GR ORE 19.30

Esteri

Palestina

Dopo quattro giorni di coprifuoco totale, questa mattina gli abitanti di Tel El-Sultan, il quartiere alla periferia ovest di Rafah (Gaza) occupato da forze militari israeliane, hanno ripreso fiato. I carri armati sono in parte usciti dal centro abitato, consentendo alla popolazione di potersi riversare nelle strade dopo essere rimasta rintanata in casa per l'assedio dell'esercito dello stato ebraico. Uomini e donne, accompagnati da nugoli di bambini, si sono precipitati a procurarsi acqua potabile attraversando strade gravemente danneggiate che, per molti tratti, assomigliano a piste da moto cross. Molti sono rimasti scioccati nel rivedere il loro quartiere irriconoscibile ripetto a soli quattro giorni fa. Quelle che erano vie asfaltate e ordinate, sono ora ricoperte di detriti, macerie e in molti punti bloccate da terrapieni. Secondo indiscrezioni che circolano tra i palestinesi, il coprifuoco verrà reimposto nelle prossime ore, al termine del giorno di riposo ebraico dello shabat. Sui tetti delle case rimangono ancora i cecchini che vigilano su ogni movimento ed i comandi militari israeliani sono gli unici a decidere sull'ingresso degli aiuti umanitari e delle ambulanze della Croce Rossa Internazionale. Al momento l'UNRWA, l'agenzia dell'Onu che assiste i profughi palestinesi, è riuscita a portare all'interno del quartiere solo autocisterne cariche di acqua. E' tuttora precaria la situazione nei campi profughi di Brasil, Blocco O e Yebna, più vicini al confine, dove più intense sono state le demolizioni di case da parte dell'esercito allo scopo dichiarato di individuare i tunnel sottorranei che i palestinesi utilizzerebbero per il traffico d'armi con l'Egitto. Le Nazioni Unite sono impegnate ad accogliere il flusso di sfollati rimasti senza casa in tende in attesa di una sistemazione definitiva. Rimane drammatica la situazione igienico-sanitaria e l'ospedale di Rafah, Abu Yusef Najar, rimane in stato di emergenza. Stamane si sono potuti sepellire una parte dei cadaveri degli oltre 40 palestinesi uccisi dai soldati israeliani in questi quattro giorni di operazioni militari. L'ospedale, che non ha un obitorio capiente, è stato costretto a trasferire alcune delle salme in sale mortuarie imprivvisate

Manifestazioni contro israele

Disordini tra guardie di frontiera e pacifisti israeliani al valico di Kissufim, al confine tra Israele e la striscia di Gaza. Gli agenti hanno trascinato via un manifestante e caricato un piccolo gruppo di attivisti che tentavano di forzare il posto di blocco. Cinque pacifisti sono stati fermati e identificati. Gli incidenti sono avvenuti al termine del corteo di un migliaio di pacifisti israeliani che chiedevano la fine dell'offensiva sul campo profughi di Rafah e il ritiro totale dalla striscia di Gaza. I manifestanti hanno marciato per due chilometri fino al valico di Kissufim sventolando bandiere nere e scandendo slogan come "No ai crimini di guerra" e "No all'occupazione". Tra i partecipanti anche riservisti dell'esercito che si sono rifiutati di prestare servizio nei territori palestinesi. I pacifisti sono stati fischiati dai coloni ebraici della striscia di Gaza, radunatisi sull'altro lato della frontiera. In precedenza, al valico di Sufa, gli attivisti erano venuti a contatto con nazionalisti israeliani che inneggiavano all'Operazione arcobaleno in corso a Rafah

Irak

In un'operazione congiunta unita' statunitensi e forze di sicurezza irachene hanno fatto irruzione negli uffici a Kirkuk del mullah sciita radicale Moqtada al-Sadr e arrestato quindici seguaci. Il maggiore statunitense William Southard ha raccontato ai giornalisti che nel corso della retata sono state sequestrate bombe a mano e pistole. E' sfuggito invece alla cattura il principale ricercato, Abdulfatah al-Mousawi, rappresentante di Sadr in questa localita' del Kurdistan iracheno. Kirkuk, importante centro petrolifero nel nord dell'Iraq, e' divisa tra arabi, curdi e turcomanni; tra la popolazione gli sciiti sono in numero considerevole.

Diritti delle donne

Domenica 16 maggio 2004, il Governo del Kuwait, ha votato una legge che concede alle donne del Paese il diritto di voto e la possibilità di candidarsi per un seggio nell’Assemblea Nazionale. Il decreto, per la legge kuwaitiana, ora passerà all’esame del Parlamento, un'assemblea di 50 deputati che esprime 65 voti, visto che i 15 ministri del Governo votano due volte. La proposta arriva direttamente dallo sceicco Jabir al-Ahmad al-Jabir al-Sabah, capo di Stato dal 1978, anno in cui prese il posto del cugino. Al-Sabah ci aveva già provato nel 1999 a far passare la legge sul voto alle donne che è vietato esplicitamente dalla legge n°65, articolo 1, del 1962. Per il testo hanno diritto di voto solo gli uomini che abbiano compiuto il ventunesimo anno di età, quindi nel Paese votano solo poco più di 140 mila persone. Cinque anni fa la riforma venne bocciata dal Parlamento dove il gruppo dell’Alleanza dei parlamentari Islamici, di confessione sunnita, hanno la maggioranza. Non a caso l’ultima tornata elettorale ha visto il Raggruppamento Nazionale Democratico, gruppo riformista più liberale, restare fuori dal Parlamento. Se il fronte dei favorevoli alla riforma è guidato dal capo di Stato in persona, il gruppo che vi si oppone fa capo a Ahmad Baqer, potente ministro della Giustizia, noto per le sue posizioni assolutamente contrarie all’emancipazione femminile.

Ma i gruppi delle donne del kuwait credono poco alle promesse del capo dello statop, ben sapendo che la partita che si gioca su di loro è in realtà tutta elettorale ed economica. Il Kuwait, infatti, ha fortissimi interessi nella ricostruzione irachena e, in questo momento, più che mai ha interesse a presentarsi come Paese affidabile e moderno. E soprattutto a presentarsi come tale all'opinione pubblica statunitense, paese dal quale dipendono le commesse finanziarie. E questo è stato anche uno dei motivi che hanno portato al rinvio del vertice della lega araba, che si aprirà cmq a Tunisi il 22 e 23 maggio prossimi, a causa delle divisioni interne ai gruppi al potere nei Paesi dell’area, tra leader filo occidentali e leader che guardano con timore ai gruppi fondamentalisti islamici e alla loro capacità di veicolare lo scontento antiamericano delle masse. Divisione rappresentata dalla Lega Araba, più autonoma nella linea dagli Stati Uniti, rispetto al Consiglio di Cooperazione del Golfo che è legato a doppio filo con Washington dal business del petrolio.

Turchia

Il presidente turco Ahmet Necdet Sezer ha approvato oggi le riforme costituzionali per abolire i tribunali di sicurezza statale e altre istituzioni vestigia dei passati regimi militari, conditio sine qua non per l'avvio del negoziati verso l'adesione all'Unione europea. Le stesse riforme costituzionali erano state approvate all'unanimità dal parlamento di Ankara all'inizio di maggio. I 25 Stati membri dell'Unione europea decideranno a dicembre se avviare i negoziati per l'ingresso della Turchia. L'Ue ha posto come condizione preliminare quella di limitare l'influenza della sfera militare, che in Turchia è notoriamente dominante. Oltre all'eliminazione dei tribunali di sicurezza, a cui sono affidati i casi di terrorismo e che sono stati tacciati di parzialità, le riforme prevedono anche la rimozione di membri militari dagli organi che decidono le nomine alle università. Le riforme eliminano anche ogni riferimento alla pena di morte, recentemente abolita dalla Turchia, e inseriscono invece una clausola che asserisce l'uguaglianza fra i sessi

Wto

E' stato firmato questo pomeriggio al Cremlino l'accordo tra Russia e Unione Europea sull'ingresso di Mosca nell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto). L'accordo è stato sottoscritto dal ministro dell'economia russo Gherman Gref e dal commissario europeo al commercio Pascal Lamy, alla presenza del presidente russo Vladimir Putin, del premier irlandese Bertie Ahern (presidente di turno dell'Ue) e del presidente della Commissione europea Romano Prodi. Le parti hanno definito l'accordo completo, costruttivo ed equilibrato, anche se frutto di un compromesso

Farmaci anti aids

Il governo della Tanzania inaugurerà un programma di distribuzione gratuita di medicinali anti-aids. Saranno distribuiti a partire da ottobre. Sono già stati stanziati due milioni di dollari, grazie a una voce speciale inserita nella finanziaria 2003-2004. A questi fondi, entro l'anno prossimo, si sommeranno altri sette milioni di dollari. Secondo le stime ufficiali la Tanzania conta 2,2 milioni di persone colpite da 'sindrome di immunodeficienza acquisita'. Almeno 440.000 mila, il 20 per cento potranno essere raggiunti dal programma di distribuzione gratuita di antiretrovirali entro i prossimi quattro anni. La metà, oltre 200.000 malati, avrà le medicine già entro la fine dell'anno, a quanto ha assicurato il segretario permanente del ministero, Gilbert Mliga.

Italia

Fiat

La Corte d' Appello di Torino ha respinto il ricorso presentato da Cesare Romiti, ex presidente della Fiat, contro la sentenza del tribunale che aveva devoluto un risarcimento in denaro a una trentina di lavoratori dello stabilimento di Pomigliano d' Arco. La vicenda, che riguarda anche l' ex direttore finanziario Francesco Paolo Mattioli, e' legata al processo, celebrato negli anni Novanta, per irregolarita' nei bilanci della holding torinese. Alcune decine di dipendenti, all' epoca, si erano costituiti parte civile sostenendo di essere stati danneggiati in quanto il loro contratto prevedeva un premio legato ai conti aziendali, e avevano ottenuto ragione. Alla fine del processo penale avevano cosi' cominciato una serie di cause civili, chiedendo un risarcimento, che e' stato accordato in primo grado e, per quel che riguarda i trenta di Pomigliano, confermato in appello. I procedimenti in corso in Corte d' Appello sono dieci, e riguardano un' ottantina di lavoratori (quasi tutti aderenti al sindacato autonomo Slai-Cobas) di varie sedi della Fiat. La sentenza, emessa oggi, riguarda il primo di questi ricorsi, che e' stato discusso dai giudici della seconda sezione civile. Le altre sono attese nelle prossime settimane.

Rifiuti

Nel tardo pomeriggio di oggi, dall'ex discarica di contrada Pisani a Pianura, il quartiere della zona occidentale della città che da lunedì scorso è diventato l'epicentro della protesta per l¹emergenza rifiuti, sono cominciati a partire alla volta della Germania i primi camion con le balle confezionate nell'impianto. Lo ha riferito l'assessore alla Nettezza urbana Ferdinando Di Mezza, che ha sottolineato che "nessun carico di rifiuti è stato sversato la scorsa notte nel sito di imballaggio di Pianura". Il piano di emergenza per trasferire la spazzatura all'estero è stato messo a punto ieri dalla commissione consiliare Territorio e ambiente di Palazzo San Giacomo. La strategia per fronteggiare l'emergenza prevede di imballare tutti i rifiuti che ancora invadono le strade del capoluogo partenopeo e di aumentare il numero dei treni in partenza per la Germania. Secondo quanto stabilito dalla commissione consiliare dovrebbero essere 36 i convogli che ogni settimana partiranno da Napoli verso le località estere, dove sarà depositata l¹immondizia per infine essere distrutta nei termovalorizzatori. Negli ultimi giorni, nell¹ex discarica Pisani sono state sversate circa 600 tonnellate di spazzatura, nonostante le barricate innalzate dagli abitanti di Pianura culminate con le caricheeffettuate, l¹altra notte, dalle forze dell¹ordine per consentire agli autocompattatori di raggiungere il sito di imballaggio.

Greenpeace

Violenza privata aggravata (per il numero delle persone coinvolte, superiore a 10) e invasione d' azienda: questi i reati ipotizzati a carico degli attivisti di Greenpeace autori del blitz compiuto nelle prime ore della mattinata di venerdi' scorso nello stabilimento della Cereol Italia al molo sud del porto di Ancona. Trenta i denunciati, praticamente tutti coloro che hanno preso parte all' azione. Gli ecologisti si erano incatenati ai cancelli anteriore e posteriore dello stabilimento, con lucchetti del tipo utilizzato per bloccare i motorini contro i furti; avevano apposto striscioni lunghi diversi metri sistemandone uno anche sopra un silos e, di fatto, avevano impedito il rifornimento e il carico di soia bloccando una ventina di camion. . L' azione era stata accompagnata dall' arrivo della nave di Greepeace 'Esperanza' nel porto di Ancona. Il presidio era proseguito anche durante la notte, ma all' indomani, il sabato mattina, agenti della Digos e carabinieri avevano rimosso il blocco, con l' ausilio dei vigili del fuoco che con le tronchesi avevano tranciato lucchetti e catene.

GR ORE 13,00

IRAQ

Forti esplosioni e intense sparatorie si odono in fine mattinata a Najaf, la citta' santa sciita dell'Iraq centrale dove sono ripresi, dopo un intervallo di qualche ora, gli scontri tra miliziani del leader radicale Moqtada al Sadr e le forze della coalizione guidata dagli Stati Uniti. Una nuvola di fumo nero e' visibile - secondo un corrispondente della France Presse sul posto - nella zona della Piazza della Rivoluzione del 1920, che e' stata isolata, e del grande cimitero cittadino, teatro di combattimenti ieri sera. Gli scontri sono ripresi verso le 11:30 ora locale (9:30 in Italia), con tiri di artiglieria e razzi anticarro. La zona dei combattimenti si trova a meno di due chilometri dal Mausoleo dell'Imam Ali, luogo santo degli sciiti nel centro della citta', negli ultimi giorni teatro di attacchi, a colpi di mortaio, dei miliziani di Sadr contro le forze della coalizione. Ieri sera, violenti scontri hanno opposto combattenti di Sadr e soldati americani. Secondo il direttore dell'ospedale Halim, un civile e' stato ucciso e sei sono rimasti feriti.

La Gran Bretagna ha rinunciato per il momento al suo progetto di inviare altri 3.000 soldati per rafforzare il suo contingente in Iraq a causa del timore di reazioni negative dell'opinione pubblica e dell'opposizione conservatrice, secondo quanto scrive oggi il 'Daily Mirror'. L'invio di tali rinforzi - afferma il quotidiano - e' stato scartato dal primo ministro Tony Blair, che teme l'impopolarita' di un'iniziativa del genere. Martedi' scorso, il 'Times' scriveva che Blair contava di inviare truppe di rinforzo nell'Iraq del sud e fino alla citta' santa sciita di Najaf (centro), dove il leader radicale Moqtada al Sadr si e' rifugiato da oltre un mese con i suoi miliziani, sfidando le forze della coalizione che gli danno la caccia. Tali truppe, il cui invio secondo il 'Times' avrebbe dovuto essere annunciato ufficialmente la settimana prossima, sarebbero servite per rimpiazzare le forze spagnole ritirate dall'Iraq. Ma, in un articolo in prima pagina, il 'Mirror', citando una fonte di alto rango nell'esercito, afferma oggi che la voglia del governo di riconquistare Najaf e' quasi sparita. Esso non crede piu' che potra' vendere quest'idea all'opinione pubblica. Tre settimane, fa, ci preparavamo a partire (per l'Iraq). Ora, nessuno se lo aspetta prima della fine dell'estate al piu' presto, se mai partiremo, aggiunge la fonte. Il giornale precisa che nessun dispiegamento ulteriore e' previsto prima di settembre al piu' presto. La Gran Bretagna ha attualmente 7.900 soldati nel sud dell' Iraq, con il quartier generale nella citta' portuale di Bassora.

AFGHANISTAN: SINDACO KHOST, CIVILI UCCISI IN RAID AEREO USA

MO

L'esercito israeliano sarebbe impegnato oggi a Rafah (Gaza) ad un avvicendamento delle proprie unita' che di fatto significherebbe una tangibile riduzione della presenza militare in citta'. Le unita' provate da tre giorni di combattimenti continui (che hanno provocato complessivamente una quarantina di morti fra i palestinesi) hanno lasciato l'area, e sono state sostituite da altre. In mattinata la radio militare aveva riferito che durante la notte sette miliziani armati erano stati uccisi. Ma in seguito il portavoce militare ha detto di non avere alcuna informazione in merito e anche da Rafah fonti locali escludono che da ieri si siano aggiunte nuove vittime. Intanto nella zona le perlustrazioni proseguono. Israele ha affermato di aver rintracciato e neutralizzato una galleria adibita al contrabbando di armi e di aver catturato un certo numero di ricercati. Costoro vengono adesso interrogati, per consentire alle truppe che agiscono sul terreno di identificare altri tunnel. Fonti palestinesi aggiungono dal rione Brazil che stamane una ventina di case sono state rase al suolo dall'esercito israeliano. Intanto il primo ministro Ariel Sharon resta piu' che mai convinto della necessita' di un ritiro totale di Israele da Gaza, scrive oggi il quotidiano Maaariv. Ma per aggirare la opposizione in seno al suo partito, Sharon opta adesso ad un approccio graduale. Il dibattito sul ritiro graduale di Israele dalla striscia di Gaza, prevede il giornale, avra' luogo fra dieci giorni.

TERRORISMO: BOMBA IN BANGLADESH, AMBASCIATORE GB TRA FERITI

SCIOPERO DEL PUBBLICO IMPIEGO, SECONDO STOP IN 3 MESI

Per la Funzione Pubblica della Cgil le adesioni allo sciopero generale del pubblico impiego sono dell'80% e i manifestanti in piazza a Roma sono circa 300mila, praticamente un lavoratore su dieci, visto che i dipendenti del pubblico impiego sono circa 3 milioni. "L'adesione allo sciopero e' dell'80% - dice il segretario generale della FP Cgil, Carlo Podda - e un lavoratore su dieci e' in piazza".

RIFIUTI:IN FUNZIONE SITO PIANURA, DOMANI FIACCOLATA PROTESTA

Gli autocompattatori dell' Asia, azienda speciale igiene ambientale del Comune di Napoli hanno sversato per tutta la notte i rifiuti nel sito di Pianura, in contrada Pisani. Gli abitanti della zona, allontanati dalle forze dell'ordine la scorsa notte per consentire il transito dei camion carichi di rifiuti, non sono scesi in strada per protestare, ma hanno organizzato per domani sera una fiaccolata, che attraversera' le strade di Pianura. La manifestazione partira' dalla discarica e raggiungera' la chiesa di San Giorgio, dove il parroco don Vittorio Zecconi celebrera' una messa all' aperto. Sono oltre 4 mila i residenti in contrada Pisani, dove e' stato allestito il sito di trasferenza dove i rifiuti vengono imballati prima di essere trasferiti fuori regione.