GR ORE 13.00

Migranti

Ancora un'altra tragedia nel mar meditteraneo, ancora morti. Un barcone carico di personei che cercavano di raggiungere l'Italia e' affondata ieri notte al largo delle coste tunisine. La guardia costiera, a quanto ha reso noto un funzionario del ministero dell'interno, ha recuperato cinque cadaveri e tratto in salvo 10 naufraghi. Sette persone risultano disperse. Le vittime e i superstiti sarebbero tunisini. L'imbarcazione sarebbe colata a picco alle 2 di ieri, cinque chilometri al largo di Ain al Rahma, 110 chilometri circa a sudovest di Tunisi.

Migranti

Udienza meramente tecnica davanti la Corte d'Assise di Siracusa, presieduta da Aldo Benanti, per il processo sulla strage del Natale '96 dove morirono 283 immigrati clandestini. L'apertura del dibattimento avverra' il 18 novembre prossimo quando e' prevista la costituzione delle parti processuali. A ritardare l'apertura effettiva del processo dei problemi legati alla notifica di atti a carico di uno dei due imputati. Si tratta di Yousself El Hallal, arrestato in Francia una settimana fa ed in attesa di estradizione. El Hallal, comandante libanese della nave Yiohon e' indagato per omicidio volontario. Stesso reato per il coimputato, Turab Sheik, attualmente libero, organizzatore della tratta.

La tragedia del mare della notte di Natale si consumo' nel Canale di Sicilia, in acque internazionali al largo di Capo Passero di Porto Palo (Sr). Li' la nave Yiohon in stand by aspetto' un ferry boat maltese dove vennero trasbordati i clandestini. A causa anche delle condizioni avverse del mare la nave-madre degli immigrati urto' il ferry boat. Una collisione che ne provoco' l'affondamento. Stamattina a rappresentare l'accusa il pubblico ministero Paola Vallorio. Assenti, invece, entrambi gli imputati.

Perquise

Questa mattina verso le cinque (solito orario) sono arrivati i carabinier per fare delle perquisizioni nele case di alcuni compagni della Panneteria Occupata.Fino a questo momento le notizie che ci sono arrivate parlano di circa 25 compagni perquisiti.Il P.M. responsabile della "inchiesta" sarebbe il famoso D'Ambruoso (do you remember gli islamici?). La motivazione sarebbe l'esplosione di una bomba in una sede Cisl a Milano nel 2000. attualmente tutti i perquisiti si trovanoi ancora nella caserma di Via Moscova.

Palestina

Quattordici palestinesi sono morti e circa ottanta sono stati feriti nelle incursioni effettuate dall'aviazione israeliana nel corso della giornata di ieri nella Striscia di Gaza. Le forze di sicurezza israeliane sono in massima allerta. Il raid più sanguinoso è avvenuto nel campo profughi di Bureij, dove elicotteri da combattimento hanno lanciato tre missili contro un veicolo uccidendo i quattro occupanti. Nell'esplosione sarebbero rimaste uccise almeno altre tre persone tra cui un dottore che si era avvicinato a prestare soccorso, mentre i feriti sarebbero più di cinquanta. L'attacco è stato seguito poco dopo da un'incursione sulla città di Gaza, che ha interessato il quartiere di Shajayeh: ad esssere colpito è stato un presunto deposito munizioni già bersagliato dagli F-16 dello Stato ebraico nel corso della mattinata: il bilancio provvisorio è di 11 feriti. Le quattro incursioni della mattinata hanno colpito due presunti depositi di armi, un edificio abbandonato ed un furgoncino che circolava per una strada affollata di Gaza City: in quest'ultimo attacco sonmo morte tre persone, fra cui due militanti di Hamas, Khaled Misri e Iyad Al-Huru; i feriti sono almeno 25, tra cui numerosi scolari.

Reazioni

L'Autorita' nazionale palestinese (Anp) ha chiesto l'intervento della comunita' internazionale dopo i cinque raid aerei israeliani che lunedi' nella striscia di Gaza hanno causato dieci morti e decine di feriti, tra i quali quattro vengono considerati clinicamente morti. Lo ha reso noto Saeb Erekat, il principlae negoziatore palestinese. Rivolgo un appello - ha detto - ai responsabili dell'amministrazione americana, dell'Unione Europea, delle Nazioni Unite e di altri paesi per chiedere loro di intervenire e di proteggere il popolo palestinese fermando immediatamente questa escalation sanguinosa e pericolosa. A Nusseirat, ieri sera, c'e' stato un massacro ha concluso Erekat, con riferimento al quarto raid israeliano che ha provocato sette morti e oltre 40 feriti.

Israele- Onu

Iraq

Sono almeno 20 i civili iracheni uccisi da soldati americani in circostanze poco chiare nella Baghdad del dopo Saddam. Il "J'accuse" arriva da Human Rights Watch, l'associazione internazionale che si occupa di diritti umani, secondo la quale le forze armate Usa in Iraq non conducono indagini accurate per reprimere eventuali abusi di forza da parte dei loro uomini. . Il rapporto di Human Rights Watch riguarda il periodo compreso tra il primo maggio, data in cui il presidente Usa George Bush dichiarò terminati i combattimenti in Iraq, e il 30 settembre. L'associazione per i diritti umani cita altri 74 casi di morti sospette sui quali le forze Usa non avrebbero ancora indagato. I soldati vivono in una condizione di "virtuale impunità" in Iraq, ragion per cui, consiglia Human Rights Watch, dovrebbero essere scelti sulla base della loro affidabilità e della loro capacità di integrazione con gli abitanti locali. Su cinque casi che sono stati oggetto di indagini entro il primo ottobre scorso, il comando Usa ha reso noto che solo in uno di essi è stata riconosciuta la responsabilità dei soldati. E sono ancora in fase di accertamento altri due incidenti fatali. In uno di essi sono morti otto poliziotti iracheni ed è coinvolta l'82esima divisione aereotrasportata. Human Rights Watch ha dichiarato che il rapporto sulle uccisioni dei civili iracheni riguarda soltanto Baghdad, ma seguiranno presto rapporti analoghi dalle altre città irachene.I rapporti di Human Right non entrano nel merito politico della occupazione americana, ma si limitano a sottolineare le carenze dal punto di vista della stessa mentalità degli occupanti, tanto che viene considerato un numero molto esiguo di civili uccisi, lascinado supporre che le altre morti siano in qualche modo giustificate.

La Germania e' contraria alla cancellazione del debito iracheno e ritiene necessaria una nuova risoluzione dell'Onu, nella prospettiva di una maggiore condivisione di responsabilita' nella ricostruzione del Paese. Lo ha affermato il ministro tedesco della Cooperazione e Sviluppo, sottolineando che occorrera' piu' in generale ricorrere a un finanziamento per mezzo di crediti, poiche' , quando i proventi del petrolio ricominceranno ad arrivare, allora l'Iraq potra' bastare a se stesso. In realtà la contestazione riguarda la gestione delle risorse petrolifere da parte degli Stati Uniti. I redditi derivanti dalle risorse naturali di un Paese appartengono al Paese stesso: beninteso - rileva - tali redditi possono servire alla ricostruzione, ma non al sostegno di imprese americane.. E' necessaria una nuova risoluzione Onu per l'Iraq, poiche' senza condivisione di responsabilita' non ci sara' condivisione delle spese. La posizione del ministro rispecchia quella del suo governo., IL rifiuto dell'annullamento del debito, e l'eventuale attivazione del prestito, corrispondono al giustificato timore che gli Usa possano utilizzare per se stessi i proventi del petrolio, e dunque il debito non venga cancellato alla popolazione irachena, ma agli stati uniti.

Bolivia

Il neo presidente della Bolivia, Carlos Mesa, ha ottenuto una ‘tregua’ di tre mesi da parte dei settori contadini, al termine di una massiccia manifestazione tenuta ieri a ‘Plaza de los Heroes’ a La Paz, alla quale hanno preso parte circa diecimila indigeni provenienti dalle 20 province del dipartimento. Fin dalle prime ore del mattino, migliaia di ‘campesinos’ legati alla Confederazione sindacale unica dei lavoratori contadini della Bolivia (Csutcb) e alla Centrale operaia boliviana (Cob) hanno affollato la piazza per discutere della possibilità di interrompere formalmente le proteste sociali iniziate a metà settembre, principalmente contro l’esportazione di gas naturale a Stati Uniti e Messico, via Cile. Dopo aver fatto un’offerta alla ‘Pacha Mama’ – la madre terra in lingua aymara, l’etnia dei contadini dell’altopiano - i leader indigeni hanno aperto il dibattito poco prima che si facesse avanti tra la folla Mesa. Di fronte al neo capo dello Stato, Felipe Quispe,i ha enumerato 72 richieste, le stesse già presentate nel 2001. . Intanto ‘Goni’ è sbarcato ieri a Washington, dove secondo alcune fonti di stampa, sarebbe intenzionato a chiedere il sostegno del governo Usa “per rafforzare la democrazia in Bolivia”. Ai giornalisti statunitensi ha dichiarato di essere stato vittima “di un colpo di Stato ben pianificato” dall’opposizione, ma di aver preferito “mantenere il filo della democrazia e rinunciare davanti al Congresso”.

GR ORE 9.30

Palestina

Quattordici palestinesi sono morti e circa ottanta sono stati feriti nelle incursioni effettuate dall'aviazione israeliana nel corso della giornata di ieri nella Striscia di Gaza. Le forze di sicurezza israeliane sono in massima allerta. Il raid più sanguinoso è avvenuto nel campo profughi di Bureij, dove elicotteri da combattimento hanno lanciato tre missili contro un veicolo uccidendo i quattro occupanti. Nell'esplosione sarebbero rimaste uccise almeno altre tre persone tra cui un dottore che si era avvicinato a prestare soccorso, mentre i feriti sarebbero più di cinquanta. L'attacco è stato seguito poco dopo da un'incursione sulla città di Gaza, che ha interessato il quartiere di Shajayeh: ad esssere colpito è stato un presunto deposito munizioni già bersagliato dagli F-16 dello Stato ebraico nel corso della mattinata: il bilancio provvisorio è di 11 feriti. Le quattro incursioni della mattinata hanno colpito due presunti depositi di armi, un edificio abbandonato ed un furgoncino che circolava per una strada affollata di Gaza City: in quest'ultimo attacco sonmo morte tre persone, fra cui due militanti di Hamas, Khaled Misri e Iyad Al-Huru; i feriti sono almeno 25, tra cui numerosi scolari.

Reazioni

L'Autorita' nazionale palestinese (Anp) ha chiesto l'intervento della comunita' internazionale dopo i cinque raid aerei israeliani che lunedi' nella striscia di Gaza hanno causato dieci morti e decine di feriti, tra i quali quattro vengono considerati clinicamente morti. Lo ha reso noto Saeb Erekat, il principlae negoziatore palestinese. Rivolgo un appello - ha detto - ai responsabili dell'amministrazione americana, dell'Unione Europea, delle Nazioni Unite e di altri paesi per chiedere loro di intervenire e di proteggere il popolo palestinese fermando immediatamente questa escalation sanguinosa e pericolosa. A Nusseirat, ieri sera, c'e' stato un massacro ha concluso Erekat, con riferimento al quarto raid israeliano che ha provocato sette morti e oltre 40 feriti.

Israele-Onu

Verrà votato oggi il documento presentato dai paesi arabi di condanna ad Israele per la costruzione del muro. Il voto sulla risoluzione e' stato fatto slittare a oggi, martedi', su proposta dei suoi patrocinatori. Il testo era stato presentato poche ore prima dell'inizio della seduta di emergenza dell'Assemblea, mentre il regolamento impone che il testo delle risoluzioni sia presentato un giorno prima della data prevista per il voto

Iran

Iraq

Soldati Usa hanno sparato oggi in aria nel centro di Baghdad per tenere testa ad una folla inferocita di migliaia di persone che stavano inscenando una protesta. Nessuno e' rimasto ferito. Secondo testimoni migliaia di lavoratori dei ministeri iracheni stavano manifestando dopo aver saputo che gli americani avevano arrestato una donna che aveva rifiutato una perquisizione di un cane anti droga

Perù

'La hora del Chino', il programma radiofonico lanciato a settembre dall’ex presidente Alberto Fujimori in collegamento da Tokyo, ha avuto vita breve a Iquitos: lo ha annunciato ‘Radio Universal’, affermando di essere stata costretta a sospendere le trasmissioni nella cittadina amazzonica, circa mille chilometri a nordest di Lima, a causa di una massiccia protesta popolare. Stando a quanto riferito dall’emittente, la popolazione di Iquitos infatti non ha affatto gradito l’idea di sentire diffuse via etere le opinioni del destituito capo dello Stato, fuggito in Giappone nel novembre del 2000 dopo 10 anni al potere, nel tentativo di scampare ad un clamoroso scandalo per corruzione che di lì a poco avrebbe travolto il suo governo. La prima puntata de ‘L’Ora del Chino’ – nome con cui Fujimori veniva chiamato da peruviani per le sue origini asiatiche – era andata in onda a Lima il 13 settembre scorso, raccogliendo un discreto successo di audience. L’ex presidente, che vorrebbe ripresentarsi alle elezioni del 2006, è sotto processo in Perù per una serie interminabile di reati, dall’arricchimento illecito, alla violazione massiccia dei diritti umani. Si è sempre dichiarato innocente e ha utilizzato la sua nazionalità giapponese – che finora ne ha impedito l’estradizione – per sottrarsi alla magistratura del Paese andino.