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'''PIAZZA SAN GIOVANNI - NEANCHE UN PASSO INDIETRO'''

 in preparazione del ROMA PRIDE 2008 (Sabato 7 GIUGNO 2008, ore 16.00, Piazza della Repubblica) Apprendiamo che è stata tolta l’autorizzazione al Roma Pride 2008 terminare in Piazza San Giovanni. Il movimento lgbt, che nel 2007 ha portato in quella piazza un milione di persone, si vede così negare l’agibilità politica della piazza più rappresentativa delle lotte sociali a Roma: un tentativo di intimidire percorsi di autorganizzazione e liberazione. L’asservimento delle istituzioni è, come usuale, imbarazzante, se è vero che la negazione sarebbe dovuta alla presenza di un coro nei palazzi ecclesiastici (pagina 2 al link http://www.diocesidiroma.it/DOCUMENTI/Ufficio%20per%20la%20Pastorale%20Universitaria/PUProgramma05062008.pdf) . Trenta preti che cantano dovrebbero tener lontano un intero Pride? Cos’è, un esorcismo? Questa è la sicurezza nell’epoca di Alemanno: la sicurezza di vedersi sottratti quotidianamente spazi di agibilità politica.Al danno si aggiunge la beffa: l’iniziativa in questione, il solito convegno ecclesiastico contro il relativismo culturale con udienza papale, viene aperta (il 5 giugno) anche da Zingaretti, presidente della provincia di Roma, che ha dato il patrocinio al Pride. Zingaretti, dimostrerebbe serietà e coerenza se in conseguenza di questo fatto facesse sapere di ritirare la sua partecipazione (o al Pride, o al convegno). PIAZZA SAN GIOVANNI - NEANCHE UN PASSO INDIETRO. Si ripristini un clima di agibilità politica. Il movimento lgbt sfilerà comunque fino a Piazza San Giovanni in un pride festoso, autodeterminato e politico, collegato alle lotte sociali, che sarà anche una risposta di piazza contro sessismo, fascismo e razzismo.. Coordinamento Facciamo Breccia

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In primo Piano

Editoriale

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ESTERI

ITALIA

Siparietto


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In primo Piano

NOTIZIE BREVI

ESTERI

ATTACCHI A STRANIERI: CAPE TOWN CHIEDE “STATO DI CALAMITÀ” PER AIUTARE SFOLLATI

Il governo locale della provincia di Western Cape ha chiesto che in parte del suo territorio sia dichiarato lo “stato di calamità” per avere risorse e mobilitazioni adeguate per affrontare l’emergenza degli sfollati. Sono 6600 le persone alloggiate in sei campi d’emergenza allestiti sulla spiaggia fuori Cape Town e 12.000 sono distribuiti in diverse sistemazioni in tutta la città; circa un terzo sono scappati in seguito all'ondata di aggressioni nei loro quartieri mentre gli altri hanno scelto di andarsene per paura. Secondo stime del Ministero della Sicurezza sarebbero 30.000 complessivamente le persone messe in fuga dagli attacchi contro gli immigrati e i loro beni che dal 11 maggio e per oltre due settimane si sono verificate principalmente nella provincia di Gauteng, con 56 vittime, ma estesesi in altre parti del paese, in ultimo a Cape Town; altre fonti non ufficiali alzano la stima degli sfollati a 80.000, una parte dei quali rientrati in patria o comunque fuorusciti dal paese. È da lunedì che la polizia non segnala più gravi incidenti, ma restano alcuni episodi di tensione. Il governo centrale ha ribadito che non intende creare “campi profughi” a lungo termine, smentendo fonti di stampa internazionali che avevano diffuso la notizia. Le argomentazioni sono ben espresse dal capo del governo della provincia di Western Cape, Ebraihm Rasool, che nel comunicare il piano locale di assistenza ha detto che la sua amministrazione “non appoggia i lontani, freddi e inadeguati campi sulla spiaggia”, ma piuttosto “delle sistemazioni decentralizzate presso comunità” situate nei pressi dei quartieri dove al gente viveva. “I campi sulla spiaggia sono un errore – ha detto Rasool –Sradicano al gente dal loro lavoro e dalle scuole, e trasformano gente autosufficiente e autonoma in persone dipendenti dagli aiuti”. Inoltre, i campi profughi aumenterebbe il rischio sanitario, le tensioni tra gruppi diversi, e renderebbero la reintegrazione più difficile, oltre ad essere un approccio poco umano da parte del governo. Rasool ha aggiunto che il governo provinciale ha mobilitato 15 team di mediatori culturali, 2000 volontari che parlano lingue straniere e messo a disposizione 400.000 rand (circa 34.000 euro) al giorno per le necessità alimentari; ha fatto sapere inoltre che la polizia ha arrestato 371 persone sospettate di aver partecipato alle violenze nella zona. La sindaco di Cape Town Helen Zille ha annunciato che sarà chiesto ufficialmente l’aiuto dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati nell’affrontare la situazione.

INCURSIONI ISRAELIANE: ARRESTATE DECINE DI PALESTINESI A EST DI BEIT HANOUN

Una sessantina di palestinesi sono stati arrestati la scorsa notte durante un’incursione militare israeliana nel rione di Al Farta, a est di Beit Hanoun, nella Striscia di Gaza. Lo riferiscono fonti palestinesi precisando che all’operazione, conclusasi all’alba di questa mattina hanno preso parte unità della Brigata di fanteria Givati e decine di mezzi corazzati israeliani. I militari – hanno raccontato testimoni, hanno chiesto a tutti gli uomini tra i 16 e i 60 anni di disporsi dalla parte est della città, in modo da essere trasferiti in territorio israeliano. I blindati sono entrati nei campi circostanti, prima di abbandonare l’area, distruggendo alberi e coltivazioni. Dall’ospedale di Gaza è giunta inoltre la notizia del decesso di un palestinese di 29 anni rimasto ferito in scontri a fuoco verificatisi ieri nella zona di al ‘Omour.

Accordo su trattato contro bombe a grappolo

DUBLINO - I paesi partecipanti a una conferenza internazionale apertasi il 19 maggio a Dublino hanno concordato il testo di una bozza di convenzione per la messa al bando delle bombe e delle munizioni a grappolo. "Il testo è stato accettato da tutti", ha detto un portavoce del ministero degli esteri irlandese.

Alla Conferenza di Dublino hanno partecipato 109 paesi ma non Stati Uniti, Cina, Russia, India, Pakistan e Israele, ossia i maggiori produttori mondiali di questo tipo di armamenti.

La conferenza si doveva concludere venerdi ma l'intesa è giunta con due giorni di anticipo, dopo l'annuncio del premier britannico Gordon Brown stando al quale il suo paese escluderà le bombe a grappolo dai propri arsenali

ITALIA

PIAZZA SAN GIOVANNI - NEANCHE UN PASSO INDIETRO

  • in preparazione del ROMA PRIDE 2008 (Sabato 7 GIUGNO 2008, ore 16.00, Piazza della Repubblica) Apprendiamo che è stata tolta l’autorizzazione al Roma Pride 2008 terminare in Piazza San Giovanni. Il movimento lgbt, che nel 2007 ha portato in quella piazza un milione di persone, si vede così negare l’agibilità politica della piazza più rappresentativa delle lotte sociali a Roma: un tentativo di intimidire percorsi di autorganizzazione e liberazione. L’asservimento delle istituzioni è, come usuale, imbarazzante, se è vero che la negazione sarebbe dovuta alla presenza di un coro nei palazzi ecclesiastici (pagina 2 al link http://www.diocesidiroma.it/DOCUMENTI/Ufficio%20per%20la%20Pastorale%20Universitaria/PUProgramma05062008.pdf) . Trenta preti che cantano dovrebbero tener lontano un intero Pride? Cos’è, un esorcismo? Questa è la sicurezza nell’epoca di Alemanno: la sicurezza di vedersi sottratti quotidianamente spazi di agibilità politica.Al danno si aggiunge la beffa: l’iniziativa in questione, il solito convegno ecclesiastico contro il relativismo culturale con udienza papale, viene aperta (il 5 giugno) anche da Zingaretti, presidente della provincia di Roma, che ha dato il patrocinio al Pride. Zingaretti, dimostrerebbe serietà e coerenza se in conseguenza di questo fatto facesse sapere di ritirare la sua partecipazione (o al Pride, o al convegno). PIAZZA SAN GIOVANNI - NEANCHE UN PASSO INDIETRO. Si ripristini un clima di agibilità politica. Il movimento lgbt sfilerà comunque fino a Piazza San Giovanni in un pride festoso, autodeterminato e politico, collegato alle lotte sociali, che sarà anche una risposta di piazza contro sessismo, fascismo e razzismo.. Coordinamento Facciamo Breccia

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