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=== GR ORE 19.30 ===


'''Prigioniere politiche'''

Joëlle Aubron, ex appartenente al gruppo Action Directe, ha ottenuto lunedì la sospensione della pena per gravi motivi di salute.
45 anni, è stata operata il 16 marzo per un tumore al cervello; è detenuta dal febbraio 1987.
Il giudice regionale di Duoai, dopo aver visto le sue cartelle cliniche, ha stabilito che le sue soperanze di vita sono ormai al limite, ed ha ordinato la sua scarcerazione, seppure in regime di arresti domiciliari.
Anche il procuratore ha detto che non presenterà ricorso contro questa decisione.
Joëlle aveva già presentato domanda di sospensione il 13 aprile, ma il 3 maggio le era stata rigettata. Poi la nuova perizia medica, e infine la semilibertà.
Per lei, come per gli altri e le atre di Action Directe, si sono mossi comitati e associazioni, sopratutto il comitato "Ne laissons pas faire" (non lasciamolo fare), che il 26 maggio scorso aveva occupato gli uffici dell'Ordine dei medici francese per protestare contro perizie che sottovalutavano le sue condizioni di salute.
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Si dicuterà giovedì in Commissione Esteri della Camera un’interrogazione sulla situazione nel Darfur: èer l'occasione, è stato indetto un sit-in per chiedere a Governo e a Parlamento italiano: di intervenire direttamente e nelle sedi internazionali affinché il Governo di Khartoum interrompa immediatamente i bombardamenti e il sostegno alle milizie Janjaweed , di sollecitare il tempestivo intervento della comunità internazionale con l’invio di osservatori e di missioni umanitarie per sostenere i rifugiati in Ciad e gli sfollati interni, di garantire in Italia il diritto di asilo a chi scappa dalle regioni in guerra
Le città e i villaggi delle popolazioni africane (Masalit, Zaghawa e Fur) vengono sistematicamente distrutti da attacchi aerei e raid di terra effettuati dall’esercito regolare sudanese e dalle milizie arabe Janjaweed, armate e sostenute dal governo di Khartum. Massacri e stragi di civili, violenze sessuali sulle donne, distruzione dei pozzi, delle scorte di cibo, degli animali, di scuole e centri sanitari, ripopolamento da parte dei Janjaweed dei villaggi africani, tutto fa ormai parlare di una vera e propria operazione di PULIZIA ETNICA. Troppo poco è stato fatto finora. E ormai è tardi: secondo stime recenti, almeno 300.000 persone moriranno nei prossimi mesi; ma se gli aiuti internazionali non dovessero raggiungere il Darfur, sarà UN MILIONE di persone ad essere sterminato dalla guerra, dalla fame e dalle malattie.
Si dicuterà giovedì in Commissione Esteri della Camera un’interrogazione sulla situazione nel Darfur: èer l'occasione, è stato indetto un sit-in per chiedere a Governo e a Parlamento italiano: di intervenire direttamente e nelle sedi internazionali affinché il Governo di Khartoum interrompa immediatamente i bombardamenti e il sostegno alle milizie Janjaweed , di sollecitare il tempestivo intervento della comunità internazionale con l’invio di osservatori e di missioni umanitarie per sostenere i rifugiati in Ciad e gli sfollati interni, di garantire in Italia il diritto di asilo a chi scappa dalle regioni in guerra
Le città e i villaggi delle popolazioni africane (Masalit, Zaghawa e Fur) vengono sistematicamente distrutti da attacchi aerei e raid di terra effettuati dall’esercito regolare sudanese e dalle milizie arabe Janjaweed, armate e sostenute dal governo di Khartum. Massacri e stragi di civili, violenze sessuali sulle donne, distruzione dei pozzi, delle scorte di cibo, degli animali, di scuole e centri sanitari, ripopolamento da parte dei Janjaweed dei villaggi africani, tutto fa ormai parlare di una vera e propria operazione di PULIZIA ETNICA. Troppo poco è stato fatto finora. E ormai è tardi: secondo stime recenti, almeno 300.000 persone moriranno nei prossimi mesi; ma se gli aiuti internazionali non dovessero raggiungere il Darfur, sarà UN MILIONE di persone ad essere sterminato dalla guerra, dalla fame e dalle malattie.
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Un missile israeliano ha ucciso ieri , in Cisgiordania, Khalid Marshoud, leader locale delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa. Lo riferiscono fonti palestinesi e la radio israeliana lo ha confermato. L’omicidio mirato è avvenuto all’ingresso del campo profughi di Balta, a Nablus, dove un elicottero dello Stato ebraico ha esploso un razzo contro l’auto a bordo della quale viaggiava Marshoud. Con lui è rimasta uccisa un altro militante del movimento armato legato al-Fatah, l’organizzazione che fa capo all’Olp del presidente palestinese Yasser Arafat. Testimoni citati dal quotidiano israeliano ‘Haaretz’ riferiscono che una terza persona sarebbe rimasta gravemente ferita; il missile, secondo i palestinesi, ha lasciato un cratere visibile. Secondo fonti palestinesi, il leader delle Brigate ucciso stasera era già scampato a un altro attentato mirato all’inizio di maggio, quando un missile sparato anche in quella circostanza da un elicottero israeliano aveva colpito una vettura, provocando la morte di tre combattenti delle ‘Brigate’; Marshoud si era salvato perché viaggiava su un’altra auto. Un missile israeliano ha ucciso ieri , in Cisgiordania, Khalid Marshoud, leader locale delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa. Lo riferiscono fonti palestinesi e la radio israeliana lo ha confermato. L’omicidio mirato è avvenuto all’ingresso del campo profughi di Balta, a Nablus, dove un elicottero dello Stato ebraico ha esploso un razzo contro l’auto a bordo della quale viaggiava Marshoud. Con lui è rimasta uccisa un altro militante del movimento armato legato al-Fatah, l’organizzazione che fa capo all’Olp del presidente palestinese Yasser Arafat. Testimoni citati dal quotidiano israeliano ‘Haaretz’ riferiscono che una terza persona sarebbe rimasta gravemente ferita; il missile, secondo i palestinesi, ha lasciato un cratere visibile. Secondo fonti palestinesi, il leader delle Brigate ucciso stasera era già scampato a un altro attentato mirato all’inizio di maggio, quando un missile sparato anche in quella circostanza da un elicottero israeliano aveva colpito una vettura, provocando la morte di tre combattenti delle ‘Brigate’; Marshoud si era salvato perché viaggiava su un’altra auto.

GR ORE 19.30

Prigioniere politiche

Joëlle Aubron, ex appartenente al gruppo Action Directe, ha ottenuto lunedì la sospensione della pena per gravi motivi di salute. 45 anni, è stata operata il 16 marzo per un tumore al cervello; è detenuta dal febbraio 1987. Il giudice regionale di Duoai, dopo aver visto le sue cartelle cliniche, ha stabilito che le sue soperanze di vita sono ormai al limite, ed ha ordinato la sua scarcerazione, seppure in regime di arresti domiciliari. Anche il procuratore ha detto che non presenterà ricorso contro questa decisione. Joëlle aveva già presentato domanda di sospensione il 13 aprile, ma il 3 maggio le era stata rigettata. Poi la nuova perizia medica, e infine la semilibertà. Per lei, come per gli altri e le atre di Action Directe, si sono mossi comitati e associazioni, sopratutto il comitato "Ne laissons pas faire" (non lasciamolo fare), che il 26 maggio scorso aveva occupato gli uffici dell'Ordine dei medici francese per protestare contro perizie che sottovalutavano le sue condizioni di salute.

GR ORE 13.00

Muro della vergogna

Israele si accinge a erigere nuovi tratti della barriera di separazione attorno all'insediamento ebraico di Ariel, nel cuore della Cisgiordania, nonostante le perplessità espresse dagli Stati Uniti. Ariel è uno dei più vasti insediamenti israeliani, con circa 20.000 residenti, sorto a nord di Gerusalemme. Secondo quanto riferisce oggi il New York Times, il piano israeliano prevede la costruzione di una barriera di sicurezza lungo tre lati dell'insediamento. A lavoro completato, Israele dovrebbe consultare Washington per ottenere il via libera all'unione di questi nuovi segmenti di barriera al muro che sorge nei pressi del confine della Cisgiordania. "Questo è esattamente quanto abbiamo concordato con gli americani", ha precisato un consigliere del premier israeliano Ariel Sharon, Asaf Shariv. Ma all'ambasciata Usa la situazione viene vista diversamente, precisa il New York Times. "Accettiamo il diritto di Israele di costruire una barriera per la sicurezza - ha spiegato un portavoce della diplomazia Usa, Paul Patin - ma quando la traiettoria entra in profondità in Cisgiordania, la questione assume connotazioni politiche e noi siamo preoccupati a riguardo". Il progetto di costruzione della barriera attorno all'insediamento Ariel è una delle questione più controverse del piano di sicurezza israeliano, proprio per la sua intrusione in Cisgiordania, che i palestinesi leggono come una confisca di terreni. Il ministro palestinese per il negoziato, Saeb Erekat, ha definito l'eventuale costruzione di una barriera attorno ad Ariel "la distruzione e la devastazione della road map", il piano di pace messo a punto da Onu, Usa, Unione Europea e Russia che prevede la nascita di uno Stato palestinese entro il 2005. "Se gli israeliani costruiscono il muro attorno ad Ariel, che cose resta da negoziare?", ha aggiunto Erekat. Il sindaco di Ariel ha confermato che il progetto è in via di sviluppo e il ministero della Difesa israeliano, responsabile dei lavori, avrebbe già informato i palestinesi che vivono nell'area attorno all'insediamento di un prossimo esprosprio di terreni. Secondo quanto riferito da un funzionario del ministero, Netzah Mashiah, la fase iniziale della costruzione dovrebbe essere completata entro il mese di maggio del 2005. Un funzionario statunitense ha precisato che sulla questione del muro attorno ad Ariel sono in corso consultazioni con gli israeliani.

Palestina

una ventina di mezzi militari israeliani hanno circondato questa mattina un edificio nel centro di Nablus e, dopo aver intimato agli occupanti di sgomberarlo, hanno aperto il fuoco in direzione di esso. Lo rivelano fonti della sicurezza palestinese. Nella zona e' inoltre segnalata la presenza di un elicottero in volo. L'esercito israeliano, inoltre, durante la notte ha demolito la casa di famiglia di un attivista della Jihad islamica a Betlemme, sempre in Cisgiordania

  • Il capo delle Brigate dei Martiri di Al Aqsa a Jenin (Cisgiordania), Zakaria Zoubeidi, ha smentito di aver dichiarato alla radio israeliana che il suo gruppo era pronto a osservare un cessate il fuoco dopo il ritiro delle truppe israeliane dalla zona. Non cesseremo le nostre operazioni che a quattro condizioni: la revoca dell'assedio al presidente Yasser Arafat, il ritiro israeliano dai territori occupati, lo smantellamento delle colonie e la liberazione dei prigionieri (palestinesi), ha detto in serata Zoubeidi alla France Presse. Egli ha accusato la radio pubblica israeliana di aver distorto le sue parole e di averle estrapolate dal loro contesto in maniera premeditata, al fine di confondere la vera posizione delle Brigate. Secondo un comunicato delle Brigate - gruppo armato legato ad Al Fatah, la principale componente dell'Olp, guidata dal presidente palestinese Yasser Arafat - l'esercito israeliano ha tentato invano, domenica scorsa, di eliminare Zoubeidi. Testimoni e fonti della sicurezza palestinese hanno riferito che i soldati israeliani sono giunti in forze, con una trentina di mezzi blindati e jeep, e hanno circondato la sua casa, nel campo profughi di Jenin. Ne e' nata una sparatoria e le truppe hanno desistito. Israele accusa Zoubeidi di aver ordinato o compiuto numerosi attacci e attentati contro obiettivi israeliani

Irak

Sempre alla ricerca di nuovi alleati per l'Iraq, gli Stati Uniti ne hanno trovato un altro: l'isola di Tonga, un arcipelago indipendente del Pacifico, composto di 169 isole che ha deciso di inviare un contingente di 44 soldati in Iraq. Il principe Ulukalala Loavaka Ata, primo ministro e ministro della difesa del Paese, ha detto che l'invio del contingente fa seguito a una richiesta di assistenza di Washington. Tonga ricorda che gli Stati Uniti sono venuti a difendere l'isola contro l'invasione giapponese durante la seconda guerra mondiale, ha detto il principe

Prigionieri irak

  • La sorte dei prigionieri iracheni in mano alle forze americane - tra loro anche Saddam Hussein - non sembra trovare concordi governo di Baghdad ed autorita' di Washington. Il premier ad interim, Iyad Allawi, ha detto ieri di sapere con certezza che tutti i prigionieri iracheni verranno consegnati alle autorita' ad interim nelle prossime due settimane, ossia entro la data del 30 giugno che segna formalmente il passaggio di poteri dalle autorita' di occupazione americane alle nuove autorita' irachene. Ma funzionari del Pentagono citati dalla Cnn sul sito 'online' sottolineano di non essere a conoscenza di piani da attuare nell'immediato e che prevedono quanto preannunciato da Allawi. Al contrario, affermano, le forze americane continueranno a tenere Saddam e migliaia di altri detenuti anche dopo il trasferimento dei poteri al governo iracheno alla fine di giugno. Un trasferiment di poteri che appare sempre più, nonosatante il "coinvolgimento" dell'Onu, una mera formalità.

torture

Erano l'intelligence militare e le agenzie private a dare istruzioni alla polizia militare in servizio nel carcere iracheno di Abu Ghraib sul trattamento da riservare ai detenuti, come tenere svegli i prigionieri per più di 20 ore al giorno. E' quanto ha dichiarato agli investigatori un addetto agli interrogatori della ditta privata Caci International Inc, Steven A. Stefanowicz. Agli investigatori, Stefanowicz ha dichiarato sotto giuramento che fu il colonnello Thomas Pappas, capo dell'intelligence militare ad Abu Ghraib, ad approvare personalmente la privazione del sonno. Alle guardie carcerarie venne consegnata una copia con le istruzioni da seguire per ogni detenuto da interrogare. In questi documenti - redatti da squadre composte da tre persone, tra cui i contractor privati e i soldati dell'intelligence - veniva specificato il "programma per la gestione del sonno e del cibo" di ciascun detenuto. Secondo il regime di privazione del sonno, al prigioniero veniva permesso di dormire soltanto per brevi lassi di tempo, la cui somma non doveva superare le quattro ore sulle 24 giornaliere, e per un periodo non più lungo di tre giorni. Al termine del trattamento, al detenuto erano concesse 12 ore di sonno. "La polizia militare poteva fare quello che era ritenuto necessario per tenere sveglio il detenuto per tutto il tempo fissato dalle regole d'ingaggio approvate e da quelle per il trattamento del detenuto", ha aggiunto il contractor. La testimonianza di Stefanowicz contrasta con quanto dichiarato finora da alcuni alti generali, secondo cui le guardie carcerarie non partecipavano agli interrogatori. Il generale Geoffrey Miller, responsabile dei centri di detenzione Usa in Iraq, e il generale Ricardo Sanchez, ex comandante delle forze americane in Iraq, hanno testimoniato al Congresso che, secondo le loro istruzioni, la polizia militare poteva fornire informazioni per agevolare gli interrogatori, ma poteva avere un ruolo attivo. Il generale Antonio Taguba, che condusse la prima inchiesta interna sugli abusi commessi ad Abu Ghraib, ha potuto consultare la testimonianza di Stefanowicz prima di redigere il rapporto conclusivo delle indagini e ha concordato con il contractor sul fatto che fosse l'intelligence militare a dare istruzioni alle guardie carcerarie. Nel corso della sua deposizione, Stefanowicz ha anche detto di aver ascoltato il racconto degli abusi ai danni di un prigioniero da parte della polizia militare, ma di non aver mai assistito personalmente a episodi specifici.

G8:SAVANNA

Il Vertice del G8 di Savannah cominciava una settimana fa, senza contestazioni di rilievo da parte di 'no global' e pacifisti. Ma 11 contestatori restano in carcere a Brunswick, la cittadina che ospitava i 'no global' e i pacifisti. Si rifiutano di declinare le proprie generalita' e di pagare la cauzione, per far comprendere le storture di un sistema legale che giudicano iniquo: Crediamo di non avere fatto nulla di male, tranne esercitare il diritto costituzionale di dire come la pensiamo. Un'udienza si svolgera' giovedi'. Gli 11 sono accusati di avere cercato di forzare una barricata della polizia e di aver bloccato la strada che conduce a Sea Island. Rischiano ciascuno una condanna a un anno e una multa di mille dollari.

Brasile

Con la prospettiva delle elezioni comunali del novembre prossimo, il Movimento Sem Terra brasiliano (Mst) dibatte in questo periodo la possibilita' di diventare un partito politico e concorrere alle elezioni nel zone piu' 'calde' della lotta per la riforma agraria. Quando un sindaco o alcuni assessori comunali appoggiano la riforma agraria, diventa molto piu' facile ottenere aiuti e strutture per i coloni e espropri di terre non produttive, ha dichiarato Luci Choinacki, deputata del Partido dos Trabalhadores (PT) eletta con i voti dei militanti 'sem terra', favorevole alla trasformazione del Movimento in partito. '. I dirigenti storici del Mst sono invece assolutamente contrari all'evoluzione. La ragione stessa della salute di cui gode il Movimento, sin dalla nascita, e' che ha imparato dai movimenti contadini dell'America Latina che ci hanno preceduto a mantenere distanza e autonomia dai partiti politici - ha affermato Joao Pedro Stedile, considerato il principale ideologo del Movimento - La trasformazione in partito politico di un movimento popolare e' stata sconfitta dalla storia. Stedile e altri dirigenti come Jose' Rainha puntano invece a eleggere il maggior numero possibile di candidati progressisti nel quadro degli altri partiti, nel Partito dei Lavoratori (PT) in primo luogo, ma anche in altri partiti minori della sinistra, e persino, in alcuni casi specifici, di centrodestra come il PFL. In ambienti conservatori, c'e' molta gente che tifa perche' il Mst diventi effettivamente un partito, perche' l'opinione generale e' che questo significherebbe indebolirlo e ridimensionarlo, facendogli perdere l'aura 'gloriosa' di resistenza e inquadrandolo nel gioco parlamentare e politico - spiega Bernardo Mancano Fernandes, specialista della riforma agraria - Di fatto, quasi sicuramente perderebbe l'agilita' di movimento sociale e in piu', per legge, non potrebbe piu' promuovere occupazioni di terre. In Brasile sono oltre un milione e mezzo le persone interessate alla riforma agraria e inquadrate dal Mst, dalla Pastorale della Terra o da altri movimenti radicali per la riforma agraria: una massa di voto piuttosto rilevante e molto impegnata, in grado di far pesare l'importanza del proprio voto nelle prossime elezioni locali, ed eventualmente anche nelle politiche a livello nazionale tra due anni.

Irlanda

Riprendono oggi i colloqui tra le forze politiche nordirlandesi e i rappresentanti dei governi irlandese e britannico per l'ennesimo tentativo di superamento dello stallo nel processo di pace nella regione. La transizione politica nordirlandese verso la normalità, prevista dagli dagli accordi del 'Venerdì santo' firmati nel 1998, giace nel limbo dall'ottobre 2002, quando il governo di coalizione di Stormont tra cattolici e protestanti fu sospeso. Da allora la regione è stata governata da Londra, mentre i tentativi di raggiungere un nuovo accordo politico sono ripetutamente falliti. All'incontro, non parteciperanno i primi ministri Bertie Ahern dell'Irlanda e Tony Blair della Gran Bretagna, come accaduto più volte in passato. I colloqui sulla revisione dell'accordo di pace erano stati sospesi durante la campagna elettorale per le europee. Ieri Jim Allister, dopo essere stato eletto per il partito protestante intransigente Dup, aveva dichiarato di "esigere una devolution senza il terrore", un chiaro messaggio d'ostilità verso il gruppo Ira, che ha fino ad ora atteso il disarmarsi, e verso il Sinn Fein, partito cattolico che mantiene ancora legami con 'Ira. Il Dup, che ha ricevuto la maggioranza relativa dei consensi nelle ultime elezioni politiche ed europee, è contrario agli accordi del 'Venerdì santo' e non vuole entrare in un governo di coalizione con il Sinn Fein fino a quando l'Ira non avrà consegnato tutte le sue armi.

Darfur

Si dicuterà giovedì in Commissione Esteri della Camera un’interrogazione sulla situazione nel Darfur: èer l'occasione, è stato indetto un sit-in per chiedere a Governo e a Parlamento italiano: di intervenire direttamente e nelle sedi internazionali affinché il Governo di Khartoum interrompa immediatamente i bombardamenti e il sostegno alle milizie Janjaweed , di sollecitare il tempestivo intervento della comunità internazionale con l’invio di osservatori e di missioni umanitarie per sostenere i rifugiati in Ciad e gli sfollati interni, di garantire in Italia il diritto di asilo a chi scappa dalle regioni in guerra Le città e i villaggi delle popolazioni africane (Masalit, Zaghawa e Fur) vengono sistematicamente distrutti da attacchi aerei e raid di terra effettuati dall’esercito regolare sudanese e dalle milizie arabe Janjaweed, armate e sostenute dal governo di Khartum. Massacri e stragi di civili, violenze sessuali sulle donne, distruzione dei pozzi, delle scorte di cibo, degli animali, di scuole e centri sanitari, ripopolamento da parte dei Janjaweed dei villaggi africani, tutto fa ormai parlare di una vera e propria operazione di PULIZIA ETNICA. Troppo poco è stato fatto finora. E ormai è tardi: secondo stime recenti, almeno 300.000 persone moriranno nei prossimi mesi; ma se gli aiuti internazionali non dovessero raggiungere il Darfur, sarà UN MILIONE di persone ad essere sterminato dalla guerra, dalla fame e dalle malattie. Eppure, il 5 giugno la Questura di Crotone ha espulso 24 persone appena giunte a Lampedusa dal Darfur, di fatto impedendo loro di richiedere asilo nel nostro paese.

Carcere di Sollicciano

La scorsa settimana un detenuto si è ucciso nella sua cella impiccandosi ai rinforzi delle sbarre in cemento apposti in seguito alle ben note evasioni. Il giorno precedente un altro detenuto aveva tentato il suicidio nell'identico modo ma era stato salvato in extremis. Questi i risultati dell'ultima ondata repressiva che ha colpito il carcere fiorentino ed in particolare la sezione dei detenuti di nazionalità albanese, che si trovano a dover patire ulteriori limitazioni e restrizioni solo perchè della stessa nazionalità degli evasi: niente lavoro, aria a turno, scuola e attività sospese, vigilanza accentuata. Questo ad aggravare le già inumane condizioni di non-vita all'interno di Sollicciano dove si vive, per 21 ore al giorno, in quattro in una cella di otto metri quadri e si fanno i turni per rimanere in piedi (in quattro non ci si sta, se uno è in piedi gli altri devono stare sul letto). Nonostante diverse ispezioni di parlamentari si siano susseguite negli ultimi tempi , oggi un altro detenuto muore (per un altro c'è mancato poco) nel silenzio più assoluto!!! Tutto cio' nella democratica Toscana che ha abolito per prima la pena di morte, che si promuove a strenua difesa dei diritti umani nel mondo, ma che tollera e convive con luoghi di aberrazione e tortura come Sollicciano e Montelupo Fiorentino.

GR ORE 9.30

Palestina

Un missile israeliano ha ucciso ieri , in Cisgiordania, Khalid Marshoud, leader locale delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa. Lo riferiscono fonti palestinesi e la radio israeliana lo ha confermato. L’omicidio mirato è avvenuto all’ingresso del campo profughi di Balta, a Nablus, dove un elicottero dello Stato ebraico ha esploso un razzo contro l’auto a bordo della quale viaggiava Marshoud. Con lui è rimasta uccisa un altro militante del movimento armato legato al-Fatah, l’organizzazione che fa capo all’Olp del presidente palestinese Yasser Arafat. Testimoni citati dal quotidiano israeliano ‘Haaretz’ riferiscono che una terza persona sarebbe rimasta gravemente ferita; il missile, secondo i palestinesi, ha lasciato un cratere visibile. Secondo fonti palestinesi, il leader delle Brigate ucciso stasera era già scampato a un altro attentato mirato all’inizio di maggio, quando un missile sparato anche in quella circostanza da un elicottero israeliano aveva colpito una vettura, provocando la morte di tre combattenti delle ‘Brigate’; Marshoud si era salvato perché viaggiava su un’altra auto.

E una ventina di mezzi militari israeliani hanno circondato questa mattina un edificio nel centro di Nablus e, dopo aver intimato agli occupanti di sgomberarlo, hanno aperto il fuoco in direzione di esso. Lo rivelano fonti della sicurezza palestinese. Nella zona e' inoltre segnalata la presenza di un elicottero in volo. L'esercito israeliano, inoltre, durante la notte ha demolito la casa di famiglia di un attivista della Jihad islamica a Betlemme, sempre in Cisgiordania

  • Il capo delle Brigate dei Martiri di Al Aqsa a Jenin (Cisgiordania), Zakaria Zoubeidi, ha smentito di aver dichiarato alla radio israeliana che il suo gruppo era pronto a osservare un cessate il fuoco dopo il ritiro delle truppe israeliane dalla zona. Non cesseremo le nostre operazioni che a quattro condizioni: la revoca dell'assedio al presidente Yasser Arafat, il ritiro israeliano dai territori occupati, lo smantellamento delle colonie e la liberazione dei prigionieri (palestinesi), ha detto in serata Zoubeidi alla France Presse. Egli ha accusato la radio pubblica israeliana di aver distorto le sue parole e di averle estrapolate dal loro contesto in maniera premeditata, al fine di confondere la vera posizione delle Brigate. Secondo un comunicato delle Brigate - gruppo armato legato ad Al Fatah, la principale componente dell'Olp, guidata dal presidente palestinese Yasser Arafat - l'esercito israeliano ha tentato invano, domenica scorsa, di eliminare Zoubeidi. Testimoni e fonti della sicurezza palestinese hanno riferito che i soldati israeliani sono giunti in forze, con una trentina di mezzi blindati e jeep, e hanno circondato la sua casa, nel campo profughi di Jenin. Ne e' nata una sparatoria e le truppe hanno desistito. Israele accusa Zoubeidi di aver ordinato o compiuto numerosi attacci e attentati contro obiettivi israeliani

Irak

Sempre alla ricerca di nuovi alleati per l'Iraq, gli Stati Uniti ne hanno trovato un altro: l'isola di Tonga, un arcipelago indipendente del Pacifico, composto di 169 isole che ha deciso di inviare un contingente di 44 soldati in Iraq. Il principe Ulukalala Loavaka Ata, primo ministro e ministro della difesa del Paese, ha detto che l'invio del contingente fa seguito a una richiesta di assistenza di Washington. Tonga ricorda che gli Stati Uniti sono venuti a difendere l'isola contro l'invasione giapponese durante la seconda guerra mondiale, ha detto il principe

Prigionieri irak

  • La sorte dei prigionieri iracheni in mano alle forze americane - tra loro anche Saddam Hussein - non sembra trovare concordi governo di Baghdad ed autorita' di Washington. Il premier ad interim, Iyad Allawi, ha detto ieri di sapere con certezza che tutti i prigionieri iracheni verranno consegnati alle autorita' ad interim nelle prossime due settimane, ossia entro la data del 30 giugno che segna formalmente il passaggio di poteri dalle autorita' di occupazione americane alle nuove autorita' irachene. Ma funzionari del Pentagono citati dalla Cnn sul sito 'online' sottolineano di non essere a conoscenza di piani da attuare nell'immediato e che prevedono quanto preannunciato da Allawi. Al contrario, affermano, le forze americane continueranno a tenere Saddam e migliaia di altri detenuti anche dopo il trasferimento dei poteri al governo iracheno alla fine di giugno. Un trasferiment di poteri che appare sempre più, nonosatante il "coinvolgimento" dell'Onu, una mera formalità.

Iran

  • Il presidente iraniano Mohammad Khatami ha inviato una lettera ai capi di governo di Francia, Gran Bretagna e Germania avvertendoli che Teheran rivedra' la sua cooperazione nel fare chiarezza sul proprio programma nucleare se i tre Paesi europei manterranno la dura posizione assunta negli ultimi giorni. La notizia del messaggio e' riferita oggi dalla stampa iraniana. Khatami, citato dal quotidiano 'Tehran Times', afferma che se i tre Paesi europei manterranno il loro atteggiamento, cio' danneggera' seriamente la fiducia reciproca tra Iran e Ue e la cooperazione dell'Iran con la comunita' internazionale per l'uso pacifico dell'energia nucleare. Percio' l'Iran contemplera' altre vie. Da ieri e' riunito a Vienna il Consiglio dei Governatori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), dove Francia, Germania e Gran Bretagna hanno fatto circolare una bozza di risoluzione che critica la Repubblica islamica per una scarsa cooperazione. I tre Paesi europei avevano firmato lo scorso ottobre una dichiarazione con l'Iran in cui Teheran si impegnava a fare piena luce sul suo programma, che dice essere pacifico. Ma ieri anche il segretario generale dell'Aiea, Mohammed el Baradei, ha lamentato che Teheran non coopera pienamente con gli ispettori dell'agenzia e ha sottolineato che il 'caso Iran' va risolto entro pochi mesi.

G8:SAVANNA

Il Vertice del G8 di Savannah cominciava una settimana fa, senza contestazioni di rilievo da parte di 'no global' e pacifisti. Ma 11 contestatori restano in carcere a Brunswick, la cittadina che ospitava i 'no global' e i pacifisti. Si rifiutano di declinare le proprie generalita' e di pagare la cauzione, per far comprendere le storture di un sistema legale che giudicano iniquo: Crediamo di non avere fatto nulla di male, tranne esercitare il diritto costituzionale di dire come la pensiamo. Un'udienza si svolgera' giovedi'. Gli 11 sono accusati di avere cercato di forzare una barricata della polizia e di aver bloccato la strada che conduce a Sea Island. Rischiano ciascuno una condanna a un anno e una multa di mille dollari.

Parigi

Una decina di persone sono state interrogate questa mattina nella regione di parigi da poliziotti della sezione antiterrorismo della brigata criminale nel quadro di una inchiesta negli ambienti islamici. L'operaszione è stata condotta del quadro di una inchiesta preliminare della sezione antiterrorismo della Procura di parigi negli ambienti islamici. Le persone sono state messe in stato di fermo giudiziario presso i locali della Brigata di polizia

Nepal

Almeno 21 poliziotti nepalesi sono stati uccisi, e 12 feriti, ieri 14 giugno in un'imboscata tesa a un gruppo di agenti nella parte occidentale del paese, ha detto la polizia. L'attacco, il piu' grave da quando il 2 giugno Sher Bahadur Deuba e' stato rieletto primo ministro, e' stato compiuto a Khairikhola, 480 km a ovest di Kathmandu, ha riferito alle agenzie un alto ufficiale della polizia.

India

Quattro persone, sospettate di essere militanti islamici, che la polizia ha detto di ritenere appartenenti a una squadra suicida, sono stati uccisi durante uno scontro a fuoco nello Stato indiano del Gujarat, secondo quanto ha riferito un commissario di polizia. I quattro, tre uomini e una donna, avrebbero aperto il fuoco quando la polizia, messa sulle loro tracce da una soffiata, ha cercato di bloccare la loro auto nella città di Ahmadabad, la capitale commerciale del Gujarata. Così ha riferito il commissario di polizia G. L. Singhal. La sparatoria è avvenuta vicino all'aeroporto internazionale di Ahmadabad.

Vietnam

Undici persone sono morte ed altre quattro risultano disperse a causa del passaggio del tifone Chanthu, nella zona centrale del Vietnam. In particolare, soltanto nella provincia di Binh Dinh sono morte nove persone. Oggi le piogge si sono interrotte ma le autorita' locali hanno perduto i contatti con un alto numero di pescherecci che sono ancora in mare. Un quotidiano di lingua inglese, Vietnam News, narra del salvataggio da parte di una nave cargo di 18 pescatori la cui imbarcazione era stata distrutta dal ciclone mentre incrociava ad una quindicina di chilometri dalle coste del Paese. Il primo ministro Phan Van Khai ha chiesto alle autorita' locali di organizzare le operazioni di soccorso e di riparare immediatamente le dighe ed altri impianti distrutti o danneggiati dal tifone, per un danno di 7,5 milioni di dollari.

gror040615 (last edited 2008-06-26 10:00:23 by anonymous)