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Sommario

Esteri

Iraq - Anche oggi visite degli ispettori ONU a siti sospetti

Palestina - Un giovane palestinese, che non si era fermato all'alt, e' stato ucciso da alcuni soldati israeliani - Arafat ha deciso di cancellare le elezioni politiche palestinesi fissate per il 20 gennaio se l'esercito israeliano non si ritirera' dalle zone autonome della Striscia di Gaza e della Cisgiordania

Usa - Fallita la United Airlines, la seconda compagnia aerea del mondo. E' la più grande bancarotta nella storia dell'aviazione mondiale

Argentina, crisi economica

Italia

Genova - Due bombe sono esplose questa notte in rapida sequenza nei pressi della questura

Fiat - Non si sono fermate per tutta la giornata le proteste negli stabilimenti, dopo le lettere di cassa integrazione partite venrdì

Omicidio D' antona - Archiviazione per Alessandro Geri

Milano - Tre anni e quattro mesi di reclusione: questa la condanna che il pm Stefano Dambruoso ha chiestostamani per tre esponenti del centro sociale Leoncavallo, accusati di lesioni aggravate nei confronti di due neofascisti

Iraq

Continuano le visite degli ispettori dell'Onu, dopo la consegna dei documenti alla sedede delle nazioni unite.Oggi gli ispettori dell'Onu si sono recati in un centro di ricerche nucleari ed in una fabbrica di pesticidi. Esperti dell'Aiea hanno visitato nuovamente il centro di ricerche nucleari di al-Tuweitha, gia' ispezionato due volte la scorsa settimana. Un'altra squadra di ispettori Unmovic si e' invece recata a Falouja, dove e' situata una fabbrica di pesticidi in cui si sospetta che vengano messe a punto armi chimiche e biologiche. Il sito era gia' stato visitato ieri. Al lavoro odierno partecipano alcuni dei 25 nuovi ispettori giunti ieri per dare manforte ai 17 colleghi che si trovano in Iraq dal 25 novembre. Ma la consdegna deiu documenti, oltre 40.000 pagine, non è stata ben accettata dagli Stati Uniti. Dans un tel moment, tous les mots comptent. Le porte-parole de la Maison Blanche, Ari Fleischer, a publié, samedi, un communiqué indiquant : "Le régime irakien a soumis aujourd'hui (...) ce qu'il prétend être une déclaration de ses programmes de développement d'armes chimiques, biologiques et nucléaires, de missiles balistiques et d'autres vecteurs." Le communiqué rappelle que la résolution 1441 exige de Bagdad une déclaration "à jour, exacte et complète", et souligne que le gouvernement américain va analyser la "crédibilité" de la déclaration et sa conformité aux conditions fixées par l'ONU. Il précise enfin : "Nous continuerons à travailler avec les autres pays pour atteindre le but ultime, qui est de protéger la paix en mettant fin à la recherche et à l'accumulation d'armes de destruction massive par Saddam Hussein." Le scepticisme exprimé, la semaine passée, par George Bush est résumé dans la première phase. Il est renforcé par les propos des officiels irakiens, qui ont répété que l'Irak ne détient pas d'armes interdites. Cependant, le gouvernement américain a décidé de ne pas s'arrêter à ces commentaires oraux et de prendre le temps d'étudier la déclaration écrite. Ce travail va être mené à bien par les services de renseignement, sous la direction de la CIA (Agence centrale de renseignement). Les agences de l'ONU, Unmovic et AIEA, vont procéder à leurs propres analyses, de même que les autres pays membres du Conseil de sécurité. Le communiqué de la Maison Blanche souligne la volonté américaine de "travailler avec les autres pays". Dans son allocution hebdomadaire, diffusée samedi matin, M. Bush a prévenu qu'un examen approfondi de la déclaration irakienne "va prendre du temps". Il a rappelé ce que représentent, pour lui, les inspections. "Les inspecteurs, a-t-il dit, n'ont ni le devoir ni la capacité de découvrir des armes terribles cachées dans un pays vaste. La responsabilité des inspecteurs est simplement de confirmer les preuves d'un désarmement volontaire et total. Saddam Hussein a la responsabilité de fournir ces preuves, comme le lui demande -la résolution- et de façon complète."

Palestina

Un giovane palestinese, che non si era fermato all'alt intimato da alcuni soldati israeliani, e' rimasto ucciso nei pressi della colonia ebraica di Einav, in Cisgiordania, in una zona a meta' tra Tulkarem e Nablus. Stamane la Jihad Islamica, ha rivendicato l'esplosione della bomba che, domenica mattina, aveva investito una jeep sulla quale viaggiavano due soldati israeliani, rimasti entrambi feriti, non lontano dal villaggio di Shuweike, vicino Tulkarem. Intanto le Brigate dei Martiri di al-Aksa, braccio armato di al-Fatah, hanno dichiarato di essere pronte a sospendere gli attacchi dentro Israele, ma non quelli contro le colonie ebree nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania; il comunicato coincide con i preparativi per la ripresa del colloqui tra al-Fatah e il Movimento di Resistenza Islamica (Hamas) al Cairo, rivolti alla eventuale firma del cessate-il-fuoco e alla sospensione degli attentati contro Israele da parte di quest'ultima organizzazione.

Arafat ha deciso di cancellare le elezioni politiche palestinesi fissate per il 20 gennaio. Lo ha rivelato la radio israeliana, secondo cui lo svolgimento del voto sara' vincolato alla ritirata dell'esercito dalle zone autonome della Striscia di Gaza e della Cisgiordania. Secondo il presidente dell'Anp, ci vorranno da due a tre mesi dopo il ritiro delle truppe perche' le autorita' siano in grado di organizzare le operazioni di voto. Restano cosi' paralizzate le riforme che l'Unione Europea e gli Stati Uniti hanno chiesto per l'amministrazione e l'apparto di sicurezza dell'Anp. La decisione di Arafat, gia' ampiamente annunciata dalla Commissione elettorale palestinese, secondo cui l'occupoazione israeliana non avrebbe permesso il regolare svolgimento del voto, coincide con l'annuncio del governo Sharon che al presidente dell'Anp non sara' permesso di andare a Betlemme per Natale "perche' non e' un uomo di pace".

United Airlines

E' la più grande bancarotta nella storia dell'aviazione mondiale. L'United Airlines, la seconda compagnia aerea del mondo, ha avviato la procedura di amministrazione controllata secondo quanto prevede il cosiddetto capitolo 11 del diritto fallimentare americano. A quindici mesi di distanza, dunque, l'undici settembre è risultato fatale. La compagnia (che ha perso due aerei negli attacchi terroristici a New York e Washington, e da allora ha registrato quasi 4 miliardi di dollari di perdite), si è vista negare la scorsa settimana la concessione di un prestito garantito che rappresentava la sua ultima ancora di salvezza. L'Air Transportation Stabilitation Board (ATSB), l'organismo federale creato dopo l'11 settembre per distribuire il fondo di 15 miliardi di dollari stanziato dal governo per tirare fuori dal baratro le compagnie aeree alle prese con un fortissima crisi, era stato inflessibile. E aveva detto no ai quasi due milioni di dollari chiesti dal management, spiegando la decisione con un giudizio negativo sul business plan di ristrutturazione. Così la United Airlines si è trovata impossibilitata a far fronte a debiti per quasi un miliardo di dollari, che avrebbe dovuto invece pagare entro questa settimana. E ha dovuto necessariamente richiedere la procedura di protezione in caso di bancarotta, che almeno per un certo tempo gli consente di continuare ad operare salvaguardando l'occupazione. Ciò sta a significare che per il momento non ci saranno conseguenze sui voli forniti dalla compagnia. Nella compagnia (che effettua 1.700 voli al giorno, circa il 20% di tutti quelli americani), lavorano circa 83 mila dipendenti, che in base al programma di tagli annunciato a novembre dovrebbero scendere a 74.000 nel 2004.

Argwentina

Argentina ancora in lotta, e ancora impiego delle forza di polizia per sgomberare le fabbriche e i luoghi occupati. Un anno è quasi passato dal diciannove dicembre dello scorso anno, quando la crisi argentina usciva dalle notizie locali per diventare argomento internazionale. Negli ultimi tempi., anche in viata delle mobilitazuioni che si annunciano, si fa sempre più forte la spinta repressiva, in una crisi che non riesce ad individuare altri sbocchi che non siano quelli dell'ordine pubblico. Numerose le manifestazioni represse con la forza, gli arresti, le perquisizioni. La situazione economica è sempre più grave, e le amdri di palza de mayp denìuncianio ancora oggi la situazione di fame che coinvolge soprattutto i più puiccoli. E si dimettono i vertici economici. Il capo dello Stato argentino Eduardo Duhalde ha accettato oggi le dimissioni presentate la settimana scorsa dal presidente della Banca centrale, Aldo Pignanelli, il quarto dirigente dell’istituto che rinuncia al mandato in meno di due anni. Pignanelli “resterà in carica fino a quando verrà designato il suo successore”, ha confermato il capo di gabinetto, Alfredo Atanasof, in conferenza stampa. Pignanelli ha mantenuto forti divergenze col ministro dell’economia, Roberto Lavagna, nell’ambito del difficile negoziato che Buenos Aires sta tentando di portare avanti col Fondo monetario internazionale (Fmi). Potrebbe prenderne il posto il sovrintendente degli istituti finanziari, Jorge Levy, uomo di fiducia di Duhalde.

Genova

Due bombe esplose in rapida sequenza questa notte nei pressi della questura di Genova, a pochi giorni dalla manifestazione per chiedere verità e giustizia sui fatti relativi al g8 del luglio scorso. Nessuno e' rimasto ferito, ma le bombe hanno provocato molti danni agli edifici circostanti. Secondo gli inquirenti, l’azione era stata organizzata per uccidere eventuali soccorritori. Condanne all'0azione sono state espresse da più parti, con accenti ovviamente differenti. Alleanza Nazionale ha profittato del cvlima per chiedere al vice presidente del consiglio, Fini, di fare tutto ciò che è in suo potere per annullare la manifestazione. Uno scenario già visto nei giorni precedenti il G8. Abbiamo sentito Laura tartarini, del Genoa Local forum, tra gli organizatori dell'iniziativa di sabato. (audio) E dunque continuano i preparativi per le due giornate di sabato e domenica, mentre sempre più numerose arrivano le adesioni. Oggi un comunicato dei cobas, riflettendo su quanto avvenuto stamattina, invita a recarsi tutti a genova. Su quello che avverrà in questi due giorni, la corrispondenza reaslizzata stamattina. (audio)

Fiat

Non si sono fermate per tutta la giornata le proteste negli stabilimenti Fiat, dopo le lettere di cassa integrazione partite venerdì, al fallimento delle trattative tra sindacati, governo e azienda. Stamattina un foglio era appeso davanti a tutte le porte d’ingresso allo stabilimento di Mirafiori con su scritto: E' vietato l'ingresso al personale sospeso dal lavoro salvo specifica autorizzazione della direzione aziendale. La Comau Service - hanno reso noto i sindacati - ha costretto i cassintegrati a restituire i budge aziendali e a svuotare gli armadietti. Questi due gesti - osserva Stacchini, responsabile dell'Ufficio Sindacale Fiom di Torino - confermano quali sono le reali intenzioni dell' azienda, esattamente il contrario della rotazione, di cui Fiat e governo vaneggiano sui mass media. Poco dopo , verso le 10,40, 7.000 operai e operaie di Mirafiori in corteo hanno raggiunto la tangenziale sud di Torino dopo aver ascoltato il sindaco di Torino Chiamparino. L'iniziativa rientra nelle 4 ore di sciopero, dalle 9 alle 13, proclamati dai sindacati contro l'avvio della cassa integrazione a zero ore partita oggi per 5.600 lavoratori in tutta Italia. Intanto gli addetti della Tnt, societa' di logistica che opera all'interno dello stabilimento di Mirafiori e che venerdi' scorso ha annunciato la cassa integrazione a zero ore per 665 dipendenti, hanno bloccato la porta 11 dove si trova il molo di carico e scarico dello stabilimento torinese. Anche questo pomeriggio i lavoratori Fiat di Mirafiori si sono dati appuntamento davanti alla porta 2 dello stabilimento nell'ambito dello sciopero di quattro ore proclamato unitariamente dai sindacati contro la cassa integrazione che nell' area torinese interessa 1.350 lavoratori. Le tute blu hanno incontrato gli assessori al lavori di Comune e Provincia dopodiche' hanno fatto rientro in fabbrica. Per domani intanto sono state proclamate due ore di sciopero interno sia al primo che al secondo turno, mentre da mercoledi' cominceranno le assemblee anche in tutte le aziende dell'indotto. Infine, domani alla Camera del Lavoro di Torino si costituira' il comitato dei cassintegrati.

Manifestazione anche a Cassino. Audio

Le donne del Coordinamento di Termini Imerese, mogli e madri di operai dello stabilimento Fiat, hanno attuato un sit-in davanti alla sede del "Giornale di Sicilia" a Palermo. Alle manifestanti non e' piaciuto come il quotidiano ha informato sulla conclusione della trattativa a Roma, finita con l'accordo tra governo e azienda senza i sindacati. La protesta ha causato pesanti rallentamenti del traffico nella zona, poco distante dalla stazione ferroviaria centrale. Un sit in davanti a Palazzo d'Orleans, sede della regione siciliana, ed un altro in piazza Politeama, considerato il 'salotto' di Palermo. Sono le nuove iniziative di protesta degli operai della Fiat di Termini Imerese per ii pomeriggio, dopo il blocco autostradale di questa mattina. Ad annunciarlo e' stato il segretario provinciale della Fiom Cgil, Cala'. E' lo stesso sindacalista ad annunciare che mercoledi' prossimo, 11 dicembre, le tute blu della Fiat si riuniranno in assemblea davanti ai cancelli della fabbrica siciliana per stabilire le nuove forme di protesta.

Alle 10,35 circa gli operai dell’alfa di Arese hanno occupato un tratto dell’autostrada dei laghi; il blocco stradale è stato realizzato da 700 dei 1.023 lavoratori, da oggi in cassa integrazione. La loro giornata e' cominciata questa mattina alle 9 con un'assemblea davanti ai cancelli dell' azienda. Poi alle 10 e' scattato il blocco. Il calendario delle proteste dei lavoratori di Arese prevede uno sciopero di due ore per domani. Giovedi' i lavoratori di Arese manifesteranno invece per 4 ore a Milano. Audio

Da oggi al 13 dicembre, in tutte le fabbriche metalmeccaniche si svolgera' il referendum di consultazione sulla piattaforma Fiom per il rinnovo del contratto nazionali. E' quanto si legge in una nota Fiom, in cui si ricorda che alcune aziende Fiat voteranno dopo l'Epifania.

D'ANTONA due anni è mezzo per accertare la verità, due anni e mezzo per scagionare u ragazzo. Alle 19:04 del 20 maggio 1999 da una cabina di via Rocci, a Roma, parte la telefonata al Corriere della Sera di rivendicazione dell' omicidio di Massimo D'Antona, il consigliere dell' allora ministro del Lavoro Bassolino,ucciso la mattina stessa con sei colpi di pistola in via Salaria. Per l' assenza di uno specifico riconoscimento. Geri viene arrestato dagli agenti della Digos un anno dopo, il 16 maggio 2000. A lui gli investigatori arrivano partendo dalle dichiarazioni di un quattordicenne. Dal carcere fornisce un alibi: il 20 maggio '99 era a casa con un' amica, a lavorare al computer. Dopo la remissione in liberta' i sospetti, tuttavia, rimangono. Dopo un primo rifiuto nel maggio di quest' anno, la procura ribadisce la richiesta di archiviazione per l' informatico accolta oggi.

Leoncavallo

Tre anni e quattro mesi di reclusione: questa la condanna che il pm Stefano Dambruoso ha chiestostamani per tre esponenti del centro sociale Leoncavallo di Milano, accusati di lesioni aggravate nei confronti di due estremisti di destra. Secondo l'accusa, i tre imputati avrebbero percosso i due durante una colluttazione quando, nel giorno della Festa della Liberazione, il 25 aprile 2001, un gruppo di neofascisti era andato a deporre fiori alla memoria di Mussolini in piazzale Loreto. Il processo e' stato aggiornato a lunedi' prossimo, 16 dicembre, quando parleranno i difensori. Audio

GR ORE 17.00

Genova

Numerose le dichiarazioni di esponenti politici dopo le due bombe esplose questa notte a genova, a pochi giorni dalla manifestazione per chiedere verità e giustizia sui fatti relativi al g8 del luglio scorso. Due bombe infatti sono esplose in rapida sequenza questa notte nei pressi della questura di Genova. Gli ordigni erano nascosti nei bidoni dell'immondizia dei giardini pubblici .La prima esplosione è avvenuta intorno alle 4 di mattina. Solo pochi minuti dopo, la seconda. Nessuno sarebbe rimasto ferito. Ma le bombe hanno provocato molti danni agli edifici circostanti. Secondo gli inquirenti, l’azione era stata organizzata per uccidere eventuali soccorritori. La tecnica di far esplodere due ordigni, uno a breve distanza dall'altro, serve per colpire le forze dell'ordine che giungono sul posto dopo la notizia della prima esplosione. L'attentato alla questura di Genova, che solo per fortuna non ha determinato vittime, si inserisce in un clima teso a riportare alle pagine piu' buie e oscure del passato il dibattito politico e culturale nel nostro Paese. Lo afferma il parlamentare dei Verdi Paolo Cento, secondo il quale la battaglia per la verita' e la giustizia sui fatti del G8 di Genova e l'accertamento delle responsabilita' delle forze dell' ordine non hanno nulla a che vedere con atti criminali come quello accaduto questa notte. La manifestazione di sabato prossimo a Genova -conclude- sara' anche un'occasione per denunciare e condannare con forza questo grave attentato. Ma proprio sulla manifestazione si è espressa oggi la segreteria provinciale di alleanza nazionale, che ha chiesto al governo di vietare la manifestazione, riproponendo lo stesso scenario già visto prima del g8

Abolire i reati d'opinione, lascito del codice Rocco. Con un volantino riferito alla recente inchiesta della magistratura sui no global, che ha coinvolto il loro ateneo, gli studenti 'disobbedienti' dell'universita' della Calabria hanno posto oggi il problema al presidente del Senato, Marcello Pera. "Non e' reato associarsi perche' uomini e donne sono animali sociali - si legge nel volantino - non e' reato costruire una societa' diversa, perche' la diversita' e' il sale della democrazia e il mutamento e' legge di natura. Non pensa che fosse piu' urgente - chiedono i no global - l'abrogazione del codice Rocco piuttosto che il varo della legge Cirami?. I "disobbedienti" hanno ricordato quanto chieso il 23 novembre scorso dall'assemblea nazionale dei no global, svoltasi proprio nell'ateneo calabrese: "L'abolizione dei reati d' opinione. Non la costruzione del ponte sullo Stretto, non le carceri etniche per i migranti, non le megadiscariche di rifiuti, nessuno di questi scellerati progetti avra' vita facile nella nostra terra. Il Sud deve essere libero di criticare la devolution di Bossi e allo stesso tempo di praticare l'autogoverno delle citta' attraverso il conflitto e il consenso, la dialettica legittima e democratica tra movimenti e istituzioni".

Milano

Tre anni e quattro mesi di reclusione: questa la condanna che il pm Stefano Dambruoso ha chiesto per tre esponenti del centro sociale Leoncavallo di Milano, accusati di lesioni aggravate nei confronti di due estremisti di destra. Secondo l'accusa, i tre imputati avrebbero percosso i due neofascisti durante una colluttazione quando, nel giorno della Festa della Liberazione, il 25 aprile 2001, un gruppo di estremisti di destra era andato a deporre fiori alla memoria di Benito Mussolini in piazzale Loreto. La requisitoria si e' svolta stamani davanti al giudice Manuela Cannavale della 4/a sezione del tribunale penale. Sove sono stati ascoltati alcuni testimoni, uno dei quali ha escluso la presenza sul posto di uno degli imputati nel momento del fatto. Il processo e' stato quindi aggiornato a lunedi' prossimo, 16 dicembre, quando parleranno i difensori Giuseppe Pelazza e Mirko Mazzali.

Fiat

Non si sono fermate per tutta la giornata le protesta negli stabilimenti Fiat, dopo le lettere di cassa integrazione partite venrdì, al fallimento delle trattative tra sindacati, governo e azienda. Stamattina un foglio era appeso davanti a tutte le porte d’ingresso allo stabilimento di Mirafiori; c’erano scritte queste parole: E' vietato l'ingresso al personale sospeso dal lavoro salvo specifica autorizzazione della direzione aziendale. La Comau Service - hanno reso noto i sindacati - ha costretto i cassintegrati a restituire i budge aziendali e a svuotare gli armadietti. Questi due gesti - osserva Claudio Stacchini, responsabile dell'Ufficio Sindacale Fiom di Torino - confermano quali sono le reali intenzioni della Fiat, esattamente il contrario della rotazione, di cui Fiat e governo vaneggiano sui mass media. Poco dopo , verso le 10,40, 7.000 operai e operaie di Mirafiori in corteo stanno raggiungendo la tangenziale sud di Torino. I lavoratori sono partiti dalla porta 2 dello stabilimento torinese dopo aver ascoltato il sindaco di Torino Sergio Chiamparino. L'iniziativa rientra nelle 4 ore di sciopero, dalle 9 alle 13, proclamati dai sindacati contro l'avvio della cassa integrazione a zero ore partita oggi per 5.600 lavoratori in tutta Italia. Intanto gli addetti della Tnt, societa' di logistica che opera all'interno dello stabilimento di Mirafiori e che venerdi' scorso ha annunciato la cassa integrazione a zero ore per 665 dipendenti, stanno bloccando la porta 11 dove si trova il molo di carico e scarico dello stabilimento torinese.

Le donne del Coordinamento di Termini Imerese, mogli e madri di operai dello stabilimento Fiat, hanno attuato un sit-in davanti alla sede del "Giornale di Sicilia" a Palermo in via Lincoln. Alle manifestanti non e' piaciuto come il quotidiano ha informato sulla conclusione della trattativa a Roma, finita con l'accordo tra governo e azienda senza i sindacati. La protesta ha causato pesanti rallentamenti del traffico nella zona, poco distante dalla stazione ferroviaria centrale. alle 10,35 circa gli operai dell’alfa hanno occupato un tratto dell’autostrada dei laghi; il blocco stradale è stato realizzato da 700 dei 1.023 lavoratori dell'Alfa di Arese, da oggi in cassa integrazione. Oggi comincia la nostra battaglia vera ha affermato Carlo Pariani delegato del Flmu-Cub. La giornata delle tute blu da oggi in cassa integrazione e' cominciata questa mattina alle 9 con un'assemblea davanti ai cancelli dell'Alfa. Poi alle 10 e' scattato il blocco. All'interno dello stabilimento si trovano circa 500 operai del primo turno del reparto meccanica e circa 600 tecnici. Il calendario delle proteste dei lavoratori di Arese prevede uno sciopero di due ore per domani. Giovedi' i lavoratori di Arese manifesteranno invece per 4 ore a Milano.

Iraq

Washington accueille avec scepticisme la déclaration de Bagdad La déclaration de l'Irak sur ses armements de destruction massive est arrivée, dimanche 8 décembre, au siège de l'ONU. Selon Bagdad, la déclaration prouve que l'Irak ne dispose pas d'armes nucléaires, chimiques ou biologiques. Washington de notre correspondant Pour le gouvernement de Washington, les inspections et l'ensemble des dispositions de la résolution 1441 n'ont pas d'autre fonction que de justifier, aux yeux des Américains et d'une partie au moins de la communauté internationale, l'emploi de la force contre Saddam Hussein. Le dirigeant irakien cherche à utiliser les mêmes dispositions, en sens inverse, pour empêcher les Etats-Unis de le chasser du pouvoir. Avec la remise aux Nations unies, par les autorités irakiennes, samedi 7 décembre, de leur déclaration relative aux armements chimiques biologiques, nucléaires et aux missiles balistiques qu'elles sont accusées de détenir, on est entré dans la phase critique de l'épreuve de force, qui débouchera, ou non, sur la guerre. "BUT ULTIME" Dans un tel moment, tous les mots comptent. Le porte-parole de la Maison Blanche, Ari Fleischer, a publié, samedi, un communiqué indiquant : "Le régime irakien a soumis aujourd'hui (...) ce qu'il prétend être une déclaration de ses programmes de développement d'armes chimiques, biologiques et nucléaires, de missiles balistiques et d'autres vecteurs." Le communiqué rappelle que la résolution 1441 exige de Bagdad une déclaration "à jour, exacte et complète", et souligne que le gouvernement américain va analyser la "crédibilité" de la déclaration et sa conformité aux conditions fixées par l'ONU. Il précise enfin : "Nous continuerons à travailler avec les autres pays pour atteindre le but ultime, qui est de protéger la paix en mettant fin à la recherche et à l'accumulation d'armes de destruction massive par Saddam Hussein." Le scepticisme exprimé, la semaine passée, par George Bush est résumé dans la première phase. Il est renforcé par les propos des officiels irakiens, qui ont répété que l'Irak ne détient pas d'armes interdites. Cependant, le gouvernement américain a décidé de ne pas s'arrêter à ces commentaires oraux et de prendre le temps d'étudier la déclaration écrite. Ce travail va être mené à bien par les services de renseignement, sous la direction de la CIA (Agence centrale de renseignement). Les agences de l'ONU, Unmovic et AIEA, vont procéder à leurs propres analyses, de même que les autres pays membres du Conseil de sécurité. Le communiqué de la Maison Blanche souligne la volonté américaine de "travailler avec les autres pays". Dans son allocution hebdomadaire, diffusée samedi matin, M. Bush a prévenu qu'un examen approfondi de la déclaration irakienne "va prendre du temps". Il a rappelé ce que représentent, pour lui, les inspections. "Les inspecteurs, a-t-il dit, n'ont ni le devoir ni la capacité de découvrir des armes terribles cachées dans un pays vaste. La responsabilité des inspecteurs est simplement de confirmer les preuves d'un désarmement volontaire et total. Saddam Hussein a la responsabilité de fournir ces preuves, comme le lui demande -la résolution- et de façon complète." RECOUPEMENTS ET DÉDUCTIONS Autrement dit, la déclaration irakienne doit rendre compte de matériels ou de programmes dont l'existence n'a pas été constatée par les inspections antérieures à 1998 – si elle l'avait été, ils auraient été détruits –, mais résulte de déclarations faites par des transfuges, ou de recoupements et de déductions, ou encore de renseignements obtenus par les services américains ou ceux d'autres pays. Le 3 décembre, Donald Rumsfeld, ministre de la défense, a déclaré : "Les Etats-Unis savent que l'Irak a des armes de destruction massive. Le Royaume-Uni sait -que l'Irak-a des armes de destruction massive. Tout pays disposant d'un service de renseignement actif sait que l'Irak a des armes de destruction massive." Une partie au moins des matériels désignés sous cette appellation est répertoriée. Il s'agit de stocks dont les inspections précédentes ont fait soupçonner l'existence. En premier lieu, 4 000 tonnes de produits chimiques décrits comme "précurseurs", pouvant servir à la fabrication d'armes chimiques (gaz moutarde) ou biologiques (charbon). En deuxième lieu, l'Irak aurait détenu entre 400 et 600 tonnes de composants permettant de produire un gaz mortel, le VX, agissant sur le système nerveux, et aurait fabriqué une certaine quantité de ce gaz, mais l'a toujours nié. En troisième lieu, les usines irakiennes auraient produit quelque 30 000 têtes ou obus pouvant contenir des charges chimiques ou bactériologiques. En quatrième lieu, les Irakiens auraient modifié une vingtaine de missiles Scud soviétiques pour augmenter leur portée et en faire des engins capables de transporter des charges non conventionnelles. Au chapitre des informations obtenues depuis 1998 par ses services de renseignement, le gouvernement américain s'interroge sur la construction de centrifugeuses pouvant permettre de fabriquer une arme nucléaire à base d'uranium enrichi. Il s'agit donc, maintenant, de savoir si ces matériels figurent dans la déclaration irakienne, soit que Bagdad en reconnaisse l'existence, mais affirme les avoir détruits, soit qu'il les mentionne comme toujours présents. Dans un cas, le gouvernement irakien devra apporter aux inspecteurs de l'ONU la preuve de la destruction ; dans l'autre cas, il devra procéder à cette destruction sous le contrôle des inspecteurs. Les propos de M. Rumsfeld sur les services d'autres pays suggèrent qu'un dialogue sera engagé pour comparer les informations détenues par les uns et les autres. Une source française indiquait, récemment, que Paris dispose de ses propres renseignements. C'est vraisemblablement dans la coulisse que va s'ouvrir une discussion entre Washington et les autres membres permanents du Conseil de sécurité, avant que le débat ne vienne officiellement à l'ONU. Les militaires disent qu'ils ont besoin d'un mois encore pour être prêts. Patrick Jarreau

Dix jours pour une analyse préliminaire La déclaration d'armements remise par Bagdad à l'ONU représente quelque 12 000 pages dactylographiées et plus de 500 mégabits de cédéroms. Un porte-parole de la Maison Blanche l'a qualifiée d'"annuaire téléphonique". Le général Amer Al-Saadi, conseiller à la présidence irakienne pour les affaires scientifiques, a justifié cette abondance de documents par la nécessité de fournir les informations les plus précises concernant la nature, la structure, l'organisation, les matériaux, les équipements et l'état d'avancement des programmes de 1991 à nos jours. Une partie de ce travail fait par les experts jusqu'en 1998, a-t-il souligné, a été détruite lors des bombardements américains et britanniques de décembre 1998. Une copie de la déclaration a été remise à l'Agence internationale pour l'énergie atomique (AIEA), à Vienne. Celle-ci va procéder à un examen préliminaire dont elle livrera en principe le résultat "sous dix jours", et prévoit d'en faire un compte rendu complet d'ici à la fin janvier, selon le directeur général de l'AIEA, Mohammed Al-Baradei

Palestina

Un giovane palestinese, che non si era fermato all'alt intimato da alcuni soldati israeliani, e' rimasto ucciso nei pressi della colonia ebraica di Einav, in Cisgiordania, in una zona a meta' tra Tulkarem e Nablus. Stamane il braccio armato dell'organizzazione integralista palestinese, Jihad Islamica, ha rivendicato l'esplosione della bomba che, domenica mattina, aveva investito una jeep sulla quale viaggiavano due soldati israeliani, rimasti entrambi feriti, non lontano dal villaggio di Shuweike, vicino Tulkarem. Intanto le Brigate dei Martiri di al-Aksa, braccio armato di al-Fatah, hanno dichiarato di essere pronte a sospendere gli attentati dentro Israele, ma non quelli contro le colonie ebree nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania; il comunicato coincide con i preparativi per la ripresa del colloqui tra al-Fatah e il Movimento di Resistenza Islamica (Hamas) al Cairo, rivolti alla eventuale sigla del cessate-il-fuoco e alla sospensione degli attentati contro Israele da parte di quest'ultima organizzazione.

Yasser Arafat ha deciso di cancellare le elezioni politiche palestinesi fissate per il 20 gennaio. Lo ha rivelato la radio israeliana, secondo cui lo svolgimento del voto sara' vincolato alla ritirata dell'esercito dalle zone autonome della Striscia di Gaza e della Cisgiordania. Secondo il presidente dell'Anp, ci vorranno da due a tre mesi dopo il ritiro delle truppe perche' le autorita' siano in grado di organizzare le operazioni di voto. Restano cosi' paralizzate le riforme che l'Unione Europea e gli Stati Uniti hanno chiesto per l'amministrazione e l'apparto di sicurezza dell'Anp. La decisione di Arafat, gia' ampiamente annunciata dalla Commissione elettorale palestinese, secondo cui l'occupoazione israeliana non avrebbe permesso il regolare svolgimento del voto, coincide con l'annuncio del governo di Ariel Sharon che al presidente dell'Anp non sara' permesso di andare a Betlemme per Natale "perche' non e' un uomo di pace".

Il ministro degli esteri tedesco Joschka Fischer (Verdi) ha duramente condannato definendola una vergogna la manifestazione che neonazisti della Npd hanno annunciato nel pomeriggio a Berlino in occasione della visita del presidente israeliano Moshe Katzav. Fischer ha incontrato in mattinata Katzav, che e' da ieri in visita di stato in Germania, col quale si e' trovato d'accordo nel ritenere che il terrorismo internazionale rappresenta una minaccia strategica per tutte le democrazie del mondo. Fischer ha sottolineato in particolare l'importanza del piano di pace per il Medioriente proposto dal cosidetto quartetto formato da Usa, Russia, Ue e Onu

Venezuela

ARGENTINA Un ordigno esplosivo di media potenza e' esploso durante la notte davanti alla sede centrale di Edenor, compagnia distributrice di energia elettrica argentina controllata dalla francese Electricite' de France. Lo scrive l'agenzia di stampa Na. Lo scoppio, si e' appreso, ha causato gravi danni alle strutture dell'edificio, ma nessuna vittima. Dall'1 settembre 1992 Edenor, per conto della controllante Easa (Electricidad argentina sociedad anonima), gestisce la distribuzione di energia elettrica a 2,2 milioni di clienti nel settore nord di Buenos Aires e della sua provincia.

Feliz aniversario. Così titola oggi in prima pagina il quotidiano Pagina 12.

Hace hoy exactamente 17 años la Cámara Federal de la Capital dio a conocer la condena de los integrantes de las juntas militares que dispusieron de la vida y la muerte de los argentinos durante la última dictadura militar. Después de ella vinieron las leyes de Punto Final y de Obediencia Debida de Raúl Alfonsín y finalmente el indulto firmado por Carlos Menem. Así recuperaron la libertad todos los incluidos en el histórico fallo. Pero este aniversario muestra que nada de lo alcanzado terminó en el vacío. La mayoría de ellos están nuevamente encarcelados, por las causas impulsadas por los organismos de Derechos Humanos, y las leyes de impunidad han sido declaradas inconstitucionales por múltiples tribunales.

G.R. ore 9,30

FIAT Fiat Cassino, da stamattina in sciopero lavoratori e lavoratrici, strade bloccate E' iniziato con il primo turno delle 6 lo sciopero dei lavoratori Fiat dello stabilimento di Piedemonte San Germano, vicino Cassino, aderenti al Sin.Cobas. Gli operai hanno bloccato le strade di accesso alla fabbrica ma a differenza delle altre volte il blocco non ha riguardato la Casilina, la superstrada Cassino-Formia e il casello autostradale. Secondo il Sin.Cobas lo sciopero è riuscito e in fabbrica sono entrati pochissimi lavoratori. Nei vari presidi assieme agli operai ci sono anche i lavoratori in cassa integrazione proprio da oggi.(red)

JUGOSLAVIA Belgrado, 9 dic. –Dopo l’annullamento delle elezioni per la terza volta per il non raggiungimento del quorum del 50% dei votanti, Vojislav Kostunica accusa la commissione elettorale di aver boicottato le elezioni per la presidenza serba. Secondo il presidente jugoslavo, migliaia di errori nell'anagrafe elettorale hanno permesso che il voto fosse vanificato dal mancato raggiungimento del quorum e i burocrati di Belgrado dovranno renderne conto alla giustizia. "Non riconosciamo il risultato di queste elezioni" ha detto Kostunica, il cui ruolo istituzionale scomparira' con la dissoluzione della federazione jugoslava nella piu' blanda unione di Serbia e Montenegro. - Kostunica e' indiscutibilmente il vincitore (57,5%) del terzo tentativo di dare un presidente alla Serbia, ma l'affluenza alle urne di appena il 45 per centro degli elettori ha vanificato il suo trionfo sull’avversario Vojislav Seselj, e su Boirislav Pelevic, alleato di Arkan. I sostenitori di Kostunica affermano che l'anagrafe elettorale e' gonfiata dai nomi di defunti ed emigrati che, se fossero stati rimossi dalle liste, avrebbero sensibilmente abbassato il quorum.

STEPHEN FRIEDMAN NUOVO CONSIGLIERE ECONOMICO CASA BIANCA WASHINGTON, 9 DIC - Il presidente americano George W. Bush ha scelto come nuovo Segretario al Tesoro John Snow, direttore generale della Csx Corp. - il colosso ferroviario degli Stati Uniti orientali -, e si appresta ad annunciarlo oggi, secondo quanto scrive il Washington Post. Snow, 63 anni, ha accettato l'offerta di rimpiazzare il dimissionario Paul O'Neil - che ha lasciato l'incarico venerdi' scorso - e se la scelta sara' confermata dovra' essere approvata dal Congresso. Sempre secondo il Washington Post, a completare la nuova squadra economica del presidente Stephen Friedman - ex presidente della banca d'affari Goldman Sachs - sara' il nuovo consigliere economico della Casa Bianca in sostituzione di Lawrence Lindsey, anch'egli dimissionario.

PALESTINA - Yasser Arafat ha deciso di cancellare le elezioni politiche palestinesi fissate per il 20 gennaio. Lo ha rivelato la radio israeliana, secondo cui lo svolgimento del voto sara' vincolato alla ritirata dell'esercito dalle zone autonome della Striscia di Gaza e della Cisgiordania. Secondo il presidente dell'Anp, ci vorranno da due a tre mesi dopo il ritiro delle truppe perche' le autorita' siano in grado di organizzare le operazioni di voto. Restano cosi' paralizzate le riforme che l'Unione Europea e gli Stati Uniti hanno chiesto per l'amministrazione e l'apparto di sicurezza dell'Anp. La decisione di Arafat, gia' ampiamente annunciata dalla Commissione elettorale palestinese, secondo cui l'occupoazione israeliana non avrebbe permesso il regolare svolgimento del voto, coincide con l'annuncio del governo di Ariel Sharon che al presidente dell'Anp non sara' permesso di andare a Betlemme per Natale "perche' non e' un uomo di pace".

021209 (last edited 2008-06-26 09:51:19 by anonymous)