZI DELL'ASSOCIAZIONE.

“Abbiamo parlato con ragazzini che ci hanno raccontato, in modo credibile e verosimile, di essere stati rispediti indietro già tre o quattro volte – continua Simoncelli - Inoltre noi stessi abbiamo visto una camionetta della polizia con a bordo una decina di persone appena rispedite indietro dall’Italia”. Per di più vengono rimandati verso condizioni estremamente difficili: “Nella zona del porto tutte le sere si ammucchiano migliaia di giovani e minorenni afgani – si legge in una nota diffusa dall’associazione - tutti a sfidare la polizia in assetto di guerra, attaccati alle cancellate del porto, blindato per gli immigrati”. Così “decine e decine di minori soli e in fuga dall'Afghanistan vivono per strada – continua la nota - senza alcun tipo di tutela, senza nessuna assistenza, senza che alcuna istituzione se ne curi, braccati e scacciati dalla polizia, e spesso picchiati”. “Abbiamo visto con i nostri occhi una situazione drammatica e impressionante – racconta Simoncelli – Abbiamo incontrato almeno duecento migranti in condizioni di miseria estrema, di cui almeno un 40% minorenni, ma erano centinaia e centinaia i migranti che vagavano attorno ai porti, braccati dalla polizia greca. Abbiamo visto diversi bambini, visibilmente sotto i dieci anni, mendicare. Molti raccontano di essere stati picchiati e derubati dalla polizia greca”. L’associazione inoltre denuncia “condizioni di vita bestiali” per quei migranti, accampati in alloggi di fortuna nelle periferie urbane, dove sopravvivono in baracche di stracci, legni e plastica, nei vecchi vagoni ferroviari e nei parchi pubblici. La nota continua ricordando le leggi e le convenzioni internazionali che dovrebbero garantire accoglienza e assistenza a tutti i minori, compresi quelli migranti non accompagnati. Leggi evidentemente effettive solo sulla carta, quando si parla di minori migranti. “È incredibile che in Europa si faccia finta di nulla di fronte a una situazione talmente grave”, conclude Simoncelli.

BOLOGNA.L’elettroshock esiste ancora, trattati 21 pazienti nel 2010

L’elettroshock in Italia si pratica ancora. La comunità psichiatrica è solita chiamare il trattamento terapia elettroconvulsivante, nota con le sigle di Tec o Ect in inglese. Sul territorio nazionale esistono 10 strutture dove è possibile sottoporsi alla terapia: 5 appartengono al servizio sanitario nazionale, 5 sono cliniche private convenzionate (dati Aitec 2011). Una di queste guarda le Torri dall’alto dei primi colli: è villa Baruzziana, in via dell’Osservanza 19. Se si confronta la realtà italiana con quella nordeuropea emerge un ricorso piuttosto limitato all’elettroshock. Le cifre indicano che negli ultimi 5 anni sono stati trattati con la terapia elettroconvulsivante (Tec) dai 20 ai 31 pazienti per anno. Non molti se si considera che in media ne passano circa 16 mila dal Dsm (dipartimento di salute pubblica) di Bologna. “Dei ricoverati in trattamento con l’elettroshock – dichiara il dott. Franco Neri, direttore sanitario di villa Baruzziana – la maggior parte sono donne. Non abbiamo tenuto dati precisi in merito, ma posso dire che i posti letto occupati dalle donne sono una volta e mezzo, due, rispetto a quelli degli uomini”. La sua osservazione è la fotografia di un’esperienza personale, maturata in quarant’anni di lavoro. Una spiegazione non è in grado di darla. “Forse – abbozza – ciò dipende anche dal fatto che gli uomini si fanno ricoverare di meno”. I principali disturbi che vengono curati con la terapia elettroconvulsivante sono la depressione grave, la catatonia quando si manifesta con arresti psicomotori, la psicosi puerperale nella pericolosità di suicidio della madre od omicidio del bambino. A villa Baruzziana i pazienti non emiliano-romagnoli vengono prevalentemente dalle regioni del centro-nord: Veneto, Lombardia, Liguria, Marche. Il bacino di utenza del sud è assorbito dalla clinica convenzionata San Valentino di Roma. "La Tec – assicura Neri – viene proposta come ultima ratio, solo quando diverse terapie farmacologiche si sono dimostrate inefficaci”. Il ciclo di elettroshock effettuato a villa Baruzziana comprende da 6 applicazioni bilaterali (con entrambi gli elettrodi) a distanza di 3 giorni l’una dall’altra. Generalmente un "beneficio" si avverte già dalle prime sedute, quindi, se si constata che il paziente non risponde alla cura, la si interrompe evitando l’accanimento terapeutico. Come se la precisazione ci faccia sentire meglio. Non mancano progetti di legge per bandire la pratica della Tec e petizioni al ministro della Sanità di turno per creare nuovi centri in strutture adeguate. Intanto l’elettroshock, anche a Bologna, continua a essere una strada praticata nella cura dei gravi, non irrimediabili, problemi psichiatrici.

PROTESTE: MIGLIAIA IN PIAZZA TAHRIR PER IL “GIORNO DELLE DIMISSIONI”

Alta tensione a piazza Tahrir, dove migliaia di persone stanno affluendo per partecipare a una manifestazione che, nel venerdì di preghiera per i musulmani, ha l’obiettivo di costringere alle dimissioni il presidente Hosni Mubarak. Secondo fonti della MISNA al Cairo, tra i dimostranti c’è grande preoccupazione dopo gli incidenti seguiti alle incursioni dei sostenitori di Mubarak che negli ultimi due giorni hanno provocato almeno 13 vittime e centinaia di feriti. Oggi a piazza Tahrir si è recato il ministro della Difesa Mohammed Hussein Tantawi, che ha ribadito l’appello del governo al dialogo con le forze di opposizione, in particolare il movimento dei Fratelli musulmani. Una disponibilità al confronto politico era stata espressa nei giorni scorsi anche dal vice-presidente Omar Suleiman, nominato da Mubarak dopo l’inizio delle manifestazioni popolari. Ieri sera e ancora questa mattina, quest’ipotesi è stata però scartata dai Fratelli musulmani, considerati da molti osservatori il più popolare tra i movimenti che animano la rivolta. Offerte di dialogo e richieste di dimissioni immediate, a ogni modo, potrebbero essere scelte tattiche. Il quotidiano statunitense "New York Times" ha riferito di incontri di alto livello tra esponenti del governo egiziano e funzionari dell’amministrazione americana, storicamente alleata di Mubarak ma ora costretta dalla rivolta popolare a cercare soluzioni nuove. Secondo il giornale, si valuta la costituzione di un governo di transizione guidato da Suleiman dopo le dimissioni di Mubarak. Ancora ieri sera però, in un’intervista all’emittente americana “Abc”, il capo di Stato ha detto di non poter lasciare prima delle elezioni di settembre perché altrimenti ci sarebbe il “caos”. Oggi la parola alla piazza, per quello che le forze di opposizione hanno battezzato il "giorno delle dimissioni". Fonti della MISNA raccontano di agenti pagati dal governo per creare incidenti in piazza Tahrir e smantellare le milizie popolari che si sono costituite nei quartieri del Cairo, di Alessandria e delle altre città infiammate dalla rivolta.

Tunisia: abolita pena morte, approvata misura contro tortura

Il consiglio dei ministri tunisino ha approvato una serie di convenzioni internazionali e di protocolli non vincolanti riguardanti, in particolare, l'abolizione della pena di morte e la lotta contro la tortura.

Attualmente in Tunisia i condannati a morte per impiccagione sono 130, tra cui quattro donne. L'ultima sentenza è stata eseguita nel mese di ottobre del 1991. Le condanne a morte vengono tramutate nell'ergastolo "duro", nel senso che i condannati non hanno più alcun contatto con il mondo esterno, familiari ed avvocati difensori compresi.

COLOMBIA

URUGUAY

Fughe e rivolte a Restinco… e a Modena

«Trentadue ne son fuggiti venerdì scorso, quattro l’altro ieri sono riusciti a darsela a gambe dopo aver praticato un foro nel muro di recinzione del Centro di identificazione e di espulsione di Restinco.

Sono i “fantasmi” che non rivelano la propria provenienza e il proprio nome, gli stranieri che approdano sulle coste italiane sui barconi e che non hanno documenti. Scappano, organizzano sommosse, non hanno nulla da perdere. Quelli che riescono a dileguarsi non vengono quasi mai rintracciati in territorio brindisino, camminano a lungo per poi doversi arrendere dinanzi a qualcuno che li blocca e chiede loro il documento. E ricomincia la trafila. Non dichiarano la propria identità, vengono rinchiusi in un “Cie” in attesa che le pratiche burocratiche, che i contatti con i Paesi dai quali potrebbero provenire, abbiano buon esito. In taluni casi l’iter non si conclude mai, ché ci sono Stati, per lo più africani, dove non ci sono neppure le anagrafi. E’ una storia infinita quella della migrazione d’uomini disperati. I tentativi di evasione di massa sono ormai all’ordine del giorno. Non passa settimana che non vi siano disordini a Restinco, alla periferia di Brindisi. Lì c’è gente molto giovane, agile. Disposta a qualsiasi cosa pur di riacquistare la libertà. Sono per lo più persone che hanno visto o subito violenze inaudite, e che non temono agenti e militari brindisini. Ce ne sono una quindicina tra poliziotti, carabinieri, finanzieri e soldati dell’esercito che vigilano ogni giorno sulla tranquillità del “Cie”. E sono loro che rischiano la vita, quotidianamente, nel cercare di sedare rivolte e sommosse, nell’arginare i tentativi di fuga che quasi sempre sfumano, ma che talvolta vanno a segno. Martedì scorso è accaduto di nuovo, nel pomeriggio. I 46 ospiti del Centro di Restinco hanno praticato un foro in un muro di recinzione dal quale speravano di sgattaiolare, senza che nessuno se ne accorgesse. Sono stati chiamati i rinforzi. Anche i vigili del fuoco sono intervenuti a supporto degli uomini in divisa che erano lì e cercavano di ripristinare l’ordine. Uno degli stranieri è salito sul tetto, pensavano che si buttasse giù. Voleva soltanto trovare una via di fuga, non ce l’ha fatta.»