Da Paula: gr aperto alle 12.50. Inserite suggerimenti, critiche e articoli segnalando chi siete e che volete su questa sezione della pagina. Besos. ore 14.00 ora ci sono anche io....baci da massimo


Gr serale in onda alle 19.30

Sommario

MONDO

-Argentina :Sciopero contro la repressione e l'autoritarismo,dopo l'assasinio di due manifestanti ieri.

-Palestina :Mentre l'esercito israeliano continua a tenere sotto assedio le città palestinesi, si apre un tavolo di trattativa per sospendere l'assedio di Hebron.

-G8 : Seconda giornata del vertice,la russia si unisce ufficialmente agli otto,e tutto intorno alla fortezza il movimento scende in piazza.

ITALIA

-sciopero : generale regionale in Liguria e Piemonte

-carcere :Presentato il rapporto annuale dell'Associazione Antigone sullo stato delle carceri in Italia.

- radio vaticana :Tre bambine attualmente sono ricoverate presso la clinica ematologica pediatrica del prof. Mandelli per sospetta "leucemia acuta". colpevoli le onde elettro magnetiche di radio vaticana.

Dal Mondo

Argentina:

Due morti, almeno 90 feriti, di cui 4 in gravi condizioni, e una settantina di arresti. È questo il bilancio della giornata di ieri, la più tesa vissuta in Argentina dall'uscita di scena del presidente Fernando de la Rúa, nel dicembre scorso I dimostranti, che ieri erano scesi in piazza per protestare contro la mancanza di lavoro e di cibo, avevano tentato di bloccare il ponte di Pueyrredón, ad Avellaneda, nella periferia della capitale, armati di pietre, bastoni e molotov. Gli agenti hanno risposto con gas lacrimogeni e proiettili rivestiti di gomma ma sono ricorsi a colpi d'arma da fuoco. Mentre, alle prime ore del mattino, èrano già in corso mobilitazioni per lo sciopero, il presidente Eduardo Duhalde ha aperto una riunione straordinaria di gabinetto per analizzare le cause degli incidenti di ieri e le possibili ripercussioni sulla stabilità sociale del paese. Si prevede la presenza di oltre 2mila poliziotti nelle strade della capitale e l'attivazione di numerosi dispositivi di sicurezza. Gli episodi di ieri rappresentano la prima grave forma di protesta violenta dopo le forti agitazioni del dicembre scorso che, con 29 morti in scontri di piazza, portarono al tracollo del governo di Fernando de La Rua, sullo sfondo della più complessa crisi economica e politica nella storia del paese.

E per oggi alle 16.00 la CTA, Central de los trabajadores Argentinos ha deciso di indire una giornata di sciopero generale di tutte le sue organizzazioni di lavoratori, per la giornata di oggi per ripudiare la repressione e l'autoritarismo. In questo senso la direzione nazionale della Confederacion si è dichiarata in sessione permanente e parteciperà domani con la CCC (Corriente Clasista Combativa) allo sciopero e a blocchi stradali di solidarietà in tutto il paese. La CTA confluirà con tutti i settori sociali e le organizzazioni politiche e dei diritti umnai in una iniziativa comune che garantisca la più ampia e forte risposta all'intento di affermare l'autoritarismo e la repressione in Argentina.

Parla Neka del MTD (Movimento Lavoratori Disoccupati), una delle realtà nazionali di Piqueteros che ha organizzato la protesta di ieri così duramente repressa. Due giovani compagni sono morti, tantissimi i feriti e gli arresti. La Piquetera racconta come tuttora ci sia una situazione di grave persecuzione nei confronti di piqueter@s, attraverso l'azione di polizia e di elementi di parapolizia.Audio

Palestina:

Un palestinese è stato ucciso oggi nel campo profughi di Balata, vicino Nablus (Cisgiordania), durante uno scontro a fuoco con i militari israeliani, si apprende da testimoni e da fonti della sicurezza palestinese. Il palestinese aveva 17 anni: Mohammad Ayech, è stato colpito a morte da una raffica di mitragliatrice sparatagli contro da un carro armato israeliano, dopo che lui aveva aperto il fuoco contro i soldati di Israele con una pistola. Inoltre sei palestinesi sono stati feriti all'alba da tiri di soldati israeliani vicino al campo profughi di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza.

Israeliani e palestinesi stanno negoziando la resa dei quindici palestinesi asserragliati nella sede del governatorato. Si tratta di palestinesi ricercati dai servizi di sicurezza israeliani, tra i quali ci sarebbe anche uno dei leader delle milizie islamiche libanesi di Hezbollah. Gia da stamattina, per il terzo giorno consecutivo, le truppe con la Stella di Davide hanno circondato l'edificio, e hanno aperto il fuoco sia i carri armati sia gli elicotteri d'assalto giunti in appoggio. Un portavoce dell'Esercito israeliano, tenete colonnello David Blumenfeld, ha riferito che da martedi', quando i tank sono entrati nella popolosa citta' del sud della Cisgiordania, nell'abitato e nel distretto circostante sono gia' stati tratti in arresto una quarantina di palestinesi.

Ascoltiamo da Hebron un resoconto dalla delegazione del servizio civile internazionale. Audio

-G8:

L'ingresso della Federazione russa a pieno titolo nel G8, il club degli otto paesi piu' importanti del mondo, e' stato il principale risultato della prima giornata di lavori al vertice di Kananaskis in Canada. Nel 2006 Mosca avra' per la prima volta la presidenza della riunione annuale che la ospitera' nel proprio territorio: in questo modo potra' partecipare, sin dall'inizio, agli incontri con i sette potenti della terra (non si unira' piu', come succede fino ad ora, solo alla fine dei dibattiti sulla situazione dell'economia). Pertanto nel 2003 la presidenza sara' affidata alla Francia, nel 2004 agli Stati Uniti d'America, nel 2005 alla Gran Bretagna e nel 2006 alla Federazione russa.

Le proteste di piazza contro il G8 a Calgary non sono state ieri l'unico palcoscenico canadese per il movimento , sceso in strada a Ottawa e Vancouver. Nella capitale la manifestazione piu' massiccia che ha accompagnato la prima giornata del vertice, con 3-4 mila partecipanti, ha vissuto anche momenti di tensione. Sotto una pioggia battente, i manifestanti hanno reagito duramente al tentativo della polizia di arrestare uno di loro, per il quale un tribunale aveva disposto il divieto di scendere in piazza. Gli agenti, dopo aver ammanettato il giovane, hanno deciso poi di rilasciarlo per evitare che le tensioni si aggravassero, ma poco dopo hanno arrestato un altra persona , accusata di aver aggredito un agente. Quattro auto della polizia sono risultate danneggiate al termine delle proteste, che hanno avuto il loro epilogo con uno spogliarello di dieci anti-G8 di fronte alla sede del governo canadese. A Vancouver hanno sfilato in corteo solo un centinaio di persone, in una manifestazione pacifica. A Calgary, nel secondo e ultimo giorno del vertice, non sono state programmate iniziative di piazza. La prima giornata si e' conclusa con il tentativo di una carovana di un centinaio di auto di raggiungere Kananaskis, la localita' montana dove sono riuniti i leader del G8: i manifestanti sono dovuti tornare indietro dopo aver raggiunto un posto di blocco a 20 km dal villaggio.

Aveva violato il perimetro di sicurezza del Vertice attirato dalle riserve di viveri di un accampamento militare. Ucciso dagli agenti che volevano solo allontanarlo, l'orso, in realta' un orsachiotto di appena 50 chili. L'uccisione del plantigrado suscita emozione in Canada, dove l'amore per la natura e l'attenzione per gli animali sono sentimenti molto diffusi. A memoria d'uomo -dicono le autorita' dell'Alberta, la provincia di Kananaskis-, e' il primo orso ucciso in questa zona. L'orso, di cui si ignora la specie, e' l'unica vittima di cui si abbia notizia delle misure di sicurezza intorno al Delta Lodge, l'hotel dove i leaders degli Otto Grandi tengono il loro vertice. L'episodio risale a lunedi'

Dall'Italia

-Sciopero generale regionale:

Due cortei, uno partito dal ponente e l'altro da levante, hanno attraversato il centro di Genova in occasione dello sciopero regionale proclamato contro la riforma dell'articolo 18. I cortei sono confluiti in piazza De Ferrari. Manifestazioni analoghe in tutte le province della Liguria: a Savona, a La Spezia, nel Tigullio da Riva Trigoso a Sestri Levante, a Imperia . Allo sciopero regionale indetto dalla Cgil per protestare contro la riforma dell'art. 18 e contro le proposte del governo Berlusconi in tema di sanità, pensioni e scuola. hanno aderito forum sociali e cobas. A Torino circa 4.000 lavoratori si sono riuniti sotto l'Unione Industriale Tra i manifestanti anche bandiere della Cisl e della Uil, a evidenziare il dissenso nei confronti della politica sindacale nazionale delle altre due confederazioni. Le prime stime sindacali sull'adesione parlano di 65 per cento all'Iveco, tra l'80 e il 90 per cento all'Alenia, 95 per cento alla Teksid di Borgaretto e tra il 60 e il 70 per cento alla Fiat, dove 7.000 lavoratori sono in cassa integrazione. Audio

-Carcere:

Le riforme per l'universo penitenziario? Sono state fatte, ma restano disapplicate. A denunciarlo e' l'ultimo rapporto dell'associazione Antigone, che intanto avverte che, se le condizioni dietro le sbarre restano immutate, il numero dei detenuti continua a salire. 55 mila a giugno 2001, quasi 58 mila oggi. Audio

-elettrosmog:

Tre bambine attualmente sono ricoverate presso la clinica ematologica pediatrica del prof. Mandelli per sospetta "leucemia acuta". La denuncia viene dal presidente del comitato "Bambini senza onde" Augusto Rossi che ha la propria figlia ricoverata nell'istituto da una settimana ricevendo gia' il trapianto di midollo dal proprio fratellino. Tutte e tre le bambine abitano intorno agli impianti della Radio Vaticana di S.Maria di Galeria. Intanto il coordinamento dei comitati di Roma Nord ha incontrato il Sindaco di Roma Veltroni affinche' avverta le famiglie di Cesaro e S.Maria di Galeria di non far giocare i propri bambini nei giardini di casa per non piu' di mezz'ora, come aveva fatto gia' la scuola di Fanteria di Cesano per i militari alloggiati nelle palazzine. Il sindaco da parte sua - si legge in una nota del Coordinamento - si e' impegnato ad una verifica presso la scuola militare e le Ferrovie dello Stato. Intanto questa mattina a roma di fronte all'assessorato ai lavori pubblici si è tenuto un presidio organizzato dalla consulta elettrsmog x municipio e dal comitato di difesa ambientale capannelle-statuario contro i nuovi insediamenti per la bonifica degli elettrdotti nei centri abitati, contro le politiche del governo berlusconi in merito alle autorizzazioni selvagge sulla base dell'autocertificazione.


Gr Flash di giovedi 27 giugno - ore 9.30

Dal Mondo Argentina - Due morti, almeno 90 feriti, di cui 4 in gravi condizioni, e una settantina di arresti. È questo il bilancio della giornata di ieri, la più tesa vissuta in Argentina dall’uscita di scena del presidente Fernando de la Rúa, nel dicembre scorso. Gli incidenti più gravi sono avvenuti nella zona del ponte di Pueyrredón, ad Avellaneda (periferia di Buenos Aires), dove una folla di ‘piqueteros’ (disoccupati) si è scontrata duramente con le forze dell’ordine. Due giovani sono rimasti uccisi e diversi feriti. I dimostranti, scesi in piazza per protestare contro la mancanza di lavoro e di cibo, hanno tentato di bloccare il ponte, armati di pietre, bastoni e molotov. Gli agenti hanno risposto con gas lacrimogeni e proiettili di gomma ma, hanno denunciato i manifestanti, anche con colpi di arma da fuoco. Raul Catells, uno dei leader della protesta, ha parlato di “attacco criminale contro i civili”. Gli ha fatto eco il deputato di sinistra Luis Zamora, accorso all’ospedale dove sono stati ricoverati i feriti. “Il governo ha dato l’ordine di reprimere la dimostrazione – ha dichiarato Zamora - qui sono stati usati proiettili veri, con l’intenzione di uccidere e sarà necessario aprire immediatamente un’inchiesta”. Fino a ieri, il presidente Eduardo Duhalde sosteneva di essere riuscito a contenere il conflitto sociale scoppiato in Argentina a causa della grave crisi economica, assicurando che il proprio governo non avrebbe agito contro la popolazione. Ma alla minaccia di blocchi stradali in tutto il Paese, lanciata dal ‘Bloque piqueteros nacional’, il capo di gabinetto, Alfredo Atanasof ha avvertito che non sarebbe stata tollerato alcun disturbo dell’ordine pubblico. Per il momento, nessun commento ufficiale sull’accaduto è stato rilasciato da Duhalde.

PALESTINA - Un palestinese è stato ucciso oggi nel campo profughi di Balata, vicino Nablus (Cisgiordania), durante uno scontro a fuoco con i militari israeliani, si apprende da testimoni e da fonti della sicurezza palestinese. Il palestinese aveva 17 anni: Mohammad Ayech, è stato colpito a morte da una raffica di mitragliatrice sparatagli contro da un carro armato israeliano, dopo che lui aveva aperto il fuoco contro i soldati di Israele con una pistola. Inoltre sei palestinesi sono stati feriti all'alba da tiri di soldati israeliani vicino al campo profughi di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza. Questo secondo fonti della sicurezza e mediche palestinesi. Le vittime sono in condizioni "mediamente gravi", hanno precisato le fonti secondo le quali scambi di colpi di armi da fuoco sono in corso questa mattina in questa zona, non lontana dal confine tra la Striscia di Gaza e l'Egitto. Ieri sera, sempre a Rafah, una bambina palestinese di quattro anni e sua madre erano state ferite da colpi sparati da militari israeliani.

G8 - L’impegno a tagliare il debito estero dei Paesi più poveri per una cifra pari a un miliardo di dollari ha caratterizzato la prima giornata del vertice del G8, in corso nella località canadese di Kananaskis, sulle Montagne rocciose. A nome dell’Unione Europea, inoltre, il presidente di turno, lo spagnolo José Maria Aznar, ha chiesto ai leader delle maggiori potenze industriali di intervenire in favore dell’Argentina, alle prese con una devastante crisi economica, e di concedere maggiore fiducia a un altro Paese sudamericano, il Brasile. I capi di Stato e di governo di Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia e Stati Uniti hanno poi deciso l’inserimento a pieno titolo della Russia nel G8. Mosca, che finora veniva invitata a partecipare soltanto ad alcune fasi del dibattito previsto all’interno dei summit, nel 2006 ospiterà per la prima volta un vertice del G8 e ne avrà la presidenza di turno. Le due sessioni plenarie della prima giornata sono state precedute da una fitta serie di incontri bilaterali, durante i quali ha tenuto banco la questione mediorientale. I colloqui del G8 si svolgono in un luogo molto isolato, con la chiara intenzione di impedire che i leader politici vengano disturbati direttamente dalle manifestazioni di protesta. In verità, circa duemila dimostranti hanno sfilato ieri per le vie della vicina Calgary, sotto gli occhi attenti della polizia canadese e in assoluta tranquillità. Oggi, secondo programma, dovrebbe essere la giornata dell’Africa e il G8 dovrebbe aprire le proprie porte ad alcuni presidenti di nazioni del grande continente. E riguardo agli annunci dei G8 ci sono dichiarazioni della Campagna per la riforma della Banca Mondiale, che ha espresso forti dubbi sul fatto che uno dei temi principali del vertice, la povertà nell’Africa, e la presenza di alcuni leader dei Paesi poveri possano portare a decisioni tangibili di rilievo. "I leader del G8 hanno ormai riconosciuto che il problema centrale dei Paesi africani è il loro debito estero insostenibile e che il quadro Hipc (Paesi poveri fortemente indebitati, ndr) per la cancellazione del debito non è sufficiente per riportare questi Paesi ad un circolo virtuoso", afferma Martin Koehler, esponente della Campagna. Sembra infatti scontato che a Kananaskis, come tre anni fa a Colonia, i leader si limitino a offrire un’altra soluzione intermedia di breve durata, invece di una soluzione permanente. "Aggiungeranno qualche milione di dollari all’Hipc, così da mitigare la recente enorme discesa dei prezzi delle materie prime, unica ricchezza dei paesi più poveri, per poi sperare che tutti si accontentino", sostiene Koehler. La Campagna per la riforma della Banca Mondiale sostiene che si tratta di un errore. "I Paesi ricchi e le istituzioni multilaterali, come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario, hanno le risorse finanziarie per cancellare il cento per cento del debito dei Paesi più poveri. Se veramente si vuole aiutare l’Africa, si può agire subito. Invece è un insulto alla dignità delle popolazioni africane povere offrire per l’ennesima volta solo delle briciole", insiste Koehler.

BIRMANIA - Da aprile a giugno di quest’anno circa 5mila persone di etnia karen sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni nel distretto di Dooplaya (Myanmar, al confine con la Thailandia) a seguito dell’offensiva sferrata dall’esercito birmano. Lo denuncia il Knu, uno dei principali gruppi di guerriglia etnica ed indipendentista dell’ex Birmania. Stando ad un portavoce del movimento, i militari si sono macchiati in questi mesi di massacri e torture di civili e religiosi. Hanno inoltre costretto alla fuga migliaia di karen, una parte dei quali (circa mille) è tuttora nascosta nella speranza di rifugiarsi nella vicina Thailandia, mentre gli altri sono stati trasferiti con la forza in appositi campi per sfollati interni. Il gruppo karen denuncia inoltre le torture esercitate negli ultimi mesi su cinque pastori cristiani, in seguito sequestrati con altre persone, dei quali non si ha più notizia. L’esercito birmano ha inoltre dato fuoco e distrutto la chiesa di questi religiosi. Il Knu è in lotta contro il governo centrale da oltre 50 anni, quando l’allora Birmania ottenne l’indipendenza dalla Gran Bretagna. Attualmente il gruppo controlla piccole parti del territorio. Negli anni la situazione invivibile ha provocato la fuga in Thailandia di circa 100mila persone. CHERNOBIL - I danni alle persone causati dall'esplosione nella centrale nucleare di Cernobyl potrebbero non essere circoscritti all'Ucraina, alla Russia e alla Bielorussia, ed essersi estesi anche nell'Europa occidentale. Lo sostengono alcuni studiosi britannici sul settimanale scientifico 'New scientist'. La nube radiattiva potrebbe essere responsabile, in Inghilterra e Galles, di un'impennata dei decessi infantili nei tre anni successivi all'esplosione del 1986: John Urquhart, professore di Newcastle, sostiene che nell'arco di quei 36 mesi sono morti almeno 200 bambini in più del normale. Oltre ai decessi ci sono i casi di anomalie fisiche: circa 600 bimbi in più affetti dalla sindrome di Down oppure da spina bifida o labbro leporino. Urquhart e la sua equipe hanno esaminato i dati relativi a morti infantili e difetti di nascita in 15 regioni d'Inghilterra e Galles tra il 1983 e il 1992, e hanno rilevato che gli incrementi si sono verificati per la maggior parte in cinque regioni: un confine geografico che lascia pensare che le cause siano fattori ben precisi.


Gr Flash di giovedi 27 giugno - ore 11.00

Dal Mondo Argentina - Due morti, più di cento feriti, di cui 4 in gravi condizioni, e centocinquanta arresti. È questo il bilancio della giornata di ieri, la più tesa vissuta in Argentina dall’uscita di scena del presidente Fernando de la Rúa, nel dicembre scorso. Gli incidenti più gravi sono avvenuti nella zona del ponte di Pueyrredón, ad Avellaneda (periferia di Buenos Aires), dove una folla di ‘piqueteros’ (disoccupati) si è scontrata duramente con le forze dell’ordine. Due giovani sono rimasti uccisi e diversi feriti. I dimostranti, scesi in piazza per protestare contro la mancanza di lavoro e di cibo, hanno tentato di bloccare il ponte, armati di pietre, bastoni e molotov. Gli agenti hanno risposto con gas lacrimogeni e proiettili di gomma ma, hanno denunciato i manifestanti, anche con colpi di arma da fuoco. Raul Catells, uno dei leader della protesta, ha parlato di “attacco criminale contro i civili”. Gli ha fatto eco il deputato di sinistra Luis Zamora, accorso all’ospedale dove sono stati ricoverati i feriti. “Il governo ha dato l’ordine di reprimere la dimostrazione – ha dichiarato Zamora - qui sono stati usati proiettili veri, con l’intenzione di uccidere e sarà necessario aprire immediatamente un’inchiesta”. Per il momento, nessun commento ufficiale sull’accaduto è stato rilasciato da Duhalde.

Da Indymedia abbiamo tratto altre informazioni. Tra l'altro invitiamo tutt@ a collegarvi con i siti di Indymedia Italia e naturalmente con Indymedia Argentina dove è presente ampia documentazione sulla repressione di ieri così come articoli sulla protesta dei piqueteros . Secondo la documentazione, quattro organizzazioni di disoccupati avevano organizzato la protesta di ieri: il coordinamento Anibal Veròn, il Blocco Piquetero, Barrios de Pie e l'MJI. Organizzazioni che insieme stanno esigendo: - Aumento dei salari per i lavoratori occupati e disoccupati - alimenti per disoccupati e per mense popolari e scolastiche - amministrazione dei sussidi e piani per i disoccupati - salute ed educazione per tutt@ - Fine di fame e repressione Nei giorni precedenti il governo aveva fatto sapere che non avrebbe permesso più blocchi delle strade. E il cancelliere Ruckauf aveva insistito sulla necessità che le forze armate si impegnassero nella lotta contro le manifestazioni e contro la protesta sociale. Posizione tra l'altro condivisa dal Ministro Jaunarena e dal Generale Brinzoni. Le organizzazioni di disoccupati stavano inoltre lottando proprio per il diritto in se' a reclamare e ad esprimersi attraverso il blocco delle strade, una modalità di protesta che ha rimpiazzato gli scioperi in un paese dalle fabbriche chiuse, e dove dilaga la recessione economica. I blocchi del traffico e delle strade sono stati in Argentina la principale forma di reclamo per cause fondamentali come l'esigenza di piani per l'occupazione, la condanna di casi dal grilletto facile, la richiesta di aumenti salariali, le proteste per l'ambiente e richieste a livello di quartieri. La risposta del governo argentino è stata brutale: due morti, più di cento feriti, quattro di loro in condizioni molto gravi, e piò di centocinquanta arresti. La denuncia dei piqueteros è che la distruzione del movimento dei disoccupati come l'espressione più dinamica e massiva della protesta sociale è una politica di stato. Con questa strategia di repressione sistematica è d'accordo tutto l'estlablishment economico e coloro che cogovernano da venti anni: l'area justicialista e i radicali. Viene inoltre fornito un dettaglio sempre sul sito di Indymedia. Il fatto è che uno dei ragazzi assassinati, Darìo Santillàn, di soli 21 anni, era uno dei principali dirigenti del movimento piqueteros di Lanus e che per questo è molto probabile che non sia stato un incidente la sua uccisione, così come sicuramente non è stato un caso l'omicidio di Pocho Lopresti, altro dirigente in questo caso del sindacato della CTA, nelle proteste di dicembre scorso.

Vi leggiamo inoltre un comunicato del coordinamento Anibal Veròn, tra gli organizzatori della protesta di ieri che denuncia il permanere di uno stato di repressione anche dopo i morti, i feriti e gli arresti.

LA Confederacion de Trabajadores Disocupados Aníbal Verón denuncia che nella zona Sud del conurbano, la periferia di Buenos Aires, è stato instauratoun virtuale stato d’assedio : Razzie, rastrellamenti, molti disoccupati non possono tornare alle proprie case. Spari con pallottole di piombo a Gerli e altre zone. Diversi feriti, mentre nel commissariato di Avellandeda continuano a restare in stato di fermo 170 persone.

La CTD Aníbal Verón denuncia che in queste ore la persecuzione e i rastrellamenti violenti della polica federl sta raggiungendo diverse zone del conurbano , zona sur, della capitale argentina. Diversi disoccupati sono stati intercettati in strada ed arrestati. Il ritorno a casa per molti di questi è impossibile dato che la polizia li attende minacciosa e nascosta. Diversi disoccupati arrestati sono stati portati in alcuni ospedali per le gravi ferite riportate durante gli scontri. La CTD ha perso nelle prime ore post-scontri il suo contatto con la stampa dato che i responsabili sono stati arrestati o sono rimasti feriti. Non si è mai assistito ad una situazione così grave, con i disoccupati che hanno sofferto una durissima repressione e con la sola colpa di reclamare legittimamente una risposta alle proprie rivendicazioni. Hanno violato i nostri diritti costituzionali, e lo stato di diritto che ci permette di reclamare e manifestare liberamente. Dvanti alla tremenda emergenza socioeconomica che colpisce milioni di argentini preferiscono reprimerci e sopstare la’ttenzione sull’ordine pubblico piuttosto che prestare attenzione alle nostre legittime rivendicazioni.

CTD Anibál Verón

SUDAN - Nuove denunce sulle responsabilità delle multinazionali del petrolio nella guerra civile sudanese, che finora ha causato oltre 2 milioni di morti. L'organizzazione 'Società dell'amicizia tra Kenya e Sudan' (Ksfs) ha presentato martedì a Nairobi un video dal titolo "Sangue per petrolio", frutto di un viaggio svolto nel sud Sudan durante il mese di maggio. Il filmato analizza gli effetti dello sfruttamento del petrolio sulla guerra e si interroga sui possibili sviluppi di questo complicato intreccio. Particolare attenzione viene puntata su eventuali effetti di 'spill-over' del conflitto nelle aree circostanti e in particolare in Kenya. Proprio il rischio di un allargamento delle violenze dovrebbe spingere, secondo Ksfs, la comunità internazionale ad accelerare al massimo il processo di pace a cui si sta attualmente lavorando ma che in molti ritengono ancora estremamente debole. Le compagnie accusate nel documentario sono: la canadese 'Talisman Energy', l'austriaca 'Onv', la cinese 'National Petroleum Corporation', la svedese Ludig, la francese 'Total-Elf' e la 'Gulf Oil' del Qatar. L'organizzazione africana ritiene che le rendite che queste società garantiscono al governo centrale sudanese vengano utilizzate per perpetrare quello che, senza mezzi termini, viene definito un "massacro". Ma le accuse mosse nel documentario alle compagnie in questione non si fermano qui. La Ksfs ritiene infatti che le stesse società petrolifera conducano, attraverso piccoli eserciti privati, vere e proprie operazioni militari, "possiedono elicotteri ed armi e non hanno scrupoli nell'utilizzarle ". Il prof. Anyang' Nyong'o, uno dei quattro parlamentari kenyani che ha visitato la zona di guerra, sottolinea che "intere aree del Sudan meridionale sono abitate da persone che non si rendono conto di essere sedute su barili e barili di petrolio. Dal 1983 in poi - continua Nyong'o - da quando cioè è iniziata la guerra civile, il filo conduttore che lega i raid aerei, la distruzione dei centri abitati delle missioni e tutte le violenze registrate va cercato nella volontà di cacciare la popolazione da queste aree così ricche di petrolio".

TUNISIA - Uno sciopero della fame a oltranza per chiedere la liberazione di suo marito, Hamma Hammami, detenuto per reati d’opinione. Da ieri Radhia Nasraoui, avvocato, attivista per i diritti umani e membro dell’assemblea dell’Organizzazione mondiale contro la tortura (Omct), ha scelto questa forma di protesta estrema anche per denunciare i continui soprusi cui lei stessa, suo marito e le loro figlie sono continuamente sottoposti. Dallo scorso mese di aprile le autorità giudiziarie non concedono alla donna il permesso di visitare il consorte, che deve scontare una condanna a 3 anni e 2 mesi. Neppure in veste ufficiale di avvocato di suo marito, la Nasraoui ha potuto incontrarlo. Un accanimento che si abbatte anche sulle due figlie, secondo quanto accusa l’Omct. La maggiore, 12 anni, può vedere il padre soltanto attraverso una fitta grata e alla presenza di alcune guardie carcerarie. "E’ un trattamento che la destabilizza", sostiene la madre. La secondogenita, di 3 anni, venuta alla luce mentre il padre si trovava nella clandestinità, non lo ha mai visto. Ora alla piccola viene negato anche il diritto di incontrare il papà alla presenza della mamma, a cui le autorità impediscono ogni contatto con Hamma Hammami. In aggiunta, rende noto l’Omct, il detenuto non ha mai ricevuto la posta che gli viene spedita in carcere. "L’Organizzazione mondiale contro la tortura – si legge in un comunicato – chiede all’amministrazione del penitenziario e al Ministero della giustizia di dar prova di umanità e di cessare questo trattamento arbitrario nei confronti di Hamma Hammami e della sua famiglia". L’Omct crede inoltre che altri detenuti per reati d’opinione, meno noti, siano soggetti a trattamenti "ancora più intollerabili".

DENUNCE CONTRO FALLACI - Una nuova denuncia è stata sporta ieri contro il libro "La Rabbia e l'Orgoglio" di Oriana Fallaci, davanti al Tribunale di Losanna. L'accusa: istigazione all'odio razziale. L'associazione SOS Racisme chiese misure provvisorie urgenti per impedire la diffusione dell'opera in Svizzera, dove sta per arrivare la traduzione in lingua francese pubblicata un mese fa in Francia. Il libro "incita pubblicamente all'odio verso un gruppo di persone in ragione della loro appartenenza religiosa" e attenta alla loro dignità umana, sostiene l'associazione antirazzista in un comunicato diffuso ieri a Losanna. SOS Racisme considera che le parole della scrittrice e giornalista Oriana Fallaci contravvengono alle disposizioni dell'articolo 261 bis del Codice penale svizzero. Questa denuncia fa seguito a quella del Centro islamico di Ginevra (CIG) della settimana scorsa. Il Centro esige che la Fallaci, così come tutte le persone direttamente o indirettamente coinvolte nella diffusione del suo libro, siano perseguite per legge. In Francia, l'autrice di "La Rabbia e l'Orgoglio" è stata citata in giudizio da diversi movimenti antirazzisti, ma il Tribunale di Parigi ha respinto venerdì scorso la richiesta di interdizione del libro, presentata dall'associazione antirazzista Mrap, ritenendolo "islamofobo".

Gr flash di giovedi 27 giugno - ore 12.30

PALESTINA - Un palestinese è stato ucciso oggi nel campo profughi di Balata, vicino Nablus (Cisgiordania), durante uno scontro a fuoco con i militari israeliani, si apprende da testimoni e da fonti della sicurezza palestinese. Il palestinese aveva 17 anni: Mohammad Ayech, è stato colpito a morte da una raffica di mitragliatrice sparatagli contro da un carro armato israeliano, dopo che lui aveva aperto il fuoco contro i soldati di Israele con una pistola. Inoltre sei palestinesi sono stati feriti all'alba da tiri di soldati israeliani vicino al campo profughi di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza. Questo secondo fonti della sicurezza e mediche palestinesi. Le vittime sono in condizioni "mediamente gravi", hanno precisato le fonti secondo le quali scambi di colpi di armi da fuoco sono in corso questa mattina in questa zona, non lontana dal confine tra la Striscia di Gaza e l'Egitto. Ieri sera, sempre a Rafah, una bambina palestinese di quattro anni e sua madre erano state ferite da colpi sparati da militari israeliani.

Kashmir- Almeno 22 persone sono rimaste ferite da una bomba a mano lanciata nel mezzo di un mercato affollato ad Anantnag, cittadina 55 chilometri a Sud di Srinagar, capitale estiva del conteso Stato indiano dello Jammu- Kashmir. Si sospetta che gli autori dell'azione siano ribelli separatisti. Lo hanno reso noto fonti delle forze dell'ordine locali. Secondo la fonte, il vero obiettivo degli attentatori era una pattuglia di polizia: l'esplosione ha investito quattro agenti. Anche se negli ultimi giorni è parsa scemare la tensione tra India e Pakistan, arrivati sull'orlo di un nuovo conflitto per la sovranità sul Kashmir, nelle due porzioni della regione gli incidenti armati continuano.

ARGENTINA - Due morti, più di cento feriti, di cui 4 in gravi condizioni, e centocinquanta arresti. È questo il bilancio della giornata di ieri, la più tesa vissuta in Argentina dall’uscita di scena del presidente Fernando de la Rúa, nel dicembre scorso. Gli incidenti più gravi sono avvenuti nella zona del ponte di Pueyrredón, ad Avellaneda (periferia di Buenos Aires), dove una folla di ‘piqueteros’ (disoccupati) si è scontrata duramente con le forze dell’ordine. Due giovani sono rimasti uccisi e diversi feriti. I dimostranti, scesi in piazza per protestare contro la mancanza di lavoro e di cibo, hanno tentato di bloccare il ponte, armati di pietre, bastoni e molotov. Gli agenti hanno risposto con gas lacrimogeni e proiettili di gomma ma, hanno denunciato i manifestanti, anche con colpi di arma da fuoco. Le notizie ultime parlano di persecuzioni nei confronti dei piqueteros che tornano a casa da parte di polizia e parapolizia mentre oggi è stato convocato un Paro Nacional, uno sciopero nazionale, e una manifestazione a Plaza de Mayo indetta dai movimenti dei piqueteros, come ci ha raccontato la piquetera del MTD raggiunta telefonicamente alle 11.00 nel corso del gr flash. Per riascoltare le sue parole potete già andare sul sito della radio: www.ondarossa.info.

GUATEMALA - Piuttosto a sorpresa, la leader delle ex Pac (Pattuglie di autodifesa civile) Rosenda Pérez, e altri tre ex ‘paras’ sono stati denunciati per aver paralizzato la scorsa settimana il dipartimento del Petén. I quattro dovranno presentarsi di fronte ai magistrati per rispondere della chiusura dell’aeroporto internazionale di Santa Elena, dell’occupazione degli impianti dell’impresa petrolifera Perenco, e del blocco delle strade per Tikali, Cobán e Rio Dulce. Tra le accuse anche quella di avere limitato la libertà di diversi turisti, costretti a restare confinati per tre giorni negli alberghi del parco nazionale di Tikali, e di avere inflitto danni al servizio di trasporti che collega la regione con Città del Guatemala. Di fatto, migliaia di ex paramilitari hanno agito, armi in pugno, praticamente indisturbati, senza alcun intervento delle forze dell’ordine. La mobilitazione, indetta per sollecitare al governo un indennizzo di 2.500 dollari per ogni ex combattente per il “servizio prestato alla patria” durante la guerra civile o meglio dire terrorismo di stato, si è conclusa con una sorta di tregua raggiunta dopo un incontro tra il presidente Alfonso Portillo e la Pérez. Proprio dopo le proteste del Petén, l’esecutivo ha deciso di realizzare un censimento nazionale degli ex paramilitari delle Pac. Secondo dati forniti dall’esercito, gli ex ‘paras’ sarebbero in totale circa 275mila ma fonti indipendenti sostengono che supererebbero addirittura il milione. Le Pac, ufficialmente smantellate a seguito degli accordi di pace del 1996, sono accusate di aver perpetrato innumerevoli crimini contro i civili durante la guerra civile.

URUGUAY - Giornata nera per l’economia uruguayana. Il Paese ha raggiunto oggi il tasso di rischio più elevato della sua storia, pari a 1.345 punti, il 2,4 in più rispetto a ieri. Il tasso di rischio (altrimenti definito “rischio Paese”) indica il grado di affidabilità di una economia e la sua capacità di fare fronte agli impegni assunti, ossia di pagare il debito estero contratto. Quando supera una certa soglia, significa che praticamente più nessuno è disposto a fare prestiti a quel determinato Paese, se non a tassi di interesse esorbitanti. Nel primo quadrimestre dell’anno, l’Uruguay era riuscito a limitare le ripercussioni della crisi economica argentina ma da aprile la situazione è gradualmente peggiorata. A gennaio il tasso di rischio del piccolo Paese sudamericano era di appena 200 punti.

DALL'ITALIA Due cortei, uno partito dal ponente e l'altro da levante, stanno attraversando il centro di Genova in occasione dello sciopero regionale proclamato dalla Cgil contro la riforma dell'articolo 18. I cortei si uniranno in piazza De Ferrari. Manifestazioni analoghe sono in corso in tutte le province della Liguria: a Savona, alla Spezia, nel Tigullio il corteo si muove da Riva Trigoso a Sestri Levante; ad Imperia la manifestazione, sarà conclusa da un concerto di musica africana. E per lo sciopero regionale indetto dalla Cgil, a Torino circa 4.000 lavoratori si sono riuniti sotto l'Unione Industriale per protestare contro la riforma dell’art. 18 e contro le proposte del governo Berlusconi in tema di sanità, pensioni e scuola. Tra i manifestanti anche bandiere della Cisl e della Uil, a evidenziare qualche dissenso nei confronti della politica sindacale nazionale delle altre due confederazioni. Le prime stime sindacali sull’adesione parlano di 65 per cento all’Iveco, tra l’80 e il 90 per cento all’Alenia, 95 per cento alla Teksid di Borgaretto e tra il 60 e il 70 per cento alla Fiat, dove 7.000 lavoratori sono in cassa integrazione.

Aggiornamento ore 17.00

Palestina

Israeliani e palestinesi stanno negoziando la resa dei quindici palestinesi asserragliati nella sede del governatorato. Si tratta di palestinesi ricercati dai servizi di sicurezza israeliani, tra i quali ci sarebbe anche uno dei leader delle milizie islamiche libanesi di Hezbollah. Gia da stamattina, per il terzo giorno consecutivo, le truppe con la Stella di Davide hanno circondato l'edificio, e hanno aperto il fuoco sia i carri armati sia gli elicotteri d'assalto giunti in appoggio. Un portavoce dell'Esercito israeliano, tenete colonnello David Blumenfeld, ha riferito che da martedi', quando i tank sono entrati nella popolosa citta' del sud della Cisgiordania, nell'abitato e nel distretto circostante sono gia' stati tratti in arresto una quarantina di palestinesi,

L'esercito israeliano e' oggi operativo, oltre che a Hebron, a Jenin, Ramallah, Nablus, Qalqilyah e Betlemme. Le citta' di Tul Karem e Gerico sono state circondate ma le truppe israeliane sono rimaste fuori delle mura.

Intanto la dirigenza palestinese ha inviato un appello ai leader del G8 riuniti in Canada, in cui si chiede di fermare l'offensiva israeliana nei territori palestinesi, utilizzando tutti i mezzi in loro possesso. Nell'appello si chiede ai leader del G8 di prendere in considerazione anche la possibilita' di inviare nella regione una forza internazionale di pace per proteggere i palestinesi in vista delle prossime elezioni.

Argentina

Uno sciopero generale è previsto per oggi, in tutto il paese, indetto dal maggiore sindacato di sinistra, la Cta (Central Trabajadores Argentina), con il sostegno del Partido Obrero e di alcuni movimenti in difesa dei diritti dei ‘piqueteros’, i disoccupati. La manifestazione, che ufficialmente inizierà alle 4 del pomeriggio con una marcia dal Congresso a Plaza de Mayo, è stata proclamata in nottata per protesta contro gli incidenti avvenuti ieri nello scontro tra i ‘piqueteros’ e le forze dell’ordine e che, secondo fonti ufficiali, hanno causato 2 morti, 90 feriti (4 gravi) e 173 arresti. Un alto esponente del governo ha affermato che si tratterebbe dell’inizio di un’escalation di violenza organizzata. I dimostranti, che ieri erano scesi in piazza per protestare contro la mancanza di lavoro e di cibo, avevano tentato di bloccare il ponte di Pueyrredón, ad Avellaneda, nella periferia della capitale, armati di pietre, bastoni e molotov. Gli agenti hanno risposto con gas lacrimogeni e proiettili rivestiti di gomma ma, stando alle dichiarazioni di alcuni rappresentanti dell’opposizione, sarebbero anche ricorsi a colpi d’arma da fuoco. Mentre, alle prime ore del mattino, è già in corso la mobilitazione per lo sciopero, il presidente Eduardo Duhalde ha aperto una riunione straordinaria di gabinetto per analizzare le cause degli incidenti di ieri e le possibili ripercussioni sulla stabilità sociale del paese. Si prevede la presenza di oltre 2mila poliziotti nelle strade della capitale e l’attivazione di numerosi dispositivi di sicurezza. Gli episodi di ieri rappresentano la prima grave forma di protesta violenta dopo le forti agitazioni del dicembre scorso che, con 29 morti in scontri di piazza, portarono al tracollo del governo di Fernando de La Rua, sullo sfondo della più complessa crisi economica e politica nella storia del paese. (LS)

Argentina, resoconto della giornata di ieri dal quotidiano pagina 12 I due morti arrivarono all'ospedale Fiorito senza documenti con evidenti ferite di pallottole. Uno con un proiettile nella schiena, all'altezza del gluteo. "Un ragazzo molto giovane, di meno di 25 anni", cosi lo ha descritto la dottoressa che lo ha accolto all'accettazione. L'altro con un foro nel petto. Non c'e' stato nulla da fare poiche' erano arrivati gia morti. I famigliari hanno riconosciuto i corpi molte ore piu' tardi: Darío Santillán, di 21 anni, e Maximiliano Costeki, di 25 anni. Entrambi partecipavano alla "Coordinadora de Trabajadores Desocupados Aníbal Verón". Per quello che si sa fino ad ora, sono stati uccisi mentre scappavano dalla polizia, uno dei due si era fermato ad aiutare l'altro ferito. Tutto questo accadeva diverso tempo dopo che era cominciata l'operazione di repressione che la polizia di Buenos Aires aveva fatto partire sotto il ponte Pueyrredón e che era continuata per diverse ore , con le modalità di una caccia all'uomo, per le strade di Avellaneda. La repressione ha avuto inizio senza preavviso, con un incidente la cui origine somiglia ad un errore o ad una atto di stupidità. Come era previsto piqueteros di quattro organizzazioni (la Coordinadora Aníbal Verón, el Movimiento de Jubilados y Desocupados de Raúl Castells, el Bloque Nacional y Barrios de Pie) si erano concentrati alle 11 della mattina nel punto di accesso che collega Avellaneda con la capitale. La giornata di protesta di ieri prevedeva il blocco di cinque punti, e il blocco di Avellaneda era a carico della la "Coordinadora Aníbal Verón".

I suoi militanti si erano riuniti per andare in corteo di fronte alla stazione dei treni di Avellaneda. Alle 11.30 avevano formato una colonna di 200 metri di ampiezza sulla avenida Hipólito Yrigoyen, tre traverse prima del ponte. Un secondo gruppo di manifestanti, capeggiato dalla moglie di Raúl Castells, Nina Peloso, li aspettava di fronte al Bingo Avellaneda. C'era sole, e le donne erano occupate a prendere dalle borse il cibo per pranzare. Nella strada non c'erano bambini. La gente li aveva lasciati a casa perche' esisteva la paura per una eventuale repressione, anche se nessuno pensava che potesse arrivare nella maniera brutale in cui poi si è manifestata. "Spero che prima di picchiarci ci avvisino" aveva detto Nina Peloso a Pagina12 tra il preoccupato e lo scherzoso, mentre aspettava l'arrivo degli altri manifestanti. Neanche Dario Santillan, il piu' giovane dei due morti, immaginava quello che sarebbe successo. Pagina12 lo aveva incrociato nello stesso vicolo dove le piqueteros cominciavano il proprio pranzo. Santillan aveva accompagnato il giornale poco tempo prima a fare una intervista nel quartiere La Fe, dove la MTD di Lanus ha una fabbrica di mattoni cotti con i quali gli abitanti del quartiere vorrebbero rimpiazzare le loro case di lamiera. L'incontro era stao come una chiacchierata informale, Dario sembrava tranquillo. Ieri notte i suoi compagni raccontavano che lo videro per la ultima volta nella stazione Avellaneda, quando decise di rimanere per aiutare un ferito. Un terzo gruppo di manifestanti si era riunito in piazza Alsina , a diversi isolati di distanza. 15 minuti prima di mezzogiorno, le due colonne più lontane dal ponte cominciarono a marciare per confluire sul ponte stesso. Un elicottero sorvolava l'area mentre in basso si appostavano gli effettivi di polizia e di prefettura. L'imprevisto avvenne non appena la gente arrivò al luogo del blocco. Con il gruppo di manifestanti della coordinadora Veron davanti (esattamente sotto la volta del ponte), e altri dietro (quelli della piazza Alsina che avevano camminato per avenida Mitre) la infanteria tese un cordone di polizia nel mezzo. Questa linea di gente in uniforme rimase ferma, attraversando la strada, fino a che non si trovò le due colonne a 10 centimetri di distanza. È quello che hanno mostrato anche le immagini di alcuni canali televisivi, nonostante la limitatezza dello schermo. Quando polizia e piquetereos stavano l'uno in fronte all'altro, cominciarono gli spintonamenti, gli infrontamenti.

A partire da qui, la repressione si estese in un crescendo che somigliava tantissimo ad una battuta di caccia. Norma Gimenez correva verso dietro, cercando di tornare per avenida Mitre verso piazza Alsima. Ricorda che aveva passato il primo incrocio quando senti' gli spari nella schiena: quattro pallottole di gomma che attraversarono i diversi strati di vestiario prima di ferirle la pelle. A suo nipote Leonardo Torales andò peggio, una pallottola gli attraversò il polmone e dovette essere operato di urgenza. Norma dice che vide cecchini sopra il ponte pedonale posto alla entrata del ponte Puyerredon. "Correvamo per la strada, gridando di non spararci, e abbiamo visto cadere un altro ragazzo all'angolo della via" ha raccontato dall'ospedale Fiorito. Altri correvano per per Avenida Hipólito Yrigoyen cercando di arrivare alla stazione di avellaneda. L'intenzione era che i piqueteros più anziani riuscissero a salire su un treno per uscire dalla zona. La polizia lanciò gas lacrimogeni dentro la stazione.. Lì morì almeno uno dei manifestanti, probabilmente Dario Santillan. La deputata porteña Vilma Ripoll parlò più tardi con un testimone che, sembra, aiutò sul posto. "Incontrò un ragazzo trascinato nel posto, sanguinante, che la polizia cercava di sollevare per portarlo con sé come prigioniero.. L'uomo vide che il ragazzo stava morendo e chiese loro di smetterla, perché lo stavano trascinando come fosse un sacco di patate." Così ha raccontato ieri. "Il ragazzo aveva un buco nella zona lombare e sanguinava. Quando l'uomo continuò ad insistere che il ragazzo stava molto male, lo misero su una macchina e lo portarono all'ospedale". Circa ottocento manifestanti provarono a restare sopra Avenida Yrigoyen, ma la quantità di lacrimogeni nell'aria era tale che era impossibile rimanere sul posto senza stare male.

Alcuni staccavano cartelloni pubblicitari e cercavano di costruire barricate per poter conquistare la strada, ma i gas non permettevano di restare. Cento metri prima di arrivare alla stazione restava lo scheletro di un autobus incendiato. Secondo quanto afferma la polizia, era stato incendiato dai piqueteros Nella strada c'erano saracinesche abbassate e gente che guardava dagli spiragli, con paura di tutto: della polizia e dei manifestanti. Dove il traffico non era bloccato, i feriti cercavano di raggiungere l'ospedale o almeno di allontanarsi dalla zona. Passò un gruppo di cinque persone con una donna svenuta sulle braccia . Gli automobilisti proseguivano ignorando le richieste di aiuto. Passò un uomo con una gamba ferita, che si appoggiava per camminare su un altro uomo. I due cercarono di salvarsi entrando nella stazione di Gerli, ma una volta dentro la polizia sparò ancora gas, e non restò loro che tornare ad uscire. I curiosi che si erano affacciati per vedere chiusero porte e finestre al loro passaggio. Se hanno avuto fortuna, avranno trovato un mezzo per allontanarsi. La colonna centrale fuggì retrocedendo, cercando di disperdersi nelle strade adiacenti, ricevendo però nuove cariche dalle pattuglie che arrivavano dai paraggi. Una volta dispersa in gruppi minori, la gente era praticamente prigioniera. Più di 50 persone furono incastrate, in Calle Mariano Acosta al 1300, e portate al commissariato 1ra de Avellaneda. Secondo i dirigenti dei piqueteros ieri a mezzanotte ancora non erano rientrati nelle loro case circa trenta persone. La serata terminò con 160 arrestati, 90 feriti e due morti. La polizia non ha dichiarato feriti da arma da fuoco. Solo il capo operativo, il commissario Alfredo Franchiotti, ha dichiarato che c'era una persona colpita da proiettili. Il commissario aveva un livido al collo ed un occhio nero, prodotto dalla rabbia dei familiari che lo hanno picchiato nell'ospedale Finocchietto, quando il commissario tentò di avvicinarsi ai media per ostentare le proprie ferite. Il commissario, colpito e tutto, si diede il gusto di diffondere la sua versione dell'accaduto: "abbiamo agito perché questa gente era disposta a combattere" disse alle telecamere."Nos dimos cuenta por sus cánticos

Napoli

Si ritroveranno questa sera alle 17, davanti alla prefettura di Napoli in piazza del Plebiscito, con cartelli, striscioni e tamburi per dire no alla legge Bossi-Fini sull'immigrazione. La manifestazione, prevede la partecipazione di migliaia di immigrati che lavorano da anni sul territorio della provincia di Napoli. L'iniziativa e' stata presentata questa mattina nel corso di una conferenza stampa, presso il salone Pisacane della Stazione Marittima.

Carcere

Le riforme per l'universo penitenziario? Sono state fatte, ma restano disapplicate. A denunciarlo e' l'ultimo rapporto dell'associazione Antigone, che intanto avverte che, se le condizioni dietro le sbarre restano immutate, il numero dei detenuti continua a salire. E' arrivato, si legge nell'anticipazione pubblicata da Italia Oggi, a livelli che non si toccavano dalla seconda guerra mondiale: 55 mila a giugno 2001, quasi 58 mila oggi. Del totale della popolazione carceraria, inoltre, meta' e' in attesa di sentenza definitiva, 12 mila del primo grado di giudizio. E se il regolamento di esecuzione penitenziario resta al palo, lo stesso vale per le norme per le detenute mamme, finora rimaste lettera morta. Come e' rimasta lettera morta la riforma sanitaria. Insomma, la situazione dallo scorso anno, non e' affatto migliorata. E le previsioni sono tutt'altro che rosee. Soprattutto sul fronte detenuti immigrati e minori, destinati ad aumentare l'affollamento per effetto delle ultime novita' legislative. Quanto alle condizioni di vita all'interno degli istituti, il rapporto avverte che restano fortemente distanti dagli standard fissati. E che i circuiti differenziati di trattamento e il potenziamento dello spazio per le attivita' di rieducazione e reinserimento sono solo una chimera. Il carcere, sottolinea l'associazione, sta diventando sempre piu' un ricettacolo di emarginati, che difficilmente potranno sperare, una volta tornati in liberta', in un sano reinserimento nella societa'.

Immigrazione

La costituzione di un' Authority di controllo sull' immigrazione che abbia sede nella citta' di Trani e' stata proposta da Maurizio de Tilla, presidente della cassa forense e della commissione del Mediterraneo della Federazione degli ordini forensi d' Europa (Fbe). Scopo dell' autorita' - ha detto De Tilla - sara' di verificare l' applicazione delle regole sui fenomeni dell' immigrazione e richiamare gli Stati che si discostano dall' osservazione di queste regole. La proposta di costituire l' Authority e' stata lanciata nel corso della conferenza stampa di presentazione delle dodicesime assise del Mediterraneo che si svolgeranno a Trani da domani fino a sabato prossimo sotto l' egida della Federazione degli ordini forensi d' Europa, che ha sede a Barcellona. Le assise avranno portata internazionale e prevedono la partecipazione di docenti universitari, avvocati ed esperti di Italia, Francia, Spagna, Tunisia, Marocco, Croazia, Slovenia, Algeria, Libano, Egitto, Turchia, Albania e Gran Bretagna. Le assise e' incentrata sul tema: I fenomeni migratori nelle societa' del Mediterraneo e dei Paesi Balcanici. Scopo dell' incontro - e' stato detto nel corso della conferenza stampa - e' il punto della situazione e formulare interrogativi e prospettive in un confronto che potra' essere spunto per decisioni politiche e legislative tali da garantire il rispetto della dignita' umana. De Tilla ha poi polemizzato sulla proposta di prendere le impronte digitali agli immigrati: Cio' - ha detto - contrasta con i principi di pari dignita' tra cittadini italiani ed extracomunitari. Dagli interventi dei partecipanti alla conferenza stampa e' emerso in sostanza che finche' non si risolveranno i problemi dei Paesi di provenienza degli immigrati, non si risolvera' mai il problema dell' immigrazione clandestina verso un nostro Paese. All'incontro con i giornalisti hanno partecipato, oltre a De Tilla, il presidente dell' Ordine forense di Trani, Domenico Insanguine, e il sindaco di Trani, Carlo Avantario. (ANSA). KLP/BR

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