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<Costituire adesso uno stato palestinese indipendente sarebbe un errore di dimensioni storiche>: lo afferma il ministro degli esteri Benyamin Netanyahu in una intervista rilasciata al quotidiano Yediot Ahronot due giorni prima delle elezioni primarie con cui il Likud scegliera' il proprio capolista in vista delle politiche del gennaio 2003. Per superare il premier Ariel Sharon - che nei sondaggi beneficia della maggior parte delle preferenze dei membri del Likud - Netanyahu ha assunto una linea politica molto rigida. <La attuale leadership palestinese deve essere espulsa> afferma. <Se costoro disponessero di uno stato indipendente farebbero precipitare il nostro paese in un baratro>. Dopo due anni di intifada e di logoramento delle risorse israeliane <dobbiamo dunque compiere uno sforzo e concludere il confronto in una maniera decisiva>.

gRor della mattina presto

Incursione notturna dell'esercito israeliano nella striscia di Gaza. Decine di carri armati appoggiati dagli elicotteri sono entrati nel villaggio e nel campo profughi di Deir al-Balah, nei pressi di alcuni insediamenti ebraici, dove ci sono stati scambi di colpi d'arma da fuoco con i militanti palestinesi. Le ruspe israeliane hanno abbattuto la casa di un militante di Hamas, Mohammed abu Huli, ritenuto responsabile degli attacchi a colpi di mortaio contro gli insediamenti ebraici nella striscia di Gaza e di essere il mandante dell'assassinio di un sergente dell'esercito avvenuto venerdi' scorso al posto di blocco di Gush Katif. Quando all'alba l'esercito si e' ritirato da Deir al-Balah e da un villaggio confinante, il bilancio dei combattimenti era di almeno 4 palestinesi (tra cui un quattordicenne) feriti. Notte di rastrellamenti anche in Cisgiordania, dove sono stati arrestati 34 palestinesi. Israele, alle prese con una congiuntura economica pesante, ha chiesto agli Stati Uniti aiuti finanziari, in particolare 10 miliardi di dollari di garanzie bancarie su prestiti, secondo quanto ha affermato in serata la radio pubblica israeliana. L'ufficio del primo ministro Ariel Sharon ha confermato che Dov Weisglass, direttore del gabinetto del premier, e Ohad Marani, direttore generale del ministero delle Finanze, hanno presentato ufficialmente una richiesta di aiuti, nel corso di un incontro, ieri a Washington, con il consigliere del presidente George W. Bush per la sicurezza nazionale, Condoleezza Rice. Marani ha esposto la situazione economia israeliana, poi ha presentato una richiesta d'aiuto americano, afferma un comunicato. L'incontro con la signora Rice si e' svolto in un'atmosfera buona e amichevole, e si e' concluso che Israele otterra' presto una risposta, aggiunge il comunicato. La radio ha precisato che Israele vorrebbe ottenere 10 miliardi di dollari di garanzie bancarie, cio' che gli permetterebbe di ottenere sui mercati finanziari prestiti a basso tasso d'interesse. Sempre secondo l'emittente, lo Stato ebraico spererebbe di ricevere 2-3 miliardi sotto forma di dono. Non risulta in nessun piano internazionale un intervento economico volto a recuperare la soffocata economia palestinese. La strategia adottata da Sharon, non ultima è l'iniziativa di vietare la raccolta delle olive ai contadini palestinesi, unica forma di sostentamento, trova così riscontro e appoggio dagli Stati Uniti di America e un preoccupante silenzio in tutto l'occidente. <Costituire adesso uno stato palestinese indipendente sarebbe un errore di dimensioni storiche>: lo afferma il ministro degli esteri Benyamin Netanyahu in una intervista rilasciata al quotidiano Yediot Ahronot due giorni prima delle elezioni primarie con cui il Likud scegliera' il proprio capolista in vista delle politiche del gennaio 2003. Per superare il premier Ariel Sharon - che nei sondaggi beneficia della maggior parte delle preferenze dei membri del Likud - Netanyahu ha assunto una linea politica molto rigida. <La attuale leadership palestinese deve essere espulsa> afferma. <Se costoro disponessero di uno stato indipendente farebbero precipitare il nostro paese in un baratro>. Dopo due anni di intifada e di logoramento delle risorse israeliane <dobbiamo dunque compiere uno sforzo e concludere il confronto in una maniera decisiva>.

INGHILTERRRA Non ha avuto grandi difficolta', stanotte, il primo ministro britannico Tony Blair nello sconfiggere un tentativo della corrente pacifista del suo partito laburista, inteso ad ostacolare l'intervento britannico nella guerra contro l'Iraq: appena 30 deputati laburisti hanno appoggiato una mozione che avrebbe impegnato il governo a sottoporre al voto parlamentare l'eventuale invio di truppe britanniche a combattere qualsiasi guerra. Il voto di stasera verteva su una mozione di sostegno della risoluzione 1441 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, che minaccia l'Iraq di "gravi conseguenze" in caso di mancato adempimento degli impegni nei confronti dell'ONU stessa, in relazione alle ispezioni nei suoi arsenali alla ricerca di eventuali armi di sterminio. Ma i dissidenti laburisti hanno invano tentato di inserire nella mozione un emendamento che avrebbe ostacolato l'intervento militare contro l'Iraq.

FRANCIA

Migliaia di dipendenti di Air France e France Telecom scenderanno oggi in piazza per manifestare contro il piano del Governo che prevede la privatizzazione di gran parte delle aziende pubbliche. Attese 30.000 persone che invadranno le strade. Lo sciopero provochera' la quasi paralisi dei voli: si stima che circa nove voli su dieci dei 4.300 aerei che ogni giorno partono ed atterranno in Francia saranno cancellati. Obiettivo dello sciopero e' quello di mettere sotto pressione il primo ministro Jean-Pierre Raffarin, che intende cedere la partecipazione statale in Electricite' de France, Air France e Gaz de France. I dipendenti di France Telecom, invece, manifesteranno sotto il Ministero delle Finanze, per protestare contro il piano societario che prevede il taglio della forza lavoro e la vendita di asset.

ARGENTINA La gravissima crisi economica che attanaglia l’Argentina registra di giorno in giorno nuove drammatiche conseguenze. Medici Senza Frontiere (Msf) ha lanciato l’ultimo allarme, relativo al mancato rifornimento delle strutture sanitarie nel Paese sudamericano. Il sistema sanitario in Argentina è oggi il paradigma del collasso dell'economia, rileva in una nota Msf. La conseguenza più visibile è la quasi totale assenza di farmaci e materiale nell'assistenza di base e ospedaliera, e l'esclusione o mancanza di accesso a strutture sanitarie di un'ampia percentuale della popolazione argentina. Il sistema non può farsi carico della domanda e inoltre i pochi farmaci che esistono sono i più cari di tutta l'America Latina. "in questo momento – scrive Msf – la saturazione è insostenibile. Il sistema sanitario pubblico che prima assisteva un 20-30 per cento della popolazione ora ne assiste il 60-70 per cento. Gli ospedali non hanno capacità di ricezione: hanno visto aumentata la domanda di assistenza, e allo stesso tempo sono rimasti senza approvvigionamenti". Di fronte alla gravità della situazione Msf ha avviato un programma di distribuzione di materiale sanitario di base in due ospedali della provincia del nord, Jujuy e Salta, storicamente i più sfavoriti. Secondo Rafael Sotoca, coordinatore medico del progetto Argentina di Msf, "questa mancanza di servizi si è aggravata perché, a causa della crisi, le persone che avevano attivato assicurazioni private e sociali sono uscite da questi sistemi in tempo record, convertendosi in nuovi richiedenti che dipendono completamente dalla sanità pubblica". Il programma ha l'obiettivo di coprire le necessità di farmaci essenziali e materiale di base nei due ospedali. Allo stesso tempo l'equipe di Msf sta compiendo azioni di pressione politica affinché le autorità affrontino urgentemente e con rigore il problema dell'accesso alle cure nel paese. Nonostante il ministero della salute stia prendendo provvedimenti, si tratta di misure palesemente insufficienti per attenuare una crisi che sta causando l'inaccessibilità ai medicinali per 10 milioni di persone. "Se il problema di accesso ai farmaci non ottiene una soluzione in tempi rapidi – rileva ancora Sotoca – tra breve una gran parte di cittadini, quasi il 40 per cento, si troverà esclusa dal sistema, senza accesso alle cure, un costo sociale impossibile per una società come l'Argentina". Msf ritiene che lo Stato debba affrontare con priorità assoluta il problema di accesso alla salute e di non permettere alle fonti di finanziamento multilaterale di anteporre all'interesse pubblico una logica di mercato di costi-benefici. In questo senso, è necessaria una chiara volontà politica che agisca il più rapidamente possibile.

gror261102 (last edited 2008-06-26 09:51:29 by anonymous)