GR ORE 9.30

Palestina

Quattordici palestinesi sono morti e circa ottanta sono stati feriti nelle incursioni effettuate dall'aviazione israeliana nel corso della giornata di ieri nella Striscia di Gaza. Le forze di sicurezza israeliane sono in massima allerta. Il raid più sanguinoso è avvenuto nel campo profughi di Bureij, dove elicotteri da combattimento hanno lanciato tre missili contro un veicolo uccidendo i quattro occupanti. Nell'esplosione sarebbero rimaste uccise almeno altre tre persone tra cui un dottore che si era avvicinato a prestare soccorso, mentre i feriti sarebbero più di cinquanta. L'attacco è stato seguito poco dopo da un'incursione sulla città di Gaza, che ha interessato il quartiere di Shajayeh: ad esssere colpito è stato un presunto deposito munizioni già bersagliato dagli F-16 dello Stato ebraico nel corso della mattinata: il bilancio provvisorio è di 11 feriti. Le quattro incursioni della mattinata hanno colpito due presunti depositi di armi, un edificio abbandonato ed un furgoncino che circolava per una strada affollata di Gaza City: in quest'ultimo attacco sonmo morte tre persone, fra cui due militanti di Hamas, Khaled Misri e Iyad Al-Huru; i feriti sono almeno 25, tra cui numerosi scolari.

Reazioni

L'Autorita' nazionale palestinese (Anp) ha chiesto l'intervento della comunita' internazionale dopo i cinque raid aerei israeliani che lunedi' nella striscia di Gaza hanno causato dieci morti e decine di feriti, tra i quali quattro vengono considerati clinicamente morti. Lo ha reso noto Saeb Erekat, il principlae negoziatore palestinese. Rivolgo un appello - ha detto - ai responsabili dell'amministrazione americana, dell'Unione Europea, delle Nazioni Unite e di altri paesi per chiedere loro di intervenire e di proteggere il popolo palestinese fermando immediatamente questa escalation sanguinosa e pericolosa. A Nusseirat, ieri sera, c'e' stato un massacro ha concluso Erekat, con riferimento al quarto raid israeliano che ha provocato sette morti e oltre 40 feriti.

Israele-Onu

Verrà votato oggi il documento presentato dai paesi arabi di condanna ad Israele per la costruzione del muro. Il voto sulla risoluzione e' stato fatto slittare a oggi, martedi', su proposta dei suoi patrocinatori. Il testo era stato presentato poche ore prima dell'inizio della seduta di emergenza dell'Assemblea, mentre il regolamento impone che il testo delle risoluzioni sia presentato un giorno prima della data prevista per il voto

Iran

Iraq

Soldati Usa hanno sparato oggi in aria nel centro di Baghdad per tenere testa ad una folla inferocita di migliaia di persone che stavano inscenando una protesta. Nessuno e' rimasto ferito. Secondo testimoni migliaia di lavoratori dei ministeri iracheni stavano manifestando dopo aver saputo che gli americani avevano arrestato una donna che aveva rifiutato una perquisizione di un cane anti droga

Perù

'La hora del Chino', il programma radiofonico lanciato a settembre dall’ex presidente Alberto Fujimori in collegamento da Tokyo, ha avuto vita breve a Iquitos: lo ha annunciato ‘Radio Universal’, affermando di essere stata costretta a sospendere le trasmissioni nella cittadina amazzonica, circa mille chilometri a nordest di Lima, a causa di una massiccia protesta popolare. Stando a quanto riferito dall’emittente, la popolazione di Iquitos infatti non ha affatto gradito l’idea di sentire diffuse via etere le opinioni del destituito capo dello Stato, fuggito in Giappone nel novembre del 2000 dopo 10 anni al potere, nel tentativo di scampare ad un clamoroso scandalo per corruzione che di lì a poco avrebbe travolto il suo governo. La prima puntata de ‘L’Ora del Chino’ – nome con cui Fujimori veniva chiamato da peruviani per le sue origini asiatiche – era andata in onda a Lima il 13 settembre scorso, raccogliendo un discreto successo di audience. L’ex presidente, che vorrebbe ripresentarsi alle elezioni del 2006, è sotto processo in Perù per una serie interminabile di reati, dall’arricchimento illecito, alla violazione massiccia dei diritti umani. Si è sempre dichiarato innocente e ha utilizzato la sua nazionalità giapponese – che finora ne ha impedito l’estradizione – per sottrarsi alla magistratura del Paese andino.