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'''L’ACCAPARRAMENTO DI TERRE METTE A RISCHIO LA SOPRAVVIVENZA DELLE POPOLAZIONI''' Due esperti delle nazioni Unite, il relatore speciale per il diritto all’alimentazione e il suo collega specialista dei diritti delle popolazioni indigene, hanno fortemente criticato l’acquisto di grandi estensioni di terra negli stati del sud del mondo, allo scopo di impiantarvi coltivazioni estensive. Dopo l’esame di alcuni casi verificatisi nel sud-est asiatico, hanno evidenziato come le popolazioni non ne traggano affatto possibilità di sviluppo, ma semmai un sensibile peggioramento dello loro già drammatiche condizioni di vita. In particolare il progetto di convertire da 1 a 2 milioni di ettari di foresta pluviale e piccoli appezzamenti in una grande piantagione di agro carburanti, rischia di avere un impatto disastroso sulla sicurezza alimentare di almeno 300.000 persone. Le monoculture su vasta scala, spiegano, modificano l’utilizzo e l’accesso alla terra, a beneficio delle sole multinazionali. “Troppo spesso a discapito degli autoctoni, la cui possibilità di produrre cibo per il consumo locale viene considerevolmente ridotta”. Si tratta quasi sempre di terre su cui gli indigeni non vantano diritti di proprietà, ma che da sempre ne assicurano la sopravvivenza. |
Gr 13:00
In primo Piano
LE BANCHE SI PREPARANO AL RITORNO ALLA DRACMA
L’Europa continua a elargire parole rassicuranti sul futuro della Grecia nella zona Euro ma al contempo, alla faccia della democrazia!, minaccia governanti ed elettori che se stavolta non voteranno come si deve le conseguenze saranno tragiche, offrendo in cambio soltanto la ratifica di un memorandum già sconfessato nelle elezioni del 6 maggio scorso. E intanto Merkel e C. si preparano al ritorno alla dracma: i paesi dell’Eurozona hanno infatti organizzato un piano d’emergenza, nemmeno tanto segreto, per far fronte alle conseguenze dell’abbandono dell’euro da parte della Grecia. Il ministro delle finanze greco smentisce seccamente, ma non tranquillizza. Non solo i governi ma anche le banche centrali si preparano: L'Eurotower (come viene chiamata la sede della BCE) ha messo insieme un team sotto la guida del tedesco Jeorg Asmussen per esaminare l’impatto del ritorno alla dracma: contagio sugli altri Stati, effetto domino sulle banche, fuga di capitali all’estero. Per non parlare dei mercati, questa entità apparentemente immateriale che determina il destino di miliardi di persone. Si studia la possibilità di nuove misure, come la ripresa degli acquisti di bond governativi o un nuovo programma di prestiti illimitati a lungo termine alle banche. L’Europa, se mai è esistita, adesso è solo il comitato di affari delle banche, e tra i più preoccupati infatti sono proprio i tedeschi, visto che la Bundesbank ha organizzato una propria task force simile a quella della BCE. La Bundesbank ha dichiarato che il caos politico ad Atene è "estremamente preoccupante", ma giudica anche "gestibili" le possibili conseguenze che avrebbe una decisione della Grecia di rinnegare gli accordi presi. Notare l’uso del termine “rinnegare”, che presuppone giudizi morali dove c’è solo spietatezza e ferocia. Ma si sa, le banche tedesche sono le più esposte nel debito greco, e la specialità di questa gente è sempre stata quella di far apparire legittima la loro violenza e terrorista, quando non addirittura bestiale, ogni ribellione.
ESTERI
EGITTO: ALTA L’AFFLUENZA ALLE URNE, CINQUE I FAVORITI PER IL BALLOTTAGGIO
- La Commissione elettorale egiziana ha dovuto ieri posticipare di un’ora la chiusura dei seggi per soddisfare un’affluenza alle urne più intensa del previsto e che ha costretto in alcuni casi a lunghe file prima di poter votare. La prima giornata delle elezioni presidenziali in Egitto è stata un successo di pubblico, ma ha anche visto meno incidenti e meno violazioni rispetto alle legislative dei mesi scorsi. L’affluenza alla fine sarà probabilmente intorno al 60%; gran parte degli osservatori ritengono che nessuno dei tredici candidati otterrà la maggioranza assoluta e sarà quindi necessario ricorrere al ballottaggio, che si svolgerà probabilmente all’interno di cinque nomi: l’ex segretario generale della Lega Araba, Amr Moussa, l’ex primo ministro Ahmed Shafiq, il candidato ufficiale dei Fratelli musulmani Mohamed Mursi, l’ex fratello musulmano ora appoggiato dai salafiti Abdel Moneim Aboul Fotouh, il nasseriano Hamdeen Sabbahi.
L’ACCAPARRAMENTO DI TERRE METTE A RISCHIO LA SOPRAVVIVENZA DELLE POPOLAZIONI
Due esperti delle nazioni Unite, il relatore speciale per il diritto all’alimentazione e il suo collega specialista dei diritti delle popolazioni indigene, hanno fortemente criticato l’acquisto di grandi estensioni di terra negli stati del sud del mondo, allo scopo di impiantarvi coltivazioni estensive. Dopo l’esame di alcuni casi verificatisi nel sud-est asiatico, hanno evidenziato come le popolazioni non ne traggano affatto possibilità di sviluppo, ma semmai un sensibile peggioramento dello loro già drammatiche condizioni di vita. In particolare il progetto di convertire da 1 a 2 milioni di ettari di foresta pluviale e piccoli appezzamenti in una grande piantagione di agro carburanti, rischia di avere un impatto disastroso sulla sicurezza alimentare di almeno 300.000 persone. Le monoculture su vasta scala, spiegano, modificano l’utilizzo e l’accesso alla terra, a beneficio delle sole multinazionali. “Troppo spesso a discapito degli autoctoni, la cui possibilità di produrre cibo per il consumo locale viene considerevolmente ridotta”. Si tratta quasi sempre di terre su cui gli indigeni non vantano diritti di proprietà, ma che da sempre ne assicurano la sopravvivenza.
ITALIA
CENTINAIA DI CITTADINI EUROPEO RINCHIUSI NEL CIE DI ROMA
L’ONG “Medici per i diritti umani” denuncia in un rapporto la presenza di centinaia di cittadini rumeni, nel CIE di Ponte Galeria verificata dopo una visita del 22 febbraio scorso nella struttura alle porte di Roma. Si tratta di appartenenti all’Unione Europea, quindi di soggetti titolari di libertà di circolazione, residenza e soggiorno nei paesi dell’UE. La legislazione europea prevede l’espulsione di cittadini comunitari solo in caso di minaccia grave e accertata per la società ma, sottolinea il rapporto: “Trattandosi di ipotesi eccezionali e circoscritte, un numero così alto di trattenimenti di cittadini rumeni suscita dubbi circa possibili abusi dello strumento normativo”. Un altro dato preoccupante è l’altissimo numero di donne vittime di sfruttamento a scopi sessuali (circa l’80%): pochissime tra queste denunciano la propria condizione che permetterebbe di usufruire di un permesso di soggiorno per protezione sociale, e ciò accade, afferma il rapporto: “Anche a causa dei condizionamenti ambientali all’interno del centro, ove spesso le vittime si trovano a subire una situazione di convivenza e di controllo da parte di persone responsabili o coinvolte nel loro sfruttamento. Le stesse operatrici sono state inoltre testimoni di casi di donne che dopo aver denunciato la propria condizione di sfruttamento presso commissariati e stazioni di pubblica sicurezza sono state successivamente tradotte nel Cie”. Il rapporto denuncia infine l’assoluta inefficienza dei CIE, il cui scopo dovrebbe essere il rimpatrio dei migranti irregolari ma che invece, nonostante i tempi di permanenza dovrebbero essere limitati a sei mesi, vede il 56% del totale recluso da più di nove mesi con grave peggioramento delle loro condizioni di vita nonché dei loro diritti”.
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